Gufo Reale e Gheppio muoiono misteriosamente. Le analisi confermano: è stato il Bromadiolone
I due rapaci erano stati trovati uno a Cles e uno a Trento e pur non avendo fratture o ferite non riuscivano più a volare ed erano denutriti. La Lipu: ''Con 11 euro ci si può tranquillamente procurare un chilo e mezzo di esca topicida e nessuna legge vieta di esporre queste esche in qualsivoglia posto. Ma poi gli effetti possono essere più estesi di quanto pensate. Fate attenzione al vostro impatto sul mondo''

TRENTO. Non volava più, era denutrito e stordito ma non presentava ferite né fratture. Era un bellissimo esemplare giovane di Gufo Reale ed è stato trovato il 13 giugno a Ponte Alto per poi essere ricoverato al centro recupero avifauna selvatica Lipu di Trento. Tenuto in osservazione il giorno successivo è morto improvvisamente. In un attimo è tornata alla memoria la vicenda di un Gheppio, un piccolo falco, che era stato rinvenuto a Contà (Cles) il 25 maggio. Anche in quel caso il povero uccello è stato portato dagli agenti della stazione forestale Destra Anaunia al Centro Recupero Avifauna Selvatica Lipu di Trento: si presentava denutrito e in grande difficoltà ed è deceduto il giorno stesso.
Le due carcasse sono, quindi, state consegnate all'Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie – Struttura Complessa Territoriale di Trento - per l’autopsia. La risposta è arrivata nei giorni scorsi e ha certificato che sia il Gufo reale sia il Gheppio sono deceduti a causa dell’ingestione di una particolare sostanza, il Bromadiolone, anticoagulante utilizzato comunemente come veleno per topi.
''A questo punto - comunica la Lipu - è molto semplice ricostruire con sicurezza cosa è successo ai due rapaci. Il Bromadiolone è tra i rodenticidi più usati al mondo per via della sua efficacia: è infatti sufficiente l’ingestione una sola volta anche della minima quantità di anticoagulante per uccidere i roditori. Tuttavia, esso agisce solamente dopo essere stato assorbito dall’intestino; perciò il topo o il ratto, una volta avvelenato, può vagare per diversi minuti prima di morire. I nostri pazienti, Gheppio e Gufo reale, hanno mangiato proprio uno di questi roditori, agonizzante o già morto, e sono stati avvelenati a loro volta''.
Questi due casi, spiega sempre la Lega italiana protezione uccelli, non sono che la punta dell’iceberg.
''Molti sono gli animali che si nutrono di topi - proseguono - rapaci diurni (poiane, falchi), rapaci notturni (gufi, allocchi, civette), ma anche mammiferi, come faine, volpi e gatti vaganti. Non è noto il numero di predatori che muoiono mangiando topi avvelenati, sono in atto vari studi scientifici per capire la portata di questo fenomeno, ma sappiate questo: con 11 euro ci si può tranquillamente procurare un chilo e mezzo di esca topicida a base di bromadiolone, e nessuna legge vieta di esporre queste esche in qualsivoglia posto. Che sia il giardino di casa, a rischio e pericolo di bambini e animali domestici, o che sia la casa in campagna, dove certo non mancano predatori selvatici, molti dei quali sono protetti a livello europeo per la loro rarità e importanza nell’ecosistema. Per non parlare del circolo vizioso che si viene a creare in questo modo: se il predatore muore avvelenato dai rodenticidi, le sue prede avranno più possibilità di sopravvivere e moltiplicarsi. In conclusione, fate attenzione al vostro impatto sul mondo che vi sta intorno: non ci sono solo ratti vicino alle vostre case. Nessuna legge vi impone di farlo - conclude la Lipu - ma se potete evitare il veleno preferendo catturare i roditori con le trappole, fatelo, e non rischierete di procurare la morte anche di chi vi aiuta a tenerli a bada''.











