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Gufo Reale e Gheppio muoiono misteriosamente. Le analisi confermano: è stato il Bromadiolone

I due rapaci erano stati trovati uno a Cles e uno a Trento e pur non avendo fratture o ferite non riuscivano più a volare ed erano denutriti. La Lipu: ''Con 11 euro ci si può tranquillamente procurare un chilo e mezzo di esca topicida e nessuna legge vieta di esporre queste esche in qualsivoglia posto. Ma poi gli effetti possono essere più estesi di quanto pensate. Fate attenzione al vostro impatto sul mondo''

Pubblicato il - 06 agosto 2019 - 11:02

TRENTO. Non volava più, era denutrito e stordito ma non presentava ferite né fratture. Era un bellissimo esemplare giovane di Gufo Reale ed è stato trovato il 13 giugno a Ponte Alto per poi essere ricoverato al centro recupero avifauna selvatica Lipu di Trento. Tenuto in osservazione il giorno successivo è morto improvvisamente. In un attimo è tornata alla memoria la vicenda di un Gheppio, un piccolo falco, che era stato rinvenuto a Contà (Cles) il 25 maggio. Anche in quel caso il povero uccello è stato portato dagli agenti della stazione forestale Destra Anaunia al Centro Recupero Avifauna Selvatica Lipu di Trento: si presentava denutrito e in grande difficoltà ed è deceduto il giorno stesso.

 

Le due carcasse sono, quindi, state consegnate all'Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie – Struttura Complessa Territoriale di Trento - per l’autopsia. La risposta è arrivata nei giorni scorsi e ha certificato che sia il Gufo reale sia il Gheppio sono deceduti a causa dell’ingestione di una particolare sostanza, il Bromadiolone, anticoagulante utilizzato comunemente come veleno per topi.

 

''A questo punto - comunica la Lipu - è molto semplice ricostruire con sicurezza cosa è successo ai due rapaci. Il Bromadiolone è tra i rodenticidi più usati al mondo per via della sua efficacia: è infatti sufficiente l’ingestione una sola volta anche della minima quantità di anticoagulante per uccidere i roditori. Tuttavia, esso agisce solamente dopo essere stato assorbito dall’intestino; perciò il topo o il ratto, una volta avvelenato, può vagare per diversi minuti prima di morire. I nostri pazienti, Gheppio e Gufo reale, hanno mangiato proprio uno di questi roditori, agonizzante o già morto, e sono stati avvelenati a loro volta''.

 

Questi due casi, spiega sempre la Lega italiana protezione uccelli, non sono che la punta dell’iceberg.

 

''Molti sono gli animali che si nutrono di topi - proseguono - rapaci diurni (poiane, falchi), rapaci notturni (gufi, allocchi, civette), ma anche mammiferi, come faine, volpi e gatti vaganti.  Non è noto il numero di predatori che muoiono mangiando topi avvelenati, sono in atto vari studi scientifici per capire la portata di questo fenomeno, ma sappiate questo: con 11 euro ci si può tranquillamente procurare un chilo e mezzo di esca topicida a base di bromadiolone, e nessuna legge vieta di esporre queste esche in qualsivoglia posto. Che sia il giardino di casa, a rischio e pericolo di bambini e animali domestici, o che sia la casa in campagna, dove certo non mancano predatori selvatici, molti dei quali sono protetti a livello europeo per la loro rarità e importanza nell’ecosistema. Per non parlare del circolo vizioso che si viene a creare in questo modo: se il predatore muore avvelenato dai rodenticidi, le sue prede avranno più possibilità di sopravvivere e moltiplicarsi. In conclusione, fate attenzione al vostro impatto sul mondo che vi sta intorno: non ci sono solo ratti vicino alle vostre case. Nessuna legge vi impone di farlo - conclude la Lipu - ma se potete evitare il veleno preferendo catturare i roditori con le trappole, fatelo, e non rischierete di procurare la morte anche di chi vi aiuta a tenerli a bada''.

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