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Testamento biologico, a Trento in 8 lo hanno depositato, a Brescia sono 6 a Milano 9 al giorno

In tanti si rivolgono agli uffici per chiedere informazioni. Il Comune pubblica sul sito istituzionale un vademecum. Ecco cosa c'è da fare

Pubblicato il - 02 marzo 2018 - 10:55

TRENTO. Otto persone in un mese. Può sembrare poco ma poco non è se rapportato, per esempio, a realtà urbane più grandi di Trento, qual è, per esempio, Brescia dove, a 28 giorni dal via, sono state sei le disposizioni depositate. Di cosa stiamo parlando? Di quello che il grande pubblico conosce come testamento biologico e che a livello legislativo è definito come l'insieme delle disposizioni anticipate di trattamento. Il 22 dicembre scorso, infatti, è stata approvata dal Parlamento la legge sulle Disposizioni anticipate di trattamento, il provvedimento che riguarda quello che tutti conoscono con il nome di testamento biologico.

 

La norma è diventata operativa dal 31 gennaio e le varie amministrazioni hanno risposto presente con ritmi diversi. I Comuni si stanno attrezzando e tra quelli più avanti c'è Milano che fa segnalare 9 registrazioni in media al giorno. Trento, al momento, è a 8 persone che hanno depositato le disposizioni all'Ufficio di Stato civile del Comune. Ma sono molti i cittadini che hanno chiesto informazioni e che hanno contattato gli uffici per capire meglio. Per rispondere ai tanti che vorrebbero conoscere i dettagli, sul sito istituzionale è stata pubblicata una scheda informativa sull'argomento.

 

L'articolo 4, in particolare, stabilisce che “ogni persona maggiorenne e capace di intendere e di volere, in previsione di una eventuale futura incapacità di autodeterminarsi e dopo aver acquisito adeguate informazioni mediche sulle conseguenze delle sue scelte, può, attraverso le Dat (Disposizioni anticipate di trattamento), esprimere la sua volontà in materia di trattamenti sanitari, nonché il consenso o il rifiuto rispetto ad accertamenti diagnostici o scelte terapeutiche e a singoli trattamenti sanitari”.

 

La norma prevede anche la possibilità da parte del disponente di nominare una persona di sua fiducia, che ne faccia le veci e la rappresenti nelle relazioni con il medico e con le strutture sanitarie. Il fiduciario “deve essere una persona maggiorenne e capace di intendere e di volere. L'accettazione della nomina da parte del fiduciario avviene attraverso la sottoscrizione delle Dat o con atto successivo, che è allegato alle Dat”.

 

Il comma 4 dell'articolo 4 dispone che “nel caso in cui le Dat non contengano l'indicazione del fiduciario o questi vi abbia rinunciato o sia deceduto o sia divenuto incapace, le Dat mantengono efficacia in merito alle volontà del disponente”.

 

In ordine alla forma, il comma 6 dell'articolo 4 prevede che “le Dat devono essere redatte per atto pubblico o per scrittura privata autenticata ovvero per scrittura privata consegnata personalmente dal disponente presso l'ufficio dello stato civile del comune di residenza del disponente medesimo, che provvede all'annotazione in apposito registro, ove istituito, oppure presso le strutture sanitarie, qualora ricorrano i presupposti di cui al comma 7”, cioè siano adottati il fascicolo sanitario elettronico o modalità telematiche di gestione della cartella clinica o altre modalità informatiche di gestione dei dati del singolo iscritto al Servizio sanitario nazionale.

 

La Direzione centrale per i servizi demografici del Ministero dell'Interno, d'intesa con il Ministero della Salute, con circolare n. 1/2018 dell'8 febbraio ha emanato le prime indicazioni per gli uffici dello stato civile comunali, precisando che l'ufficio dello stato civile può ricevere solo le Dat consegnate personalmente da persona residente nel Comune e con firma autografa e che l'ufficiale dello stato civile non partecipa alla redazione delle Dat né fornisce informazioni o indicazioni in merito.

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