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Cambiamenti climatici, Giacomin: "Sul piano scientifico le cose sono chiare. Equiparare un meteorologo a un negazionista è come paragonare un astronomo e un astrologo"

Nella serata di giovedì 24 ottobre, al Muse, si è tenuta una conferenza alla presenza di illustri ospiti. Il nobel Valentini, il presidente della Fondazione Mach Segrè e la meteorologa e divulgatrice Giacomin hanno discusso di democraticità della scienza, di educazione e del linguaggio per raccontare i cambiamenti climatici

Di Davide Leveghi - 25 October 2019 - 20:10

TRENTO. Folto pubblico nella serata di giovedì 24 ottobre nella cornice dell'atrio del Muse per l'incontro "Human change: siamo davvero consapevoli delle conseguenze dei cambiamenti climatici?”, in compagnia del professore dell'Università della Tuscia e premio nobel per la pace Riccardo Valentini, del presidente della Fondazione Edmund Mach Andrea Segrè e della fisica, meteorologa e divulgatrice scientifica Serena Giacomin.

 

La serata, moderata dal direttore del Trentino Paolo Mantovan, è stata inaugurata dal saluto del direttore del Muse Michele Lanzingher, dal vicepresidente della Provincia e assessore all'ambiente Mario Tonina e dal presidente del Trento Film Festival Mauro Leveghi. Ad aprire i lavori il direttore Lanzingher che ha evidenziato come non vi sia alcuna contraddizione fra un museo, tradizionalmente considerato un luogo che contiene reperti del passato, e un tema così attuale. Per costruire il futuro, ha detto, serve far tesoro infatti del passato.

 

L'assessore Tonina ha richiamato poi gli effetti della tempesta Vaia, che altre a 2 morti, ha prodotto oltre 360 milioni di danni. Citando gli Stati generali della montagna, evento organizzato per riflettere sul futuro delle alte quote e quindi non da ultimo su eventi come il cambiamento climatico, il vicepresidente della Pat ha sottolineato l'importanza delle decisioni politiche come base per la pianificazione del futuro sviluppo.

 

“Il Trentino non parte da zero- ha affermato – perché fin dagli anni '60, con l'alluvione del 1966 e il Primo piano urbanistico, a cui sono seguiti il secondo, dopo la tragedia di Stava, e il terzo nel 2008, molto di positivo è stato fatto. Non in tutto l'arco alpino è andata così. Ma anche noi abbiamo bisogno di ascoltare e capire di più, per poi poter tradurre il tutto in decisioni concrete, ed è questo il senso e l'importanza di eventi come Trentino Clima 2019”.

 

Leveghi, infine, ha ricordato come anche al Filmfestival negli ultimi anni siano arrivate svariate pellicole centrate sul tema dei cambiamenti climatici, e ciò in virtù del fatto che la montagna sia un “sensore” eccezionale del riscaldamento globale. La montagna, inoltre, insegna il senso del limite, un insegnamento che forse farebbe bene apprendere diffusamente.

 

Dal palco, nel corso della conferenza, si sono poi susseguiti gli interventi degli invitati. Riguardo al tema del riscaldamento globale, la meteorologa Giacomin ha affermato: “Viviamo in un'era che cerca certezze mentre la meteorologia è fatta anche di incertezze. L'importante è sforzarsi di conoscere di più, ma anche agire e reagire, come fanno oggi i movimenti giovanili che si impegnano su questo tema. A volte le persone preferirebbero sentire notizie che ci tranquillizzano, e questo spiega il successo, specie sui social, delle dichiarazioni dei negazionisti, le notizie che negano l’esistenza del cambiamento climatico. Spesso sentiamo dire che la scienza non è democratica. Non è così. La comunità scientifica è oggi uno degli organismi più democratici che esistono, perché vaglia e verifica tutte le idee, indipendentemente da chi le esprime. Ai media bisogna chiedere che si comportino in maniera responsabile e coerente”.

 

Proprio sulla tendenza di social e media a mettere sullo stesso piano, in nome della libertà di espressione e del contraddittorio, scienziati e negazionisti, Giacomin ha aggiunto una dichiarazione tranchant: “Mettere un meteorologo a confronto con un negazionista è come mettere un astronomo a confronto con un astrologo”.

 

Sulle democraticità della scienza è intervenuto anche Valentini, confermando le parole della divulgatrice scientifica: “La scienza è democratica perché i sistemi di valutazione che adotta richiedono l’anonimato, valutano solo i dati, i modelli. Oggi abbiamo delle certezze. Il riscaldamento globale nell’ultimo secolo non può essere spiegato solo con le variazioni naturali, prescindendo dall’azione dell’uomo. La concentrazione di carbonio nell’atmosfera è la più alta degli ultimi 800.000 anni. Una cosa mai vista. L’uomo ha perturbato l’atmosfera terrestre, e i risultati si vedono: scompaiono i ghiacciai, le barriere coralline”.

 

Sul piano scientifico le cose sono chiare – ha aggiunto - sul piano mediatico e culturale è tutto molto più complesso. Greta viene dalla Svezia, un paese molto sensibile a questo problema. In Italia non c’è una cultura della sostenibilità così sviluppata. In parte è comprensibile, perché veniamo da un’epoca in cui sembrava fossimo destinati ad una crescita infinita. Chi è nato negli anni 60 ha visto raddoppiare il genere umano. Non era mai successo prima”.

 

Il presidente della Fondazione Mach, infine, ha invitato a non adoperare nella narrazione dei cambiamenti climatici alcun termine catastrofico e deprimente, intervenendo poi sulla questione della spazio riservato ai negazionisti del riscaldamento globale. “Zichichi, con tutto il rispetto, cosa ha scritto? - riferendosi al noto fisico, protagonista di uscite apertamente critiche nei confronti della correlazione tra inquinamento prodotto dall'uomo e cambiamenti climatici - Basta guardare su Google. Sul tema non ha scritto una riga. Potrà essere autorevole su altri territori, non su questo”.

 

“Detto questo, il vero tema è quello della responsabilità, dei comportamenti e dei consumi. Il Club di Roma parlava dei limiti dello sviluppo già negli anni 60 – ha proseguito - la sfida del 2030, lanciata dalla Ipcc, la possono raccogliere oggi i giovani, chi è nato alla fine degli anni 90. Questa generazione è molto esposta alle fake news che vengono veicolate sulla rete. Gli utenti dell'informazione sono disorientati. Quello che manca è l’educazione. Io studio da molti anni lo spreco di alimenti. Perché sprechiamo il cibo, o lo buttiamo? Perché non siamo educati al suo valore. Lo stesso vale per il clima. Educazione ambientale, educazione alimentare, educazione alla sostenibilità dovrebbero partire dalla scuola. Non dobbiamo essere pessimisti ma è anche vero che di queste cose se ne parla da molto tempo e ancora si vedono pochi risultati, e molto in ritardo”.

 

L'incontro è avvenuto nella cornice di Trentino Clima 2019, una 4 giorni organizzata a Trento per dibattere di cambiamenti climatici. Assente per l'influenza, la conduttrice e scrittrice Licia Colò ha mandato un messaggio di saluto.

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