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Dopo il ''Gato Gordo'' e il ''Cafè de la Paix'' controlli in massa anche all'Angolo dei 33. La vicesindaca: ''Condividiamo la linea del questore. E' per la sicurezza''

Nel weekend sono stati fatti controlli in massa (con più di 10 agenti alla volta) dei documenti ai clienti e ai dipendenti di tre locali del centro invitandoli a non lasciare i locali per la durata delle operazioni (circa mezzora). Al Cafè de La Paix la sera dopo c'era l'inaugurazione di una mostra: ''In molti hanno saputo di tutti quegli agenti e non sono venuti pensando che fosse successo qualcosa'' 

Di Luca Pianesi - 16 aprile 2019 - 18:53

TRENTO. ''Piena fiducia nell'operato del questore. Effettivamente a Trento non siamo abituati ad operazioni di questo tipo ma siamo stati rassicurati e c'è stato spiegato che si è trattato di semplici controlli. D'altronde da tempo chiediamo tutti più sicurezza, più presenza sul territorio delle forze dell'ordine e anche in Comune abbiamo votato in questo senso. Il questore ha deciso di operare con queste modalità e ha il nostro sostegno''. A parlare è la vicesindaca di Trento Mariachiara Franzoia. E' lei a riportare la voce del primo cittadino Andreatta sui controlli che sono stati fatti nello scorso weekend nei locali di Trento.

 

Domenica vi avevamo dato notizia dei fatti (QUI ARTICOLO): una decina di agenti della polizia si erano presentati giovedì sera al Cafè de La Paix (tra via Suffragio e Piazza Mostra) e poi venerdì sera al Gatto Gordo (a due passi da Piazza Duomo) e oggi possiamo aggiungere anche il controllo avvenuto sabato sera all'Angolo dei 33 (sempre vicinissimo al Duomo). Nei primi due casi l'operazione è stata praticamente identica: due/tre agenti posizionati all'ingresso per non far uscire nessuno e gli altri che girano di tavolo in tavolo, di cliente in cliente, prendendogli i documenti per poi trascrivere i dati su dei fogli. Le persone, nel frattempo, sono state invitate a restare all'interno del locale, per circa una mezzora, e intanto lo stesso esercizio pubblico veniva evitato da altri clienti che all'arrivo sul posto, nel vedere tanta polizia all'interno, preferivano girare al largo e andare da un'altra parte.

 

''Inauguravo una mia mostra venerdì sera - ci spiega Adel Moumin - proprio al Cafè de La Paix e in tanti avendo saputo del controllo della sera prima con così tanta polizia mi hanno detto che doveva essere successo qualcosa e che preferivano non venire. Mi dispiace davvero perché il Cafè de La Piax è un luogo che riesce a fare cultura, a trasmettere qualcosa alle persone che lo frequentano, a creare aggregazione e socialità e certi tipi di interventi rischiano di allontanarle, di tenerle lontane. La mia mostra parla di integrazione mediante un confronto tra gli aspetti naturalistici della mia terra di origine, il Marocco, e la mia casa, da 22 anni a questa parte, il Trentino e montagne e neve sono il trait d'union. E c'è anche un'opera che si chiama Duce realizzata con il legno che invece simboleggia come certe ideologie si possano trasformare in un problema per la convivenza e l'integrazione''. 

 

Una mostra di spessore che pur avendo avuto un'inaugurazione difficile, nel day after ai controlli, rimarrà visitabile fino al 10 maggio (QUI LINK) all'interno del locale di Passaggio Teatro Osele. Tornando ai controlli, sabato sera è stato il turno de l'Angolo dei 33 in via Calepina. Anche qui l'intervento è stato massiccio, sempre con una dozzina di agenti in azione e con auto di pattuglia parcheggiata all'esterno, ma in questo caso i documenti controllati sono stati quelli dei dipendenti del locale e non dei clienti.

 

Insomma tre locali in tre sere tra lo stupore generale dei presenti e qualcuno che si è posto più di un dubbio sulla necessità di un tale dispiegamento di forze dentro un locale pubblico per dei controlli, tra i clienti e sui clienti, mai visti prima in una città come Trento. E se un turista, entrando in un bar, si sedesse al tavolo con amici a bere una birra e finisse per trovarsi in mezzo a una situazione del genere cosa penserebbe di Trento? Città più sicura o città meno sicura? 

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