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Pestaggio al Prati, BloccoStudentesco a processo ma i testimoni 'non ricordano'. Nemmeno di inneggiare sui social ai campi di sterminio

Dopo il dibattimento il pubblico ministero chiede di modificare il capo di accusa aggiungendo l'aggravante dei motivi abietti. Canestrini: "E' giusto sottolineare il background politico che ha mosso gli imputati"

Pubblicato il - 20 marzo 2018 - 18:34

TRENTO. "Le ricordo che è sotto giuramento e che è tenuto a dire la verità". E' intervenuto anche il giudice Giuseppe Serao nel botta e risposta tra le parti civili e uno dei testimoni chiamati a riferire a proposito dei fatti avvenuti nel novembre del 2016 davanti al liceo Prati

 

A processo ci sono due militanti del Blocco Studentesco accusati di lesioni aggravate nei confronti di alcuni studenti del Classico che quella mattina si recavano nella loro scuola. "Non ho partecipato alla 'zuffa' - ha dichiarato il testimone della difesa - non direttamente".

 

Ma lo stesso, nel pomeriggio di quel giorno, è corso a farsi refertare dai sanitari affermando di aver ricevuto un pugno in pancia. "Mi riservo di presentare denuncia per falsa testimonianza", ha affermato l'avvocato di parte civile Nicola Canestrini a margine del processo.

 

Ma le scintille, durante il dibattimento, non si sono limitate alle 'dimenticanze' del testimone. Tra l'avvocato Canestrini e la difesa dei militanti di destra nasce un diverbio già all'inizio, quando al banco dei testimoni è chiamata una ragazza, amica degli imputati.

 

La testimone ha affermato che era un loro diritto fare un volantinaggio davanti alla scuola. "In base a cosa sostiene che fosse suo diritto?" Una domanda che ha fatto imbestialire la difesa condotta dall'avvocato Bussinello, che ha interrotto Canestrini. "Non è un talk-show - ha replicato la parte civile - se non le piace la domanda faccia opposizione". 

 

La ragazza e la difesa si sono appellati al diritto sancito dalla Costituzione. "Dalla Costituzione antifascista", ha voluto sottolineare l'avvocato Canestrini. I testimoni della difesa hanno riferito tutti di un'aggressione subita, del fare minaccioso con cui gli studenti del liceo Prati si sarebbero approcciati ai militanti dell'organizzazione di estrema destra. 

 

A questo punto le parti civili, composte sia dall'avvocato Nicola Canestrini che da Francesco Scifo, hanno cercato di approfondire, incalzando i testimoni a ricostruire dettagliatamente i fatti. Si è scoperto che uno degli imputati era presente ma non volantinava. "Aveva le mani in tasca", riferiscono tutti i testimoni.

 

La sua presenza che ruolo aveva? Questo se lo chiede anche la rappresentante dell'accusa. "Era il supervisore", ammette un testimone. "E' il nostro punto di riferimento", ammette un'altra. Con la formazione studentesca di destra non dovrebbe però c'entrare: "Non è uno studente, lavora, ha 27 anni". Un adulto appartenente a CasaPound che accompagna i giovani del Blocco Studentesco per il volantinaggio. 

 

Ma cos'è successo quel giorno? "Un gruppo di una decina di studenti - hanno affermato all'unisono i testimoni - si è avvicinato con fare minaccioso. Qualcuno - ma non sono riusciti a individuare chi - ha afferrato per il collo uno degli imputati".

 

Viene riferita la condotta statuaria e di maschia audacia dell'imputato preso per il collo. "Teneva le mani in tasca, non reagiva". Anche lui le mani in tasca. Qui è intervenuta anche la Pm: "E voi cosa avete fatto?". Hanno continuato a volantinare. "Ma come - ha incalzato - il vostro amico veniva preso a botte e voi non vi siete mossi?". No, niente, indefessi hanno continuato a volantinare: "Il nostro compito era quello, dovevamo distribuire i volantini". 

 

Nicola Canestrini ha voluto evidenziare la natura politica dei fatti, per contestualizzare l'aggressione e per chiedere, come poi ha fatto, di contestare agli accusati l'aggravante dei motivi abietti. Ha chiesto a un testimone, dello stesso gruppo degli imputati, se fosse suo il profilo Instagram contenente una foto che lo ritrae con la scritta "Noi vogliamo un altro Buchenwald"

 

Il testimone non ricorda. "Può essere", ma non lo dà per certo. "Non sono mica lì a guardare Instagram ogni momento", afferma. Ma poco prima di entrare, sullo stesso profilo, posta un selfie di lui e un altro testimone scattato nel corridoio del Tribunale. 

 

Un profilo in cui si sprecano i riferimenti al fascismo. Oltre alla foto che inneggia a uno dei più terribili campi di concentramento e sterminio della Germania nazista, si trovano orgogliosi saluti romani e giovani che indossano magliette con scritto 'Fascist Love'. E il nome utente dice già tutto: "ZONA88", e i due numeri nella simbologia neonazista stanno a indicare le due lettere acca, Heil Hitler. Il profilo, per la cronaca, è stato prontamente reso privato.

 

"E' sempre difficile far uscire il background politico all'interno dei processi - ha spiegato poi l'avvocato Canestrini - il giudice non ha ammesso molte domande". Però le continue insistenze della parte civile sulla natura delle idee del gruppo politico che quel giorno era davanti al Prati, un obiettivo l'ha raggiunto

 

La Pm ha condiviso il rilievo di Canestrini e ha modificato il capo di accusa: lesioni con l'aggravante di aver agito per motivi abietti. "Il fascismo è abietto - spiega Canestrini - su questo non c'è dubbio". Il dibattimento si è concluso e la discussione, con la requisitoria dell'accusa e le arringhe della difesa e delle parti civili, si terrà il prossimo 9 luglio, giorno in cui presumibilmente si andrà a sentenza. 

 

 

 

 

 

 

 

 

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