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Trento
26 gennaio | 15:13

“La mafia ha operato e opera ancora in Trentino”, giacca e cravatta così le cosche lavorano. Acquotti: “Perfido non ha risolto il problema, serve tenere alta l'attenzione”

"L'inchiesta Perfido non ha eliminato il problema. È un errore pensarlo. Questa inchiesta ha dimostrato che una cosca mafiosa ha operato e opera  ancora in Trentino" ha spiegato Alessandro Acquotti, presidente dell'Osservatorio Trentino Legalità promotore nei giorni scorsi di un incontro che ha visto l'intervento a Trento dei magistrati Giovanni Musarò e Andrea Rat e l’esperto di criminalità organizzata Elia Minari

“La mafia ha operato e opera ancora in Trentino”, giacca e cravatta così le cosche lavorano

TRENTO. La mafia ha imparato a muoversi in silenzio, usando la giacca e la cravatta, le valigette 24 ore invece delle pistole, tra consigli di amministrazione, appalti pubblici e settori chiave dell’economia locale. In Trentino le inchieste Perfido e Romeo, per quanto oggi quest'ultima in qualche modo ridimensionata, sono campanelli d'allarme che è fondamentale non rimuovere dal dibattito pubblico. A chiederlo è Alessandro Acquotti, presidente dell'Osservatorio Trentino Legalità, la realtà nata nel 2022 dall’esigenza territoriale di promuovere la cultura della legalità e dell'antimafia rendendo i cittadini più consapevoli dei rischi che ci sono e degli strumenti da poter utilizzare. Una realtà che in questi anni ha portato avanti attività di prevenzione, analisi e contrasto della criminalità organizzata.

 

L'inchiesta Perfido – ha spiegato Acquotti a il Dolomiti - non ha eliminato il problema. È un errore pensarlo. Le indagini hanno dimostrato che una cosca mafiosa ha operato e opera in Trentino e continuerà a farlo”.

 

Una mafia “imprenditoriale” che si muove tramite investimenti, relazioni e infiltrazioni istituzionali. Un modello imprenditoriale capace di mimetizzarsi nel tessuto economico più sano, alterando le regole del mercato e soffocando le imprese oneste.

 

Di questo, e di molto altro, si è parlato anche durante l'importante incontro, promosso dall'Osservatorio, che si è tenuto nei giorni scorsi a Palazzo Geremia “La criminalità organizzata in Trentino” con i magistrati Giovanni Musarò e Andrea Rat e l’esperto di criminalità organizzata Elia Minari.

 

Dottor Acquotti, da Perfido a Romeo, seppur quest'ultima inchiesta sia stata molto ridimensionata, in questi anni anche il Trentino è stato al centro di diverse importanti indagini legate alla criminalità e agli affari tra mondo economico e politico. Cosa è successo?
Negli anni 80 e 90 abbiamo assistito alla trasformazione delle mafie presenti in Italia dal modello tradizionale a quello imprenditoriale. Questo è stato molto difficile da comprendere soprattutto per quei territori che non erano mai toccati da questi fenomeni. La mafia oggi si presenta con il volto imprenditoriale, non con la pistola ma con la valigetta 24 ore. Da qui la maggiore difficoltà nel riconoscerla. Ci sono territori dove processi importanti come Aemilia hanno dato la sveglia a tutto il nord con una risonanza maggiore rispetto a Perfido che è stato invece ben più contenuto.
Il pentito Bonaventura, da noi intervistato, ci ha raccontato che già dagli anni '80 venivano inviati, della mafia, venivano mandati nel nord Italia a studiare le zone con un tessuto economico più fertile da poter infiltrare e riciclare proventi illeciti. Ma la mafia nel suo modello imprenditoriale non si limita mai a un investimento perché un po' alla volta prosciuga e distrugge il settore che decide di colpire. L'obiettivo è spolparlo fino all'osso.
Questo è un grosso problema anche per le aziende sane perché si trovano come concorrenti realtà sleali che non rispettano le leggi, non rispettano le normative ambientali e in questo modo hanno grandissime capacità economiche che alterano il meccanismo classico della domanda e dell'offerta del mercato.

 

L'inchiesta Perfido ha portato a galla l'esistenza della 'Ndrangheta in Trentino. Fino ad allora si pensava fosse una zona immune. Era una falsa credenza?
Si è sempre parlato di anticorpi. Purtroppo non esistono contro le infiltrazioni mafiose soprattutto di questo stile di mafia imprenditoriale ed è accertato in tutti i processi. Non esiste un'isola felice perché le mafie riescono a infiltrarsi in qualsiasi territorio. L'unica arma che abbiamo è la consapevolezza.
Più un territorio è florido, economicamente rigoglioso, con un tessuto sociale buono, più è appetibile perché ovviamente è una terra in cui è più facile investire, le realtà produttive sono molte e i controlli sono più complessi. Spesso una parte delle istituzioni non ha la capacità di comprendere chi si ha di fronte. Il mafioso non è quello che siamo abituati a vedere nei film. Spesso non ce ne accorgiamo, o lo capiamo in ritardo. Di sicuro l'inchiesta Perfido non ha eliminato il problema. È un errore pensarlo. Questa inchiesta ha dimostrato che una cosca mafiosa ha operato e opera in Trentino. Si è infiltrata nelle istituzioni. Rispetto agli altri territori il Trentino è ancora più appetibile per la sua autonomia, l'efficienza amministrativa, il benessere. Ma anche perché il potere è più vicino al cittadino e quindi spesso più facilmente infiltrabile. Questo bisogna sempre tenerlo a mente.

 

Lei crede che a seguito delle indagini sulla criminalità che ci sono state in Trentino, oggi la comunità sia più consapevole? O si preferisca dimenticare per evitare danni all'immagine del territorio?
Quello del timore dell'immagine è un problema incredibile che vediamo anche in tante altre zone. Le regioni che non sono terre tradizionali per le mafie nel momento in cui scoppia il caso si sentono tradite. Non credo, purtroppo, che ci sia oggi un'adeguata consapevolezza in Trentino. C'è ancora molto lavoro da fare soprattutto da parte delle istituzioni, al di là di quelle preposte al contrasto.
Le indagini per dei reati così gravi sono lunghe e complesse. Quando arriva la magistratura e se ne occupa con la fase repressiva si sta fotografando la storia in un momento che è già passato. I veri strumenti che invece sono efficaci per proteggere un territorio sono quelli culturali e preventivi, che sono da mettere in atto dalle amministrazioni.

 

E oggi il mondo della politica, il mondo delle amministrazioni locali stanno facendo abbastanza?
Sicuramente il processo Perfido un minimo di visibilità l'ha avuta e perlomeno ha contribuito a creare una minima consapevolezza. Quello che manca è comprendere che non siamo davanti a un caso isolato. Nel momento in cui si scopre una cosca che operava sul territorio è molto probabile che continui a farlo e bisogna alzare il modello di protezione. Per farlo ci sono molti strumenti da mettere in campo a partire dai protocolli che possono coinvolgere realtà economiche, sindacali e sociali del territorio. Di sicuro uno degli elementi che renderebbe ancora più semplice il terreno è quello di non parlare di questi problemi. Molte volte gli stessi inquirenti trovano difficoltà nel distinguere tra collusione e sottovalutazione del problema. Tante volte non si contrastano questi fenomeni anche in buona fede perché non si riconoscono. È fondamentale non lasciare da soli i comuni e per farlo è fondamentale creare una rete antimafia tra le amministrazioni locali che oggi ancora non c'è.

 

Tra i settori più ad alto rischio troviamo il turismo e il mondo degli hotel. È così?
Sicuramente il turismo in Trentino è un settore molto appetibile. Poi troviamo settori classici come quello della logistica, dell'edilizia privata e pubblica. Evidentemente, visto quello che è successo, anche il settore del porfido rimane attenzionato.
È fondamentale capire che non bisogna vergognarsi se nel proprio territorio c'è la presenza mafiosa ma preoccuparsi e agire perché gli strumenti ad oggi ci sono per fare qualcosa. Non bisogna abbassare la testa.
Oggi, per esempio, è quanto mai importante l'intervento del pubblico per tutto quello che riguarda il Pnrr. Tutti i bandi possono contenere clausole molto puntigliose che consentono dettagliati controlli dell'antimafia. Soprattutto per i subappalti. Per il Trentino è importante non tornare nel sonno precedente a Perfido e non considerarsi più un'isola felice ma un'isola che è consapevole di questo fenomeno e contrastarlo.

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