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Cadaveri separati dalle bare a Scurelle, Ianeselli: ''Orrido fare business calpestando la dignità umana''

Riflessione del segretario della Cgil: ''Recenti inchieste mostrano pagine buie per il mondo delle imprese''. Nel capannone sarebbero transitate 300 bare, smaltiti 6.000 chili di zinco. La difesa rigetta ogni accusa

Pubblicato il - 19 April 2019 - 11:45

SCURELLE. Un paese incredulo, nei bar e in piazza lo sgomento è palpabile. Ma lo sconcerto per il ritrovamento in un capannone a Scurelle di 27 bare, contenenti resti di persone estumulate ed esumulate da diversi cimiteri veneti, è tutta la comunità trentina. A prendere parola è il segretario della Cgil Franco Ianeselli: "Vicenda che sconcerta. Anche nel fare impresa esistono dei limiti etici".

 

Ventisette bare in una struttura tra edifici in disuso, nella zona industriale di Scurelle. Vestiti stracciati, materiali accatastati. Gli investigatori del Noe di Trento calcolano che nel capannone scoperto in quella che un tempo fu la sede della ex Samatec, possano essere transitate fino a 200 bare al mese.

 

Un'operazione nata da un controllo della polizia locale della Bassa Valsugana a un furgone dei servizi funebri, proseguita con l'intervento dei carabinieri e la terribile scoperta, mercoledì (qui e qui articoli).

 

Secondo le accuse le salme sarebbero state portate da una cooperativa, in possesso di regolari autorizzazioni per il trasporto di defunti, nel capannone, dove sarebbe avvenuta la separazione dei resti dei defunti (che sarebbero poi stati messi in sacchi e poi in scatole di cartone sigillate pronte per la cremazione) dalle casse. Un'attività che potrebbe aver comportato un vantaggio per minori costi di cremazione stimato di 400 euro circa a salma.

 

Il legname delle casse sarebbe stato poi separato dallo zinco (che sarebbe stato smaltito per un totale, sempre presunto, di circa 6.000 chili, un peso di circa 300 bare) e dalle componenti metalliche.

 

Vilipendio di cadavere e gestione illecita dei rifiuti: queste le ipotesi di reato al vaglio della procura in relazione all'indagine che vede indagato il titolare di una cooperativa di Pergine.

 

Ipotesi di reato che il suo difensore rigetta in toto ricordando che le salme erano accompagnate dalle relative autorizzazioni, che lo smaltimento di rifiuti sarebbe avvenuto sempre in maniera regolare. Nessun vilipendio di cadavere: sarebbero state le famiglie alle pompe funebri a scegliere tra la cremazione dei resti dei loro cari con la bara o la "traslazione" che prevederebbe appunto la separazione delle spoglie da legno e zinco.

 

Dopo la divulgazione della notizia arrivano le prime reazioni. A prendere la parola il segretario della Cgil Franco Ianeselli: "“Ci sono comportamenti - dice - che vanno oltre ogni forma di umana decenza. Quanto sta emergendo dalle indagini sul capannone di Scurelle è uno di questi casi. È orrendo e inaccettabile che ci siano persone che pensano e riescono a costruire il proprio business calpestando la dignità umana e quel rispetto dovuto ad ogni cadavere. Questa vicenda sconcerta e ci interroga sulla direzione in cui stanno andando pezzi della nostra comunità".

 

Il segretario della Cgil nasconde il proprio turbamento: "Gli inquirenti faranno tutti gli approfondimenti del caso - precisa - Certo è, però, che negli ultimi tempi abbiamo appreso di storie di imprese, in diversi settori, che sono sinceramente molto lontane da quell'immagine di Trentino costruita sui distinguo in positivo, di una classe imprenditoriale immacolata. Le recenti inchieste che hanno fatto emergere casi gravi di caporalato, quanto accaduto questo autunno a Vitali Mardari, giovane boscaiolo lasciato morire in nei boschi di Sagron Mis (qui articolo) sono pagine buie per il mondo delle imprese e del lavoro: vicende su cui ciascuno per la propria parte deve prendere le distanze. La legittima aspirazione di un'azienda a fare utili non può mai realizzarsi andando oltre i confini etici in cui come comunità ci riconosciamo. Se questo accade è barbarie".

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