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Dal ''Gatto Gordo'' al ''Cafè de la Paix'' la polizia entra nei bar in massa e controlla i clienti. ''Chiesti i documenti e non potevamo allontanarci''

Il questore conferma che sono in atto normali controlli anche nei locali pubblici ma per molti è stata una novità assoluta. Gli agenti si sono presentati in una decina e tra un tavolo e l'altro hanno chiesto i documenti a tutti gli avventori. Una ragazza sui social: ''Ci hanno detto che nessuno poteva uscire perché era in corso il controllo'. Il gestore di uno dei locali: ''Ben vengano le verifiche ma non mi era mai successa una cosa del genere''

Di Luca Pianesi - 14 aprile 2019 - 06:01

TRENTO. Sono entrati in forze, si sono posizionati alcuni all'interno e altri all'esterno del locale e hanno proceduto a un controllo a tappeto su tutti i clienti chiedendo loro di non uscire e facendosi dare i documenti. Tutto per una buona causa, ''garantire la sicurezza dei cittadini'', spiega il questore Garramone che aggiunge: ''Si tratta di semplici verifiche nell'ambito del controllo del territorio. Niente di cui preoccuparsi ma è così che possiamo individuare pregiudicati, scoprire se ci sono delinquenti che spacciano sostanze ai nostri figli, tenere monitorata la situazione. Nei casi specifici non sono state rivelate violazioni particolari e non è emerso niente di patologico. Tutto si è svolto nella norma''.

 

Eppure a Trento una cosa del genere non sono in molti a ricordarla e per chi è stato presente si è trattato di una ''prima'' piuttosto strana, per qualcuno addirittura dai contorni leggermente inquietanti, tanto da condividerlo sui social dando vita a dibattiti e discussioni. I fatti sono successi venerdì sera, al ''Gatto Gordo'' in via Cavour, a pochi metri da Piazza Duomo, mentre giovedì era accaduta la stessa cosa al Cafè de la Paix tra piazza Mostra e via del Suffragio.

 

''Fuori piove - scrive una delle ragazze che due sere fa era proprio dentro al Gatto Gordo -. Nel locale il vociferare si confonde con la musica. Campari e birre si consumano tra le risate di chi ha finalmente finito la settimana di lavoro. Poi d'improvviso l'irruzione di una decina di poliziotti, tutti in divisa. La musica si abbassa. Ad ognuno degli avventori viene chiesto il documento. Da quel momento nessuno può lasciare il bar. I poliziotti schedano uno per uno senza dare spiegazioni. Nome, cognome, data di nascita, indirizzo vengono segnati su un foglio di carta. Qualcuno dovrebbe prendere un treno, qualcun'altra portare a spasso il cane. Ma gli ordini sono chiari: nessuno può uscire, c'è un controllo in corso. Finalmente vengono riconsegnati i documenti. Si insiste per capire cosa stia succedendo. L'ufficiale risponde: 'È una direttiva del Ministero degli Interni, lo facciamo per garantire la sicurezza"'.

 

E il racconto fatto dalla ragazza viene confermato anche da altri avventori che volevano recarsi al locale intorno alle 22 ma vedendo cosa stava accadendo hanno preferito evitare di entrare. D'altronde all'esterno si era creato il vuoto (mentre normalmente la sera grazie al locale la zona è molto frequentata e vitale) con tre poliziotti posizionati all'ingresso e svariati altri agenti all'interno a controllare i documenti ai pochi clienti rimasti. ''C'erano quasi più poliziotti che clienti - spiega Massimiliano Cadrobbi uno dei gestori del Cafè de la Paix locale visitato dalle forze dell'ordine giovedì sera -. Poi, per carità, siamo contenti che ci siano e vengano a fare verifiche e controlli anzi meglio un controllo in più che uno in meno. Però devo dire che non mi era mai successa una cosa del genere infatti siamo rimasti tutti un po' attoniti quando abbiamo visto arrivare tutti questi agenti. E poi nessuno c'ha spiegato niente. Siamo ancora in attesa di capire cosa sia successo''.

 

E il copione della serata è stato lo stesso. Tutti bloccati all'interno del locale. Consegna dei documenti con controllo dei dati e, questa volta, una visita anche del locale con il gestore a fare da guida all'autorità preposta con controllo dei manifesti e dei cartelli (come quello dell'estintore etc). Insomma, alla fine, tutto si è concluso senza conseguenze come ha spiegato a ilDolomiti lo stesso questore. Certo gli interrogativi sulle modalità di azione restano. E' giusto bloccare, praticamente, per così tanto tempo un esercizio commerciale e i clienti che vi si trovano all'interno? Bauman, forse, avrebbe risposto che ''è il pendolo della storia'' che oscilla tra ''libertà e sicurezza'' entrambi valori necessari ma in conflitto tra loro. In una società complessa trovare un equilibrio è compito anche della politica. Dipende solo dove decidiamo di puntare il pendolo.

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