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Gli animalisti (pochi) scendono in piazza in favore dei grandi carnivori. “Pensavamo che con Rossi si fosse raggiunto il culmine, ma questa giunta è peggio”

Pochi e divisi, gli animalisti danno comunque la loro risposta dopo la protesta degli allevatori sui grandi carnivori. “L'orso fa l'orso, dobbiamo fare informazione e imparare a conviverci”

Di Davide Leveghi - 13 luglio 2019 - 18:05

TRENTO. È sparuta la presenza degli animalisti in piazza Fiera, riunitisi a mezzogiorno per offrire la loro risposta alla partecipata (da allevatori e politici) manifestazione di protesta indetta ieri da Coldiretti contro la gestione dei grandi predatori. Al di là di un certo malumore sulla mancata partecipazione di alcune sigle ''amiche'' che avrebbero disertato l'appuntamento, gli animalisti presenti oppongono una visione ben precisa e determinata alle rimostranze degli allevatori.

 

Non c'è di certo una presenza paragonabile all'“onda gialla” che ieri, tra caprette, asini e trattori, aveva “invaso” pacificamente piazza Dante, ma i concetti espressi dai volontari e delegati del mondo animalista, frastagliato e sfilacciato più che mai, sono altrettanto chiari e forti, indirizzati a quel mondo politico scisso tra il palazzo e la piazza- al costante inseguimento del consenso?

 

Raccolti attorno a una manciata di cartelli inneggianti ai predatori e ad una gabbietta contenente un plantigrado di pezza ed una foto del governatore Fugatti, vestiti tutti con una maglietta che recita “Think bear, think different” in cui un orso morsica un fucile da caccia, i volontari animalisti attendono l'arrivo di altri manifestanti da fuori regione. Nel mentre, di fronte ad un nutrito numero di forze dell'ordine e giornalisti, espongono combattivamente le proprie idee, attaccando la gestione trentina dei grandi predatori, considerata demagogica e miope.

“La questione della fauna dovrebbe essere apolitica”, afferma una volontaria. “Pensavamo di aver raggiunto il culmine con l'amministrazione Rossi ma questa si sta dimostrando peggiore”, aggiunge un altro manifestante, cartello al collo e orsetto di peluche sulle spalle. “Anni fa il progetto Ursus venne accolto dalla popolazione trentina con grande favore. Ora non si vuole più l'orso. La verità è che il progetto, per cui si prendevano cospicui fondi europei, è stato gestito negativamente sin dal principio, senza dare informazione alla popolazione, senza prepararla alla convivenza”. “I trentini non lo vogliono più?”, chiede ironicamente, “e allora riportiamolo dove stava. Col senno di poi era probabilmente meglio non reintrodurlo affatto”.

 

La gestione dell'orso da parte del Trentino viene criticata dai volontari animalisti, che non riconoscono alcuna prerogativa alla provincia: “Ci vuole una gestione moderata e razionale, non basata sulla paura, che chiaramente i media alimentano ed i politici cavalcano. La gestione non può essere provinciale perché gli orsi e i lupi sono beni di tutta la comunità nazionale, di tutti gli italiani”. “Al Trentino l'orso va bene solo quando dà ritorno di pubblicità, ma quando fa l'orso, non lo si vuole più”, aggiunge la volontaria, che, meravigliata, non comprende come la Provincia non sfrutti a livello turistico la presenza dell'orso sull'esempio dei grandi parchi americani (attraverso punti d'osservazione per curiosi ed appassionati).

 

La gestione della Provincia della questione M49 sembra molto una gestione da combriccola da bar. Costa aveva dichiarato no alla cattura perché l'orso in questione non aveva aggredito nessuno ma aveva l'unica colpa d'aver fatto l'orso, procurandosi del cibo. Mancando i corridoi faunistici, gli orsi entrano nei centri abitati alla ricerca di cibo”, spiega Ornella Dorigatti, delegata per il Trentino di OIPA, Organizzazione Internazionale Protezione Animali.

 

“La battaglia di Trento contro questo animale è inutile”, esordisce un volontario del Fronte animalista, associazione organizzatrice della manifestazione. “Anni fa sono stati chiesti fondi all'Unione Europea, sono stati presi i soldi, inseriti gli animali nel loro habitat e ora non si sa perché si vuole tornare indietro. Perché?”, chiede, “perché mangiano una capra! L'orso è un predatore e deve sfamarsi, e laddove non trova nulla nella foresta lo cerca al di fuori”. “Bisogna ragionare di più sull'habitat, sulla caccia ad esempio, limitando i mesi in cui si può fare, o, meglio, contrastando il bracconaggio a cui i cacciatori si dedicano spesso una volta finita la stagione”.

“Se si creasse una tavola rotonda e si discutessero meglio queste questioni si potrebbe trovare una soluzione ripopolando l'habitat di orsi e lupi. Questi non sono animali stupidi, sanno che se scendono in valle rischiano la fucilata”, dice l'attivista. “Partendo dall'educazione nelle scuole, dall'informazione, dalla dotazione di strumenti come le reti elettrificate o dall'addestramento dei cani da guardia, utili a proteggere il bestiame”, aggiunge la delegata OIPA, “la convivenza tra orso e uomo diventa possibile”.

 

Alle lagnanze degli allevatori gli animalisti rispondono rivendicando la libertà di tutti gli animali. “Gli allevatori sostengono che anche vacche e pecore sono degne di rimanere in vita? Ma che vita è quella passata dietro un recinto? È vita vivere in un carcere tutta la propria esistenza?”, chiede retoricamente l'attivista del Fronte. “Un agnello, una pecora, una capra, sperano che arrivi l'orso! Perché vivere tutta la vita stipati, ammassati in una gabbia, sempre prigionia è. E allora tu, allevatore”, incalza, “perché guardi il denaro, metti i tuoi animali schiavizzati di fronte ad un animale libero, e finisci per volerlo catturare e schiavizzare anch'esso”.

 

Lanciano un messaggio, gli animalisti, direttamente agli allevatori scesi in piazza. “La montagna non è solo del pastore, che diversamente da una volta non segue il suo gregge ma lo vuole lasciare libero. Vuole essere padrone della montagna, ma non lo è”, afferma Dorigatti. La critica diventa serrata quando si parla infine dei fondi e dei risarcimenti stanziati per gli allevatori: “Prendono i contributi provinciali, cifre senza senso. E fanno tutto questo casino per una pecora per cui si riceve un risarcimento dalla Provincia. È un controsenso; l'orso fa l'orso, non scende al Poli a far la spesa”, chiosa, “dobbiamo accettare che gli animali selvatici ci sono, l'ambiente c'è, il territorio è vasto. Va fatta informazione!”.

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