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| 24 feb 2022 | 05:01

'Ndrangheta in Trentino, a Lona Lases affissa da ignoti una mail ''interna'' della Camera Penale che prende posizione contro QT. Fedrizzi: ''Abbassiamo i toni''

La vicenda prende le mosse da un articolo pubblicato dal mensile QuestoTrentino che ha riguardato principalmente alcuni dei legali difensori degli imputato del processo ''Perfido''. In seguito l'intervento della Camera Penale di Trento con una lettera nella quale si riafferma il principio che "non bisogna mai confondere la figura professionale dell'avvocato con il suo assistito". Il documento è però finito appeso in alcune zone di Lona Lases, epicentro dell'inchiesta 

'Ndrangheta in Trentino, a Lona Lases affissa da ignoti una mail interna'' della Camera Penale che prende posizione contro

TRENTO. Il processo ''Perfido”, il primo per mafia in Trentino, sembra ormai proseguire anche al di fuori dell'aula del tribunale con episodi che rischiano ad oggi di creare un clima per nulla positivo. 

La vicenda è quella che riguarda un articolo pubblicato nel numero di febbraio del mensile QuestoTrentino e una e-mail interna scritta dal presidente della Camera Penale di Trento e indirizzata alle Camere Penali della Calabria.

 
Un testo che, nei giorni scorsi, qualcuno ha stampato e appeso in alcune zone del comune di Lona Lases, territorio epicentro dell'inchiesta Perfido. Parliamo della località da dove provengono gli imputati maggiormente coinvolti nella vicenda e la cui amministrazione comunale, fra l'altro, si è anche costituita come parte civile. 

 

LA VICENDA
Il mensile QuestoTrentino nel numero di febbraio, in occasione dell'inizio del processo Perfido, ha pubblicato un lungo articolo all'interno del quale dopo aver riassunto i punti salienti della vicenda che vede inizialmente 18 imputati, punta la lente d'ingrandimento sugli avvocati calabresi che hanno difeso alcuni imputati trentini approfondendo le loro vicende processuali passate, i casi seguiti e soprattutto i clienti difesi.   

 

Questi cavatori, dalla Val di Cembra, come si sono trovati gli avvocati? Sono andati a prenderseli in Calabria, scegliendo professionisti abituali difensori degli 'ndranghetisti” viene scritto nell'articolo di QuestoTrentino che poi prosegue anche precisando che gli avvocati scelti, sono “tutti difensori dei Serraino e dei loro alleati”.  (ndr. Serraino è la potente cosca calabrese alla quale la locale trentina, secondo le indagini, era affiliata). Così facendo, l'articolo, traccia quindi una sorta di collegamento tra gli imputati e la cosca 'ndranghetista difesa, appunto, per vicende di alcuni componenti dagli stessi avvocati. 


Un collegamento, però, che non è piaciuto per nulla alla Camera Penale di Trento. Il presidente, l'avvocato Filippo Fedrizzi, una volta letto l'articolo ha deciso di scrivere una mail destinata alle  Camere Penali di Palmi, Paola, Reggio Calabria, Rossano e Vibo Valentia per stigmatizzare quanto scritto del giornale e per esprimere la propria solidarietà. “In tale articolo si menzionano singolarmente e nominativamente i soli difensori calabresi degli imputati in termini non soltanto diffamatori per ciascuno di loro, ma, a mio modesto avviso, dell'intera avvocatura calabrese ed italiana” scrive sempre il presidente della Camera Penale di Trento. “Oltre a volgari riferimenti alle vicende personali e familiari di singoli avvocati calabresi, che lasciano desumere una sia pur rozza attività di dossieraggio nei loro confronti, si lascia chiaramente intendere che questi ultimi  sarebbero avvocati al servizio della 'Ndrangheta e che, consequenzialmente, gli imputati che si fanno rappresentare e difendere da avvocati calabresi sarebbero per ciò stesso 'ndranghetisti”. Il presidente Fedrizzi sottolinea inoltre che “la posizione l'avvocato non può mai e per nessuna ragione (men che meno di natura etnica) essere confusa con quella del proprio assistito”.

La mail  si conclude poi con la solidarietà espressa ai colleghi calabresi mettendoli “a conoscenza dell'accaduto” per le eventuali iniziative che dovrebbero ritenere opportuno intraprendere.

 

La mail, definita interna, come già detto è stata inviata ai presidenti delle camere penali calabresi e ai componenti della camera penale di Trento. Nei giorni scorsi, però, la stessa mail è stata stampata da qualcuno e attaccata su una staccionata vicino al lago di Lases in Val di Cembra e in una bacheca del paese. Non si sa chi l'abbia fatto ma l'episodio è stato denunciato dallo stesso settimanale guidato da Ettore Paris segnandolo come “messaggi intimidatori”. 

 

La Camera Penale di Trento
“Non siamo di certo stati noi a stampare e attaccare in giro la lettera. Francamente non sappiamo nemmeno chi possa essere stato, ma il contenuto è una battaglia importante che come Camera Penale portiamo avanti: un avvocato non può essere mai identificato con il proprio assistito”. Usa queste parole il presidente della Camera Penale di Trento, Filippo Fedrizzi contattato da ilDolomiti in merito alla vicenda. 

La e-mail è stata inviata alla Giunta della Camera Penale di Trento, al presidente del Consiglio delle Camere Penali e agli stessi organi della Calabria.  “E' una lettera che non entra assolutamente nel merito del processo – ha spiegato Fedrizzi – ma attraverso la quale vogliamo ribadire un principio fondamentale dell'avvocatura penalistica, non bisogna mai confondere la figura professionale dell'avvocato con il suo assistito. E' molto grave e sbagliato farlo, soprattutto facendo riferimento a casi precedenti dell'avvocato e magari alla storia di famiglia. Può accadere che dagli attacchi si passa alle minacce e si rischia di passare anche alla violenza. A Roma è stato costituito anche l'Osservatorio sugli avvocati minacciati e ci sono stati casi anche sul nostro territorio”. 

 

Nessuna idea o ipotesi su chi possa aver affisso la lettera sul territorio di Lona Lases. Oggi, spiega come opinione personale l'avvocato Fedrizzi, “dobbiamo abbassare i toni” visto la delicatezza del processo che si sta portando avanti. “Vedere in tutto un atto intimidatorio – continua ancora l'avvocato -  mi sembra esagerato. Se poi qualcuno la voglia strumentalizzare è un altro discorso. Non mi pare che da quella lettera ci siano intimidazioni”.

 

QuestoTrentino
“Chi ha stampato questa lettera? Chi l'ha attaccato a Lona Lases?” sono le domande che vengono poste dal direttore di QuestoTrentino, Ettore Paris. 

“Sta di fatto – spiega a ilDolomiti - che questa lettera è stata usata come strumento di intimidazione. Non solo rispetto alla stampa ma anche rispetto alla popolazione. Sono contento che l'avvocato Fedrizzi dica che bisogna abbassare i toni ma forse dovrebbe avere un attimo la conseguenza delle sue azioni”.

In merito all'articolo pubblicato e alle accuse rivolte all'averlo incentrato sui singoli avvocati, Paris spiega che si tratta semplicemente di “giornalismo” e non dossieraggio. “Il giornalismo è informarsi e dare alle pubblica opinione le informazioni che secondo noi sono pertinenti”. “Il cuore del problema – spiega il direttore di QuestoTrentino - è che questi cavatori da decenni in val di Cembra, accusati di essere una parte della cosca Serraino, dicono che non centrano per nulla ma quando vanno a scegliersi gli avvocati, usano quelli proprio dei Serraino”. 

Con questo, conclude Paris “Nessuna, sia chiaro, colpevolizzazione degli avvocati o di altri. Ma c'è un fatto che riteniamo come giornalisti doveroso da mettere in luce”. 

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