'Ndrangheta in Trentino, riconosciuta l'associazione mafiosa. Sentenza della Corte d'Assise: 76 anni totali nei confronti degli 8 imputati
Una condanna di 76 anni totali, la sentenza della Corte d'assise sul processo "Perfido" e la presenza della 'Ndrangheta in Trentino

TRENTO. Una condanna di 76 anni totali nel confronti degli 8 imputati del processo "Perfido" sulla presenza della 'Ndrangheta in Trentino. Questa la sentenza pronunciata dalla Corte d'Assise di Trento.
I giudici hanno riconosciuto il reato di associazione mafiosa e voto di scambio. E' stata invece ridimensionata l'accusa di riduzione in schiavitù degli operai cinesi impiegati nelle cave di porfido in val di Cembra.
La Procura aveva chiesto 88 di carcere, mentre la sentenza ha comminato pene per un totale di 76 anni per gli 8 imputati che hanno scelto il rito abbreviato: 12 anni a Giuseppe Battaglia, ex assessore del Comune di Lona-Lases e imprenditore del porfido, l’accusa è di aver avuto un ruolo apicale nell'organizzazione legata alla cosca Serraino; 9 anni e 4 mesi per la moglie Giovanna Casagranda; 9 anni e 8 mesi per il fratello, Pietro Battaglia. Poi 11 anni e 8 mesi per Mario Giuseppe Nania, 10 anni per Demetrio Costantino, 8 anni e 8 mesi per Antonino Quattrone e Domenico Ambrogio, 6 anni e 8 mesi per Federico Cipolloni, commercialista romano di Domenico Morello (l’imprenditore condannato in primo grado a 10 anni).
L'OPERAZIONE PERFIDO
L'operazione Perfido condotta dai Carabinieri del Ros e che ha visto l'impegno anche della guardia di finanza con il sequestro di un patrimonio imponente, ha portato a galla la costituzione di una "locale" della 'ndrangheta, basata a Lona-Lases e infiltrata nelle attività di estrazione del porfido. Da qui avrebbe poi allacciato i rapporti con il mondo politico e istituzionale trentino (QUI L'ARTICOLO).
L'indagine è durata oltre due anni e tutto era partito da alcuni reati di tipo ambientale. Un po' alla volta si è fatto luce su una organizzazione autonoma e operativa in tutto il territorio radicata ormai da anni e legata dal punto di vista organizzativo alla potente cosca Serraino presente a Reggio Calabria e con collegamenti anche fuori dall'Italia. L'indagine è stata condotta in sinergia con la procura di Reggio Calabria.














