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''Hanno lavorato per noi, quando, forse, nemmeno ce lo meritavamo. Grazie, vi dobbiamo la vita'', la lettera ai soccorritori degli speleologi salvati nella grotta

Due dei cinque speleologi, Alessandro Scrinzi e Alberto Folchini, rimasti intrappolati una notte tra domenica 3 e lunedì 4 novembre all'interno della grotta Bus del Diaol di Arco ringraziano i soccorritori e rivivono quelle ore trascorse nella cavità: "E poi pensi “uscirò?”. C’è qualcuno dall’altra parte che sta provando ad aiutarmi? O sono solo con i miei compagni?"

Di L.A. - 08 novembre 2019 - 18:55

TRENTO. "Hanno lavorato per noi, quando, forse, noi, per il casino creato, nemmeno ce lo meritavamo. Perché è gente in gamba, professionisti seri, esperti e organizzati. Persone speciali. Grazie ragazzi. Grazie, grazie. Di cuore vi dobbiamo la vita". Così termina la lettera (in fondo in forma integrale) di Alessandro Scrinzi e Alberto Folchini, due dei cinque speleologi rimasti intrappolati una notte tra domenica 3 e lunedì 4 novembre all'interno della grotta Bus del Diaol di Arco. 

 

Rivivono quelle ore di tensione e paura. "Quando ti ritrovi chiuso al buio dentro una grotta, senza la possibilità di uscire, l’unica cosa che senti è il respiro dei tuoi compagni. Un respiro calmo, regolare, come il tuo. Un respiro finto, mantenuto tranquillo solo per apparenza, perché chi è con te non possa percepire la tua agitazione e la tua paura, per non aggiungere le tue preoccupazioni a quelle degli altri. Non hai sonno, non hai freddo, non senti male, non hai né fame né sete". 

 

E poi pensieri. Ai familiari fuori, se qualcuno ha chiamato i soccorsi e si sta preoccupando. "E poi pensi “uscirò?”. Qualcuno avrà chiamato i soccorsi? C’è qualcuno dall’altra parte che sta provando ad aiutarmi? O sono solo con i miei compagni? Non senti rumori, provi a far notare la tua presenza battendo sulle pareti ed urlando, ma non sai se c’è qualcun’altro dall’altra parte che ti sta sentendo".

Un'operazione complicata che ha coinvolto oltre 40 soccorritori tra la VI delegazione speleologica del Veneto e Trentino Alto Adige, con le stazioni di TrentoBolzanoVeronaVicenza Veneto orientale, la stazione di Riva del Garda e di Rovereto del soccorso alpino, i vigili del fuoco di Arco e il corpo di Dro con le fotoelettricheoltre ai carabinieri e i Nu.Vol.A.  

 

I cinque escursionisti erano rimasti bloccati all'altezza del secondo sifone, che si era chiuso riempiendosi di sabbia e acqua. Una situazione peggiorata dalla presenza di due cascate di acqua che continuavano a alimentare il sifone, senza dimenticare il maltempo, l'oscurità e le basse temperature. I soccorsi sono entrati nella grotta per stabilire un contatto e un avamposto all'interno della cavità.

 

Contemporaneamente i soccorritori con dei teli e un sistema di tubi hanno deviato l’acqua delle due cascate per evitare che il sifone continuasse a riempirsi. Verso le 6 di mattina il sifone era stato praticamente svuotato dall’acqua e si era cominciato a scavare per togliere il deposito di sabbia che ancora ostruiva il passaggio. Dopo diverse ore di lavoro i cinque speleologici erano stati portati all'esterno della grotta, rifocillati e riscaldati, quindi una valutazione delle loro condizioni sanitarie da parte dei medici del soccorso alpino e speleologico. Era andata bene, provati ma incolumi (Qui articolo). 

 

Ora ringraziano la macchina dei soccorsi attraverso una lettera, che pubblichiamo in forma integrale.  

 

Quando ti ritrovi chiuso al buio dentro una grotta, senza la possibilità di uscire, l’unica cosa che senti è il respiro dei tuoi compagni. Un respiro calmo, regolare, come il tuo. Un respiro finto, mantenuto tranquillo solo per apparenza, perché chi è con te non possa percepire la tua agitazione e la tua paura, per non aggiungere le tue preoccupazioni a quelle degli altri.

Escursionisti bloccati la notte dentro la grotta, ingente operazione di soccorso

 

Non hai sonno, non hai freddo, non senti male, non hai né fame, né sete. L’unico pensiero va a chi hai lasciato fuori, a quanto si staranno preoccupando per te. E poi pensi “uscirò?".

 

Qualcuno avrà chiamato i soccorsi? C’è qualcuno dall’altra parte che sta provando ad aiutarmi? O sono solo con i miei compagni? Non senti rumori, provi a far notare la tua presenza battendo sulle pareti ed urlando, ma non sai se c’è qualcun’altro dall’altra parte che ti sta sentendo. Odi dei rumori: cosa sarà? Immaginazione? Rumori naturali? O qualcuno che ti sta facendo segnale che è dall’altra parte per te? Guardi l’acqua sporca che ti impedisce il passaggio. Sta scendendo o è solo la mia immaginazione? Scende! Si è fermata. Forse solo il naturale riassorbimento del terreno? Le ore passano…Quando arrivano? Quando arrivano? Arriveranno? Uscirò?

 

Poi, all’improvviso, ecco che l’acqua scende, le prime luci, le prime voci. Sono arrivati, sono libero. Esci dal buco nel quale ti eri infilato e vedi i primi visi, le prime facce. Stanche, sporche, ma felici di averti recuperato. Ti guardi attorno e cominci a realizzare. Decine e decine di persone, con migliaia di euro di attrezzature, lì solo per te, che ti sei andato a chiudere in una grotta.

 

Facce sorridenti, incuranti di aver passato una notte intera, 12 ore, a scavare per tirarti fuori da dove ti eri ficcato. Persone che la sera prima hanno mollato tutto e sono corse da te, per salvarti, tralasciando impegni, famiglie e, in un caso, anche le meritate ferie, per venire da te. E più prosegui, più vedi persone, più capisci quanta gente si è mobilitata, solo per te e per gli altri quattro compagni con cui eri. Vorresti abbracciarli uno per uno, fargli capire quanto sei felice di vederli, ma l’unica cosa che ti esce è un “grazie” continuo, con la voce pure un po’ sommessa dalla vergogna di aver creato tutto questo casino.

 

Nel volto di nessuno di loro, però, noti sguardi riprovevoli, ma solo sorrisi di gioia, di vederti che stai bene. Felici di aver compiuto ancora una volta un’impresa che ha salvato delle vite.

 

Sono stati fantastici tutti: la protezione civile, i vigili del fuoco, le compagnie di recupero speleologico di mezzo triveneto, il soccorso alpinoi carabinieri e chiunque altro ci abbia aiutato. Hanno lavorato per noi , quando, forse, noi, per il casino creato, nemmeno ce lo meritavamo. Perché è gente in gamba, professionisti seri, esperti ed organizzati. Persone speciali. Grazie ragazzi. Grazie Grazie. Di cuore vi dobbiamo la vita.

 

Alessandro Scrinzi e Alberto Folchini

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