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Separavano i cadaveri dalle bare e mettevano i resti in sacchi di nylon. Sono 27 le casse ritrovate (si ipotizza il transito di più di 300 salme) in Valsugana

Ieri la scoperta della polizia locale oggi emergono i dettagli dell'inchiesta: una ditta dell'Alta Valsugana aveva messo in piedi questo macabro business. I resti provenivano da cimiteri del Veneto

Di Luca Pianesi - 18 aprile 2019 - 12:03

SCURELLE. Bare accatastate, alcune sfondate, all'interno ossa, resti di corpi umani e in delle casse più piccole, svariate ossa accumulate alla rinfusa. Un totale di 27 bare contenenti resti di persone estumulate ed esumulate da numerosi cimiteri del Veneto. Il tutto nascosto all'interno di un capannone immerso in uno scenario da film horror tra edifici diroccati, vestiti stracciati e abbandonati a terra, lamiere e materiali edili accatastati in vari punti del cortile interno del più grande complesso ex Samatec di Scurelle (dove fino a qualche decennio fa si lavorava il carburo di silicio e materiali abrasivi) . Uno spazio grande svariati ettari all'interno del quale, tutt'oggi, opera qualche attività produttiva. 

 

Ieri sera siamo stati i primi a darvi notizia di questo incredibile ritrovamento (QUI ARTICOLO) avvenuto all'interno dei capannoni industriali del paese della Bassa Valsugana lungo la strada dell'artigianato poco dopo lo svincolo della Ss47. Sul basculante e la porta d'ingresso degli spazi dove è stato fatto il macabro ritrovamento, avvenuto ieri mattina, sono stati apposti i sigilli della procura. ''Una struttura che per noi sarebbe dovuta essere vuota - ci spiega il sindaco di Scurelle Fulvio Ropelato - e invece a quanto pare c'era chi li stava utilizzando illecitamente. Noi siamo stati avvisati intorno al mezzogiorno e io sono entrato come responsabile per l'igiene pubblica. All'interno si trovavano alcune bare. E poi c'erano alcune casse più piccole all'interno delle quali vi erano svariate ossa''. 

 

E così sono subito cominciate le indagini condotte dai carabinieri del Noe. In particolare il personale della Polizia Locale, dopo aver notato che all’interno del capannone si trovavano delle persone intente in attività lavorative, non avendo ricevuto da queste esaustive spiegazioni su quanto stavano effettuando e considerato altresì che dall’interno dello stabile provenivano strani odori, ha provveduto ad allertare i carabinieri del Noe di Trento e della Compagnia di Borgo Valsugana per gli accertamenti del caso.

 

I militari dell'Arma appena giunti sul posto hanno subito verificato che all'interno del capannone si trovavano delle salme umane e hanno quindi richiesto l’intervento di personale dell’Ufficio di Igiene e Sanità pubblica provinciale, con il quale sono poi entrati nel locale. Nel più generale degrado, hanno quindi individuato, accatastate una sopra l’altra, 24 bare contenenti le spoglie di defunti provenienti da differenti aree cimiteriali del Veneto, mentre altre 3 casse in zinco si trovavano aperte sul pavimento.

 

Bare e ossa ritrovate in un capannone industriale in Valsugana

I successivi accertamenti hanno permesso di stabilire che una cooperativa sociale della Valsugana, in possesso delle autorizzazioni per il trasporto dei defunti, anziché portare come previsto le salme dai cimiteri ai forni crematori, le depositava nel capannone di Scurelle ove provvedeva a separare le spoglie dei defunti dalla casse funebri in legno/zinco, ricollocandole quindi in sacchi di nylon che venivano successivamente riposti in scatole di cartone le quali, una volta sigillate, venivano inviate al forno crematorio. Le casse funebri, invece, dopo essere state sezionate e separate dalle parti metalliche venivano avviate a smaltimento in centri della zona.

 

In questo modo la cooperativa dell’alta Valsugana otteneva un vantaggio economico dovuto dai minori costi di cremazione, stimato in circa 400 euro a salma. Il Sindaco del Comune di Scurelle ha autorizzato lo spostamento delle salme nella locale area cimiteriale in attesa del loro trasferimento presso i forni crematori. E’ al vaglio degli inquirenti la documentazione amministrativa – ambientale acquisita nel corso delle attività dalle quale, al primo esame, si ritiene che negli ultimi mesi siano transitate dal capannone di Scurelle più di 300 salme.

 

Della vicenda è stato immediatamente avvisato anche il Procuratore Distrettuale Sandro Raimondi e il PM di turno, Licia Scagliarini, che hanno disposto il sequestro del capannone. Le ipotesi di reato, al vaglio della Procura della Repubblica di Trento, sono di vilipendio di cadavere e gestione illecita di rifiuti.

 

 

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