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Epifania, l'arcivescovo di Trento: ''Chi non ospita rinuncia a vivere. Chi ha paura di culture diverse non ha futuro''

L'arcivescovo Lauro Tisi  la celebrato questa mattina la messa con i rappresentanti dei popoli che vivono in Trentino. Spiega che sulle ceneri di due Guerre mondiali si sia riusciti a scrivere pagine importanti ma c’è il rischio che tutto questo sia una scatola vuota: la pace non sia più un valore supremo, in qualche misura la violenza sia legittimata, i diritti siano per alcuni e non per tutti

Pubblicato il - 06 January 2019 - 11:15

TRENTO. C'è il rischio che tutto quello che di importante e buono fatto in questi anni rimanga “scatola vuota” che sia legittimata la violenza e che i diritti siano solo per alcuni e non per tutti.

 

Sono messaggi forti e chiari quelli che questa mattina l'arcivescovo di Trento, Lauro Tisi, ha deciso di mandare durante la messa per la solennità dell’Epifania, alla presenza dei rappresentanti dei popoli che vivono in Trentino.

 

Partendo dalle parole del vangelo, ha affermato che “Oggi a essere turbata e in preda alla paura è l’Europa, alle prese con l’arrivo di nuovi popoli, con le sue culle sempre più vuote, le sue carte d’identità inesorabilmente datate, la percezione di essere ormai ai margini della geopolitica del mondo”.

 

L'arcivescovo Tisi spiega come sulle ceneri di due Guerre mondiali si sia riusciti a scrivere pagine importanti sui diritti umani e individuali, dando vita ad un sistema di welfare tra i più avanzati al mondo, sognato e lavorato per un’Europa unita.

 

“Tuttavia – spiega - c’è il rischio che tutto questo sia una scatola vuota: la pace non sia più un valore supremo, in qualche misura la violenza sia legittimata, i diritti siano per alcuni e non per tutti, l’isolamento prevalga sull’unità”.

 

Ci sono poi i popoli diversi dal nostro, che sono arrivati in particolare dell’America Latina, dell’Asia, dell’Africa, con le loro diverse sensibilità, spesso un modo nuovo di vivere la fede e l’appartenenza alla Chiesa.

 

L’invito, per loro e per i fedeli trentini, è ad “entrare insieme, come i Magi, nella grotta di Betlemme”, per vedere il “vero volto di Dio”. Un volto che monsignor Tisi così descrive: “Il Dio fatto Bambino rivela che la potenza sta nel ritrarsi, nel fare spazio, nell’ospitare. In lui ogni uomo è chiamato a fare altrettanto”.

 

Infine l'importante ultimo invito a tutta la comunità: “Ospitare non è in primis un atto di bontà e di solidarietà: è nell’ospitare che passa la vita. E’ la condizione dell’esistere. Chi non ospita rinuncia a vivere. Un popolo refrattario a storie diverse, culture altre, a ciò che profuma di nuovo, non ha futuro”.

 

L'OMELIA

 

 

 

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