Processo 'Perfido', Ministero dell'Interno e della Difesa parti civili. Arriva la prima condanna per associazione mafiosa. Accolto il patteggiamento per Paviglianiti e Arafat
Prime sentenze per "Perfido", l'inchiesta sulle infiltrazioni della 'ndrangheta nel settore del porfido in val di Cembra. Assolto Fabrizio De Santis, il carabiniere di 48 anni di Roma che secondo i Pm aveva ricoperto il ruolo di "braccio operativo" dell'organizzazione criminale. Patteggiamento per Giuseppe Paviglianiti, il legale Nicola Zilio: "Confermato quanto abbiamo sempre sostenuto dall'inizio di questa vicenda ovvero che Paviglianiti non è e non è mai stato membro di una associazione 'Ndranghetista''. Intanto sono state depositate le motivazioni della Corte di Cassazione che aveva annullato l'ordinanza cautelare nei confronti di Schina

TRENTO. E' arrivata in Trentino la prima sentenza di condanna per il reato di associazione mafiosa per 'Perfido', l'inchiesta sull'infiltrazione della 'Ndrangheta nel nostro territorio.
L'udienza di fronte al Gip Enrico Borrelli ha visto quattro imputati Saverio Arfuso, Fabrizio De Santis, Giuseppe Paviglianiti e Mustafà Arafat mentre l'accusa era rappresentata dai Pubblici Ministeri Davide Ognibene, Maria Colpani e Licia Scagliarini.
LA CONDANNA
La condanna più pesante è arrivata per Saverio Arfuso, 49 anni, indicato quale vertice della locale di Cardeto e affiliato alla locale trentina, aveva, secondo quanto riportato dall'accusa, un ruolo apicale negli interessi della 'ndrangheta nei comuni di Albiano e Lona-Lases.
Per lui la condanna arrivata oggi, letta dal giudice Enrico Borrelli, è di 10 anni e 10 mesi di reclusione, già ridotti di un terzo per la scelta del rito abbreviato, oltre al pagamento delle spese processuali e delle spese di mantenimento in carcere, con interdizione perpetua dai pubblici uffici. Inoltre, lo stesso Arfuso, è stato condannato a pagare 50 mila euro per ogni parte civile costituita ed ammessa per un totale di oltre mezzo milione di euro.
L'ASSOLUZIONE
Accanto ad una sentenza di condanna c'è poi l'assoluzione da ogni accusa di Fabrizio De Santis, il carabiniere di 48 anni di Roma che secondo i Pm aveva ricoperto il ruolo di "braccio operativo" dell'organizzazione criminale. Per lui l'accusa aveva chiesto 6 anni e 8 mesi di reclusione. “Siamo soddisfatti che il Gip abbia accolto l'impostazione che era già stata delineata dalla Corte di Cassazione che aveva annullato la prima ordinanza del tribunale del riesame” ha spiegato l'avvocata Maria Concetta Marzo, legale di De Santis.
I DUE PATTEGGIAMENTI
Anche per Giuseppe Paviglianiti, 61 anni, incensurato, originario di Montebello Ionico ma residente a Trento da molti anni, è caduta l'accusa di associazione mafiosa. Paviglianiti ha patteggiato 1 anno e 6 mesi di reclusione, pena sospesa per un reato molto più lieve, consistente nell’aver fornito un qualche tipo di sussidio a membri di una organizzazione criminale, ma senza alcun tipo di partecipazione o di coinvolgimento o di favoreggiamento della stessa. Sussidio che secondo la legge può consistere anche solo nel dare vitto o alloggio a chi fa parte di associazioni criminali.
“E' stata accolta la nostra richiesta, siamo assolutamente soddisfatti” ha spiegato il legale di Paviglianiti, l'avvocato Nicola Zilio. “La completa riqualificazione dell'imputazione e anche la concessione della sospensione condizionale della pena – ha continuato l'avvocato del Foro di Trento - hanno confermato quanto abbiamo sempre sostenuto dall'inizio di questa vicenda ovvero che Giuseppe Paviglianiti non è e non è mai stato membro di una associazione 'Ndranghetista. Come già spiegato, non è certo una ammissione di colpa la scelta di patteggiare, ma solo un compromesso per uscire rapidamente da un processo che come si sta già vedendo, si prospetta ancora lungo e combattuto”.
Il secondo patteggiamento è quello che riguarda invece Mustafà Arafat, macedone, 45 anni, ora in carcere per il pestaggio di un operaio cinese. Il patteggiamento, in questo caso, è stato della pena di 2 anni. “Le sentenze vanno sempre rispettate – ha spiegato l'avvocato Luca Pontalti, legale di Arafat - noi abbiamo ritenuto che il nostro cliente non avesse mai fatto parte di alcuna associazione. Lui non è calabrese, non è italiano, lui è un immigrato proveniente dalla Macedonia, può aver commesso qualche reato satellite ma sicuramente non faceva parte di nessuna associazione. Questo i Pubblici Ministeri lo hanno riconosciuto e quindi hanno derubricato il reato permettendo una definizione del patteggiamento per cui siamo felici”.
PARTI CIVILI
Le parti civili ammesse sono Libera, il Comune di Lona-Lases, la Provincia Autonoma di Trento, la Fillea-Cgil, la Filca-Cisl. Ci sono poi tre operai di origine cinese che lavoravano nel settore del porfido. All’udienza di oggi, tramite l’Avvocatura dello Stato rappresentata dall’avv. Gabriele Finelli, si sono costituite parte civili anche la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero dell'Interno e il Ministero della Difesa. Ad ognuna di esse, come detto, Saverio Arfuso, dovrà risarcire la somma di 50 mila euro per un totale di oltre mezzo milione di euro, con provvisoria esecutività.
LA CORTE DI CASSAZIONE E IL CASO SCHINNA
Accanto alla sentenza di condanna sono però state depositate le motivazioni della Corte di Cassazione che aveva annullato l'ordinanza cautelare nei confronti di Schina, che sembrano andare in senso opposto.
Nel ritenere non indicati nell'ordinanza del tribunale del riesame di Trento elementi sufficienti a dimostrare l'appartenenza di Schina ad un nucleo 'Ndranghetista romano connesso o comunque di derivazione di quello trentino, la Corte sembra indicare anche carenze motivazionali sulla mafiosità dell'associazione trentina.
E' impossibile prevedere in questo momento quali saranno le influenze di questa decisione sul seguito del processo principale a Trento. Ma di certo è una decisione che verrà fortemente cavalcata da tutte le difese e con la quale i pubblici ministeri dovranno confrontarsi.













