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Pd, i giovani democratici pedalano, gli "adulti" arrancano, per la Ciclopolitana servono più idee e volontà che soldi

Mentre i "democratici adulti" si affannano a cercare la s/quadra elettorale in scarsità di ossigeno i "giovani democratici" sembrano voler pedalare verso mète più concrete. A Piedicastello hanno promosso un incontro confronto sulla città a due ruote partecipato e stimolante. Bolzano è avanti ma Trento non è poi così indietro quanto a piste. Ma in Alto Adige si è investito per tempo anche in cultura della sostenibilità. Ecco come si può e si deve migliorare l'offerta del capoluogo trentino

Di Carmine Ragozzino - 15 giugno 2018 - 23:07

TRENTO. I democratici “adulti” - (nel senso del Pd che siede al tavolo del centrosinistra provinciale) – arrancano sulla salita che deve portare al traguardo della candidatura per la presidenza della Provincia senza farci capire cosa potrà e dovrà fare un eventuale presidente. Si muovono affannati e stralunati in compagnia di reduci, fantasmi elettorali e saltafosso di professione che fondano e disfano partiti un giorno sì e un altro anche. I “democratici adulti” non sembrano avere né idee né nomi da contrapporre ad un Rossi che vincerà l’investitura “a perdere” di una pseudo coalizione giurassica.

 

I democratici giovani - (nel senso del Pd under 30, per lo più universitario, che miracolosamente dà confortanti segni di vita ma che nessuno tra gli “adulti” pare filarsi) – pedalano. E pare lo facciano con maggiore scioltezza. Non si sa dove arriveranno. Si può tuttavia intuire che una mèta ce l’abbiano. E’ la mèta della concretezza: provare a stare “dentro” i problemi, provare a stare lontani dal trito battagliare degli organigrammi. Di questi tempi non è poco. E di questi tempi disgraziatamente vuoti di contenuto una cinquantina di persone che si ritrovano una sera a parlare di città ciclabile risvegliano sorprendentemente un minimo di ottimismo.

 

E’ successo qualche giorno fa a Piedicastello, nell’incontro che i “Giovani democratici” guidati da Piarfrancesco Mattiolo hanno dedicato all’ipotesi di realizzare anche a Trento una di quelle “ciclopolitane” che dovrebbero cambiare e dare alla mobilità un po’ di salute in più. Per discuterne hanno invitato Maria Chiara Pasquali, (ex assessore all’urbanistica di Bolzano), Guglielmo Duman (presidente trentino della Fiab, federazione nazionale degli amici della bici), Massimo Pegoretti dell’attivo e per molti versi lungimirante Gruppo Trento in Bici e Italo Gilmozzi, assessore comunale ai pubblici lavori nonché fu segretario, (dimessosi), di un Pd che dopo le batoste d’urna e la plastica dimostrazione che l’anonimato umano e progettuale prima o poi paga dazio dovrebbe ribattezzarsi “Per Disperazione”. E’ stato un confronto stimolante perché a volte anche la frustrazione può dare stimoli.

Nel confronto tra Trento e Bolzano, infatti, di motivi di frustrazione ne sono emersi a iosa. La Pasquali – sindaco mancato per miserie interne al partito di lassù – ha governato per due lustri l’urbanistica mettendo una visione culturale piuttosto coraggiosa al servizio di concrete scelte tecniche. Il risultato – un risultato al quale il suo successore Svp nella giunta Caramaschi non potrà comunque sottrarsi poiché il master-plan della Pasquali è vangelo – è una rete ciclabile che porta oggi quasi il 30 per cento della popolazione a spostarsi in bici. Una rete segnata da dorsali che vanno dalla periferia al centro e viceversa, che coinvolge anche l’area produttiva, che contempla ampie zone in cui le auto devono andare a 30 all’ora, che chiude a tempo le strade davanti alle scuole, che offre bici-sharing, (l’affitto) e bici-park (i parcheggi, anche coperti per le due ruote), eccetera.

 

E, ancora, una rete ciclabile caratterizzata da una segnaletica chiara ed invitante. E ancora una promozione continua della salute a pedali con piccole e grandi manifestazioni. Per farla breve – e per farla diversa da Trento – un lavoro che mira a rendere la bicicletta un mezzo di trasporto “appetibile”. Un lavoro nel quale la sostenibilità ambientale è una filosofia guida per le scelte di mobilità e di vivibilità.

 

Il confronto Trento-Bolzano (ma anche quello accennato tra Trento e posti che come Pesaro o Ferrara sono riferimenti nazionali per la ciclabilità cittadina) non deve tuttavia trarre in inganno. Non è un confronto impietoso.

 

Per chilometri ciclabili Trento non è gregaria rispetto alle città “campione”. Nemmeno rispetto ad una Bolzano che non è certo nordica solo per la possibilità di muoversi senza schiacciare l’acceleratore e sputare più smog di quello che è ineliminabile. Il fatto è che i chilometri ciclabili di Trento non hanno ratio, sono una potenzialità importante ma non ancora sfruttata per come si dovrebbe. Sono spesso demotivanti piuttosto che invitanti per come e per quanto sono spezzettati, spesso tenuti  male, frequentemente anonimi.

 

Tanti chilometri insomma – anzi con gli ultimi investimenti e con gli ultimi interventi sempre di più – ma senza un’idea complessiva, senza una “visione” chiara e comprensibile di utilizzo e di sviluppo, senza quel che è indispensabile a fare della ciclabilità di una città un’opzione prioritaria. Lo ha spiegato con lucidità appassionata e competente Massimo Pegoretti. E’ il referente di un sodalizio – il Trento in Bici – che collabora non poco con l’amministrazione e che a detta di Michele Brugnara, (consigliere comunale Pd), con la sua caparbietà ha fatto breccia tra forze politiche diverse portandole ad una rara unanimità sul motto “fare di più” a Trento.

 

Pegoretti sarà anche un po’ sfrontato a due ruote quando s’immagina una città pedalabile anche verso la collina oltre che nel fondovalle. Ma i suoi ragionamenti/appelli non fanno una piega quando il salto di qualità di cui Trento abbisogna richiama più alla volontà, alla continuità degli interventi, alla loro creatività. La “ciclopolitana” è un soprattutto grafica, pubblicità progresso, promozione. E’ rendere “facile” e concorrenziale l’uso della bicicletta per tutte le categorie sociali, iniziando dai bambini e dai giovani per convincere chi giovane non è. La ciclopolitana – dice Pegoretti ed è dura dargli torto – è una segnaletica adeguata che indica ogni ciclabile e ogni collegamento. La ciclopolitana è anche chiarezza “sulle ciclabili” – chi pedale, chi cammina – grazie all’uso dei colori, delle separazioni di sicurezza dalle strade a motore. La ciclopolitana è il coraggio di limitare la velocità veicolare in zone sempre più ampie.

 

“Ma non bastano i segnali stradali – insiste Pegoretti – servono dissuasori e gincane che obblighino a rallentare”. La ciclopolitana sono gli “accessori” funzionali ad un uso concorrenziale delle ciclabili: parcheggi coperti per le bici negli snodi intermodali auto-bici, rastrelliere a prova di furto, bici-sharing potenziato rispetto ad un sistema che per Pegoretti a Trento è comunque di avanguardia specie per far apprezzare la bontà defatigante ma comunque salutare della bici elettrica.

La Cicopolitana, insomma, non è una chimera e non richiede geni dell’urbanistica né risorse impossibili per essere realizzata. Se ne dice convinto anche l’assessore Gilmozzi. Lui ha l’aria perennemente “altrove” ma riesce a spiazzare, positivamente, per come tiene i piedi per terra. “Trento – ha detto l’altra sera – sta colmando in pochi un gap quantitativo rispetto alle ciclabili. Ne abbiamo realizzate e ne realizzeremo di nuove, rispondendo alle necessità di collegamento tra zone che da anni aspettavano risposte. La ciclabile tra area Zuffo, via Fontana e il centro. Quella tra Roncafort e Trento. Quella tra Vela e Trento. Quella di Piedicastello e molto altro”. Dalla quantità che risponde ad un piano varato nel 2010 – (Bolzano è partita prima, tanto prima), bisogna passare alla qualità. E per la qualità Gilmozzi fa proprie e della giunta comunale le proposte di Trento In Bici. Ma non si arriverà alla qualità senza costruire cultura.

 

Il realismo di Gilmozzi su questo aspetto non sembra una delle tante fughe cui ci hanno abituati gli amministratori: “Faremo segnaletica, parcheggi per bici, manutenzioni ma quando c’è da decidere se trasformare in ciclabile una strada – prendiamo ad esempio via Tre Novembre – togliendo posti auto alle attività commerciali non si può essere dei caterpillar. Ci vuole intelligenza e credibilità. Mediare. Se possibile mediare al rialzo ma mediare”.

 

Traduzione? Avanti sì, ma con giudizio. Avanti a pedali. Ma sapendo – lascia intuire Gilmozzi nel suo non-comiziare – che non siamo chiamati a correre una cronometro ma a conquistare il giro di una città ecosostenibile tappa dopo tappa.

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