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Claudio Cia a processo per diffamazione, aveva attaccato la dirigente Ferrario. Rossi in aula come testimone

Con lui, per lo stesso capo di imputazione, anche il direttore de La Voce del Trentino Claudio Taverna. Scintille tra le avvocate della difesa e il giudice Serao. Udienza rinviata all'autunno

Di Donatello Baldo - 06 luglio 2018 - 17:34

TRENTO. Querelato dalla dirigente provinciale Livia Ferrario per diffamazione, Claudio Cia ha 'ingaggiato' una difesa molto combattiva che in tribunale, nella prima udienza che si è svolta oggi, ha chiamato sul banco dei testimoni addirittura il presidente Rossi. 

 

Con Cia, a rispondere dello stesso capo di imputazione, anche il direttore de La Voce del Trentino Claudio Taverna che sul suo giornale aveva pubblicato il comunicato stampa 'incriminato'. Cia era difeso dall'avvocata Silva Fronza e Taverna dall'avvocata Angelica Domenichelli.

 

Ma vediamo i fatti. Nel 2006 il consigliere di Agire era intervenuto commentando il commissariamento della Provincia per l'esecuzione della sentenza del Consiglio di Stato che accoglieva la posizione del sindacato Delsa

 

In ballo c'erano le famose graduatorie degli insegnanti della scuola primaria senza la laurea specifica richiesta per poter esercitare il ruolo. Un dibattito che infiammò la politica di quel periodo: alla Provincia veniva chiesto dall'autorità giurisdizionale amministrativa di inserire 'a pettine' nelle graduatorie sia gli insegnanti con laurea specifica che gli altri. Un'ulteriore sentenza chiedeva di ottemperare in 30 giorni.

 

Critico nei confronti dell'operato della Giunta, Cia sottolineava presunte 'mancanze' dell'amministrazione provinciale a suo dire sanzionate anche dai pronunciamenti del Consiglio di Stato.

 

Nel comunicato veniva attaccata pesantemente (per l'accusa 'diffamata') anche la dirigente del Dipartimento della Conoscenza Livia Ferrario, anche se non nominata direttamente (nominata però nel tesato dell'articolo pubblicato da Taverna).

 

Ferrario veniva accusata di aver in qualche modo 'favorito' interessi di parte. Accuse che Livia Ferrario ha respinto: "Ho letto queste dichiarazioni lesive della onorabilità e del mio ruolo - ha spiegato al giudice Serao - perché il mio lavoro è improntato sulla correttezza, sulla trasparenza e sulla legalità". 

 

Per Ferrario, che ha spiegato al giudice il motivo della sua denuncia, "non si può affermare che un funzionario pubblico 'asseconda il politico di turno'". Perché se è vero è un illecito, ma se non è vero il rischio è la diffamazioni, aggravata se poi viene pubblicata su un giornale.

 

Nel corso dell'udienza le avvocate hanno cercato di dimostrare quella 'verità' su cui Cia aveva basato il suo intervento. Se fosse vero oppure no che la Provincia fosse stata commissariata, che per Cia significava allora umiliata a causa dei comportamenti dell'amministrazione.

 

"No", ha spiegato Livia Ferrario, non è stata commissariata. E ha sostenuto che anzi, in seguito il Consiglio di Stato ha riconosciuto la correttezza dell'azione della Provincia di Trento sulla vicenda degli insegnanti della scuola primaria. 

 

Ma "il seguito" non interessava la difesa, che voleva concentrarsi sul momento storico in cui Cia aveva dichiarato quelle parole. In quei giorni la notizia era il commissariamento, poco importa se poi nemmeno era stato eseguito perché, come ha spiegato Ferrario, la Provincia aveva provveduto ad ottemperare alle indicazioni del Consiglio di Stato nei tempi stabiliti.

 

Rossi, chiamato a testimoniare, ha dovuto ricostruire la vicenda. Ma la sua convocazione, voluta dalla difesa, aveva un significato più 'politico': gli è stato chiesto se si ricordasse gli interventi di Claudio Cia in Consiglio provinciale e se una dirigente, nello specifico Livia Ferrario, potesse mai aver agito 'politicamente'. 

 

Davanti al giudice ha testimoniato anche il sindacalista della Delsa Mauro Pericolo che ha ripercorso i fatti dal punto di vista del sindacato che ha sollevato la questione davanti al Tar e al Consiglio di Stato. L'avvocato di parte civile, che patrocinava la dirigente querelante, ha chiesto se fosse candidato per Agire. Ha risposto sì.

 

Tra difesa e giudice Serao ci sono stati momenti di tensione, quando le domande erano eccessivamente incalzanti e quando sotto processo sembrava non tanto Cia o Taverna ma Rossi o Ferrario. Ma come detto sopra, la difesa 'ingaggiata' dal consigliere provinciale è stata molto combattiva

 

L'udienza si è però fermata per aggiornarsi al prossimo autunno quando il dibattimento terminerà e si procederà con la discussione, con la requisitoria del Pm e le arringhe degli avvocati. Toccherà poi al giudice Serao stabilire se le parole di Claudio Cia, diffuse da Claudio Taverna, erano diffamatorie oppure no

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