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Mattarella grazia il 63enne trentino che coltivava marijuana: da quando è presidente ne ha concesse solo una decina

Il fatto rappresenta davvero un evento eccezionale. I dati ufficiali del quirinale certificano solo 5 grazie concesse dall'attuale presidente ma sono fermi al 31 gennaio 2017 (noi ne abbiamo contate altre tre). Numeri, comunque, ridottissimi se si pensa alle 15.000 grazie di Einaudi alle 6.000 di Pertini, alle 1395 di Cossiga

Di Luca Pianesi - 13 marzo 2018 - 19:03

TRENTO. Quella della grazia concessa al  63enne di  Trento che aveva in casa due piante di marijuana che coltivava per uso personale, per lenire i dolori atroci della sua malattia è una cosa che ha dello straordinario. Una notizia potentissima se si pensa che Mattarella nei tre anni da presidente della Repubblica ne ha concesse solo una decina. I numeri parlano chiaro anche se purtroppo quelli ufficiali del Quirinale si fermano al 31 gennaio 2017 e certificano 5 grazie concesse. Facendo un po' di ricerca ne abbiamo trovate altre 3. Dunque quella di Trento dovrebbe essere la nona. In ogni caso parliamo di cifre bassissime e ciò dimostra l'attenzione e il rispetto che ha avuto il presidente della Repubblica per questa vicenda trentina.

 

Una vicenda che come il Dolomiti avevamo seguito sin dal primo giorno credendo fermamente nella bontà della posizione da sempre espressa dal 63enne assistito dall'avvocato Fabio Valcanover. L'uomo, sieropositivo all'Hiv, affetto da diabete mellito, insulino-dipendente e con epatite cronica da Hcv, intollerante all'uso di prodotti farmaceutici ordinari per lenire il dolore non riusciva nemmeno a sopportare i medicinali a base di oppiacei che i medici erano costretti a prescrivergli. Troppi gli effetti collaterali e solo la marijuana, usata a scopo terapeutico, riusciva a lenire, almeno in parte, il dolore. 

 

Nessuna prova di spaccio, nessun coinvolgimento di terzi: coltivava le sue piantine e fumava la marijuana non per 'sballarsi', non per passare la serata con gli amici e ridere un po'. Fumava per poter tirare il fiato, per poter dormire qualche ora senza dover soffrire, per rilassare i muscoli doloranti, per distendere i nervi infuocati dal dolore. In primo grado era stato assolto: "Gli effetti dell'assunzione avevano natura e finalità terapeutica e non stupefacente in senso proprio", aveva detto il giudice. Ma l'appello ribaltò la sentenza: "Colpevole". Poi la Cassazione, a cui si era rivolto per avere giustizia, ha messo la parola fine, rigettando il ricorso e confermando, di fatto, la sentenza di secondo grado. 

 

Tutto sembrava perso per il 63enne trenino, e invece è accaduto un fatto che ha davvero dello straordinario, come abbiamo detto. Valcanover ha fatto ricorso al Presidente della Repubblica e Mattarella ha concesso la grazia. Un comportamento straordinario se si pensa alla decina di grazie concesse in tre anni e le si confronta con le 7.498 concesse dal presidente Leone, le 15.578 di Einaudi, le oltre 6.000 di Pertini. Poi da Cossiga (ne ha concesse 1.395) in poi si sono gradualmente ridotte: Scalfaro ne ha concesse 339, Ciampi 114, Napolitano 23, Mattarella 5 (al 31 gennaio 2017, riportiamo i dati ufficiali). 

 

"E' stata concessa la grazia della pena di mesi 5 e giorni 10 di reclusione e della multa di euro 800, inflittagli con sentenza della Corte di Appello di Trento" si legge nel testo scritto in corsivo dal presidente a Valcanover e il suo assistito e così finisce una storia che aveva dell'incredibile, che condannava un uomo solo perché cercava di curare il suo dolore quando ancora non si poteva accedere alla cannabis terapeutica. 

 

 

 

LE GRAZIE CONCESSE DAI PRESIDENTI DELLA REPUBBLICA (FONTE QUIRINALE.IT AL 31 gennaio 2017)

 

Einaudi (dal 12 maggio 1948), n. 15.578

Gronchi (dall’11 maggio 1955), n. 7.423

Segni/Merzagora (dall’11 maggio 1962, Presidente Segni; dal 10 agosto 1964 al 6 dicembre 1964, Presidente supplente Merzagora), n. 926

Saragat (dal 29 dicembre 1964), n. 2.925

Leone (dal 29 dicembre 1971), n. 7.498 (7.373 per reati comuni e 125 per reati militari)

Pertini (dal 9 luglio 1978), n. 6.095 (2.805 per reati comuni e 3.290 per reati militari)

Cossiga (dal 3 luglio 1985), n. 1.395 (1.240 per reati comuni e 155 per reati militari)

Scàlfaro (dal 28 maggio 1992), n. 339 (302 per reati comuni e 37 per reati militari)

Ciampi (dal 18 maggio 1999), n. 114 (71 per reati comuni e 43 per reati militari)

Napolitano I (dal 15 maggio 2006), n. 23 (22 per reati comuni e 1 per reato militare).2

Mattarella (dal 3 febbraio 2015), n. 5 (per reati comuni).

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