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Tre attentati in una mattina: ritardi di oltre 2 ore. Cancellati 24 treni regionali. La Lega del Veneto: "Punire pesantemente i responsabili"

I sabotaggi sono stati fatti sulla linea del Brennero e due volte su quella della Valsugana (alla galleria Albi e a Caldonazzo). La matrice sembra essere anarchica e la modalità è sempre le stesse (attacco incendiario). Condanna di tutte le forze politiche. Agire: "Si stani ciascun membro di questa pericolosa cellula locale che ha goduto di completa immunità"

Pubblicato il - 11 maggio 2018 - 15:52

TRENTO. Tre attentati in serie, tutti strutturati in maniera molto simile ma in luoghi differenti, sono riusciti a paralizzare i principali assi ferroviari che portano a Trento e che avrebbero dovuto portare in città centinaia di migliaia di alpini. Prima un doppio incendio appiccato uno sulla linea del Brennero all'altezza di Lavis (è stato dato fuoco alla centralina che serve a regolare la velocità dei treni e il pozzetto che ospita le apparecchiature di monitoraggio della distanza dei convogli) e l'altro sulla linea della Valsugana nella galleria Albi di Civezzano (sono stati manomessi i sensori paramassi).

 

 

 

Poi un terzo colpo, intorno all'ora di pranzo, alla stazione di Caldonazzo (dove è stata incendiata la scatola di comando dello scambio dei treni).

 

 

I sistemi di sicurezza sono scattati in tutti e tre i casi e le linee sono rimaste inservibili per diverse ore. I primi due fatti si sono svolti intorno alle 3.30 del mattino e intorno alle 6.25 si era riusciti a riattivare solo il binario in direzione Verona e alle 8 quello in direzione Trento. Il traffico ha ripreso a circolare regolarmente solo alle 14 sulla tratta Verona - Bolzano. Al lavoro su questo asse ci sono stati circa 40 addetti di Rete Ferroviaria Italiana che hanno sistemato le apparecchiature danneggiate. Ciò ha provocato ritardi fino ad oltre 2 ore di 4 Frecce, 3 Inter City e 9 Regionali, alla cancellazione di 24 treni regionali e 10 limitati e autosostituiti.

 

La Valsugana aveva ripreso a funzionare con ritardi di una decina di minuti a metà mattinata. Poi dopo l'attentato delle 12.30 tutto si è ribloccato nuovamente. Subito sono arrivate le condanne per l'accaduto, che le forze dell'ordine ricollegano alla matrice anarchica, da molte parti politiche, dal presidente della Provincia Ugo Rossi a quello del consiglio provinciale Dorigatti. Molto netto il capogruppo della Lega al Consiglio regionale del Veneto Nicola Finco che ha detto: "Giù le mani dagli Alpini, lo dico ai  delinquenti  che stanno cercando di sabotare l’Adunata di Trento e contemporaneamente stanno imbrattando la città con scritte e striscioni offensivi nei confronti delle penne nere. I responsabili dei sabotaggi alle linee ferroviarie hanno messo in pericolo l’incolumità di centinaia di persone e di veneti che hanno deciso di usare il treno per raggiungere il Trentino. Una volta identificati i responsabili devono essere puniti severamente e non possono essere  trattati come delinquenti comuni,  perché il loro intendo di fare del male era evidente".

 

E sulle scritte apparse davanti alla facoltà di sociologia Finco aggiunge: "Scrivere “Alpini assassini” è un’idiozia tale che non meriterebbe nemmeno un commento.  Sarebbe troppo facile dire che dovrebbero essere presi a calci nel sedere ma preferisco proporre, una volta identificati, un periodo di lavoro volontario proprio al fianco dei nostri alpini. Imparerebbero così il significato delle parole amor di patria, rispetto, sacrificio e volontariato".

 

Anche Agire del Trentino ha stigmatizzato l'accaduto: "Oramai si è andati fin troppo il limite della sopportazione e della sicurezza, aspettiamo forse che accada una strage per il volere di questi soggetti spinti dai fumi delle loro perverse e farlocche ideologie? Se chi ci governa non è in grado di garantire la sicurezza dei cittadini, si chieda allora l’intervento massiccio delle forze dell’ordine o addirittura dell’Esercito per stanare definitivamente ciascun membro di questa pericolosa cellula locale che ha goduto non solo a nostro giudizio, ma oramai condiviso dalla nostra gente, di completa immunità".

 

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