'Ndrangheta in Trentino, l'ex procuratore antimafia Grasso: ''La criminalità pronta a reinvestire il denaro sporco in settori strategici. Il porfido è uno di questi, l'attenzione deve rimanere alta''
Oggi a Trento prosegue il processo "Perfido'' nato da un'indagine che ha portato a galla la presenza della 'Ndrangheta in Trentino. L'ex magistrato Pietro Grasso: '' La presenza della mafia, della 'Ndrangheta e di altre organizzazioni criminali al Nord è stata una cosa che gli investigatori e chi si occupava di criminalità hanno sempre saputo. Ma purtroppo è sempre stata rifiutata''

TRENTO. “Purtroppo è sempre stata rifiutata la presenza della mafia al Nord. E' sempre stata respinta l'idea della sua presenza confondendo quello che è un fenomeno certamente diverso nelle regioni tradizionali di origine rispetto a quello che è la mafia che si sposta in altri territori. Oggi la si deve contrastare negli affari, in tutti, e soprattutto nei rapporti che riesce in modo silenzioso ad intrecciare con le amministrazioni locali”. Usa queste parole Pietro Grasso, ex magistrato e già procuratore nazionale antimafia. Dal 2013 al 2018, dopo essere stato eletto a Palazzo Madama, è stato presidente del Senato.
Le parole di Grasso descrivono quello che è avvenuto in Trentino, quello che l'operazione Perfido ha portato a galla e che è stato confermato anche da una recente sentenza che ha messo nero su bianco l presenza della 'Ndrangheta in Trentino. (QUI L'ARTICOLO)
Oggi in tribunale a Trento si terrà una nuova importante udienza che riguarda il filo principale del processo e che vede 12 imputati. A questi se ne aggiungono altre due che nell'ultima udienza del 21 gennaio erano risultati positivi al Covid e le cui posizioni sono state stralciate.
Il processo è nato dall'operazione Perfido condotta dai Carabinieri del Ros e che ha visto l'impegno anche della Guardia di Finanza con il sequestro di un patrimonio imponente, ha portato a galla la costituzione di una "locale" della 'ndrangheta, basata a Lona Lases e infiltrata nelle attività di estrazione del porfido. Da qui avrebbe poi allacciato i rapporti con il mondo politico e istituzionale trentino. L'indagine è durata oltre due anni e ha fatto luce su un'organizzazione autonoma e operativa in tutto il territorio radicata ormai da anni e legata dal punto di vista organizzativo alla potente cosca Serraino presente a Reggio Calabria e con collegamenti anche fuori dall'Italia. L'indagine è stata condotta in sinergia con la procura di Reggio Calabria.
Presidente Grasso, perché in Nord Italia la presenza della 'Ndrangheta è stata negata per decenni?
La presenza della mafia, della 'Ndrangheta e di altre organizzazioni criminali al nord è stata una cosa che gli investigatori e chi si occupava di criminalità hanno sempre saputo.
Già Buscetta parlava negli anni '50 di una presenza, dando addirittura l'indirizzo a Milano di dove si incontravano i mafiosi per gestire i vari traffici illeciti. Per noi non è stata quindi una novità. Ma purtroppo è sempre stata rifiutata l'idea della sua presenza.
Io ricordo che quando ero procuratore nazionale antimafia c'era il prefetto di Milano che negava la presenza della mafia in Lombardia. E' servito poi un processo per rivelare tutte quelle che erano le infiltrazioni soprattutto negli enti locali. La 'Ndrangheta si presentava con la faccia pulita e faceva affari con gli amministratori locali. Il rischio della presenza della criminalità su un territorio dovrebbe invece far tenere le antenne ben alzate da parte di tutta la comunità. La mafia è come il denaro cattivo che scaccia quello buono. Danneggia le imprese sane perché opera con metodi che sono di coinvolgimento delle persone, di corruzione, di intimidazione a vari livelli. L'uso della violenza è diminuito al minimo essenziale. Per questo la visibilità di questo fenomeno è difficile da cogliere sia da parte dei cittadini ma anche per gli inquirenti.
Uno degli elementi che sono stati riscontrati in Trentino è il legame tra gli affiliati della locale con il mondo dell'imprenditoria e della politica.
Al Sud la 'Ndrangheta opera attraverso l'intimidazione diffusa ambientale. A Nord non è così. Si presenta con la faccia di chi vuole aiutare un imprenditore in difficoltà, che non ha liquidità, inizia a fare dei prestiti che poi diventano prestiti usurai. Poi piano piano conquista la sostanziale proprietà e estromette il proprietario. Questo è un fenomeno descritto più volte ma c'è sempre molta resistenza nel mettere in risalto queste situazioni e nel contempo c'è anche una mancanza di eticità. Spesso se una cosa conviene si accetta senza andare a pensare se è legale oppure no. La legge dell'interesse è superiore alla legalità.
In Trentino è stata portata a galla la presenza di una locale della 'Ndrangheta. Questi organismi sono autonomi rispetto la casa madre? Che legame riescono a creare?
Hanno sempre un legame molto forte con la casa madre. Non c'è questa autonomia, anzi devo dire che alcune indagini hanno permesso di dimostrare che la ricerca di indipendenza dalla casa madre è terminata nel sangue. Questo riguarda soprattutto la 'Ndrangheta perché Cosa Nostra è oggi meno interessata ad espandersi
Fino a qualche anno fa si parlava di Trentino come terra con gli anticorpi per contrastare la mafia e poi ci troviamo con una locale radicata da anni in uno dei settori caratteristici del territorio.
L'infiltrazione avviene in maniera silente. Le istituzioni devono essere molto attente a come arriva si infiltra nel mondo economico. La mafia ha enormi profitti di soldi che provengono dai diversi traffici illeciti come quello della cocaina. Una parte le reinveste in questo campo e una parte, invece, la reinveste nell'economia legale danneggiandola. Lo si vede ad esempio nella grande distribuzione, nel settore del marmo e in quello del porfido che è caratteristico tipico del Trentino e che è stato preso in mano da una locale della 'Ndrangheta.
Abbiamo preso atto che alcuni politici locali hanno utilizzato a proprio vantaggio questa presenza ai fini dello scambio di voto politico mafioso.
Su quali fronti si combatte la 'Ndrangheta?
Oggi principalmente si combatte sul piano degli affari, dei rapporti con gli amministratori locali, contrastando le infiltrazioni negli appalti pubblici e nei traffici generati da qualsiasi attività. Non solo il traffico dei rifiuti o di droga ma anche quello degli animali, delle opere d'arte, tutto quello che può generare profitto.
Il rischio è molto alto oggi con l'arrivo dei fondi del Pnrr.
Sono molti i fondi previsti, io penso che le organizzazioni criminali, come avvenuto in passato, già oggi abbiano creato società con persone assolutamente insospettabili, con il loro pedigree immacolato ma pronte ad entrare nel mondo degli appalti e dei bandi. Per questo a tutti i livelli serve fare attenzione e l'investigazione deve essere approfondita. Se una persona non ha mai guadagnato nulla, mai denunciato un reddito, e poi ad un certo punto me la vedo diventare amministratore delegato di una società quotata in borsa, deve nascere qualche sospetto. A Milano è nato un osservatorio specifico in prospettiva dell'arrivo delle risorse Pnrr. E' diretto dal professore Nando dalla Chiesa. Sarebbe un esempio che dovrebbero seguire anche altri territori.













