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Trento
28 maggio | 09:52

“Non c’era più speranza, ma ci avete ridato un po' di pace”, la lettera della famiglia ai soccorritori che hanno recuperato il corpo di Marco Massera: “Molto più di un soccorso”

Le parole pubblicate dal Soccorso alpino del Trentino, sono state scritte dai familiari di Marco Massera, il giovane che ha perso la vita sulla Presanella, lo scorso giugno. Sono parole commoventi, rivolte in particolare alla Stazione di Vermiglio e ai soccorritori intervenuti, ma che di fatto parlano a tutti gli operatori

“Non c’era più speranza, ma ci avete ridato un po' di pace”, la lettera della famiglia ai soccorritori che hanno recuperato

TRENTO. La montagna è maestosa, è un luogo che regala meraviglie, panorami mozzafiato, ma è anche un luogo che, a volte, purtroppo, diventa teatro di tragedie tremende che lasciano senza fiato. Lo sanno bene i familiari di Marco Massera il 33enne che il 22 giungo dello scorso anno ha perso la vita sulla Presenella (QUI L'ARTICOLO). 

 

Marco, assieme ad un amico, sono precipitati mentre stavano affrontano la via alpinistica Faustinelli e, in un tratto misto di rocce e neve, hanno perso l'appiglio. Purtroppo per il 33enne non si è potuto fare nulla mentre il compagno che versava in stato di semi incoscienza era poi stato portato d'urgenza in ospedale. 

 

In quel momento di dolore immenso, quando la speranza si spegne, c’è chi sceglie di farsi carico dell’impossibile: affrontare la montagna, sfidarne i pericoli, per restituire alle famiglie almeno il corpo del proprio caro, un frammento di pace che è l'unica cosa che rimane in tragedie simili.

 

A fare tutto questo sono gli uomini e le donne del Soccorso Alpino e Speleologico del Trentino, che ogni giorno nonostante  le difficoltà che si incontrano in montagna si mettono al servizio di chi ha bisogno.

 

A loro, in particolare alla Stazione di Vermiglio e ai soccorritori che hanno recuperato il corpo di Marco, la famiglia ha scritto delle lettere. Parole commoventi che oggi il Soccorso alpino ha voluto rendere pubbliche e che pubblichiamo integralmente. 

 

Cara squadra del Soccorso Alpino,  

Con questa breve lettera desideriamo esprimervi la nostra più sincera gratitudine per l’enorme lavoro che avete svolto nel recuperare la salma di Marco lo scorso 22 giugno sulla Presanella.  

Sappiamo bene che il vostro intervento non è stato privo di rischi. La montagna è bellissima ma anche imprevedibile, e il fatto che abbiate affrontato queste difficoltà per permetterci di onorare e di dare sepoltura a Marco ci riempie di commozione e rispetto. La professionalità, il coraggio e la dedizione che mettete in queste imprese non sono qualità scontate. Vi siamo profondamente riconoscenti per il modo in cui accettate ogni missione, anche le più difficili come quella che ha riguardato il nostro Marco e il suo compagno Giuseppe.  

Il vostro lavoro è molto più di un soccorso: per noi famigliari è la speranza, è la luce in un momento di oscurità. Restituire una persona cara, anche quando in realtà non c’è più speranza, è un dono inestimabile che ci permette di trovare una forma di pace in una realtà troppo difficile da accettare. La delicatezza con cui vi siete presi cura di Marco, e di noi, ha toccato profondamente i nostri cuori.  

Vi siamo riconoscenti per l’impegno che ogni giorno dedicate a chi, come noi, si trova a fare i conti con tragedie inaspettate in quei luoghi che spesso amiamo profondamente. 

Con affetto e infinita gratitudine,  

la famiglia di Marco  

“Nel silenzio più forte si sentono parole che non si sentono” 

È mattino, l’aria è fredda, il cielo terso. Sulla strada che porta al rifugio Denza la mente scappa via per tornare a quella mattina, i suoi ultimi passi in montagna.  

Quali saranno stati i tuoi ultimi pensieri? La via scelta per la salita? Il tuo equipaggiamento? Le condizioni meteo? Qualche pensiero alla settimana lavorativa, le emozioni, o forse qualche piccolo sogno? O forse pensieri già a dove andare la sera una volta tornato a casa?  

Domande, domande sciocche, domande senza risposta, domande che scorrono via instancabili come l’acqua di questo ruscello. Mi fermo, tutt’attorno il silenzio è forte. Alzo gli occhi verso la montagna, ti cerco tra le cime. Riprendo il cammino.  

Al rifugio Denza è tempo di una birra, la birra che avresti voluto bere lassù, arrivato in cima per festeggiare l’ennesima vetta.  

Ciao Marchino, siamo qui per te, questa è per te. “Dio del cielo, Signore delle cime, un nostro amico hai chiesto alla montagna”. Le note della filarmonica di Mirko riecheggiano nella piccola cappella, un canto lieve, dolce. Alzo gli occhi, accanto c’è una piccola piazzola per l’atterraggio degli elicotteri dove forse i tuoi angeli custodi sono partiti per venire a soccorrerti.  

Ti immagino lì, tra le loro braccia.  

Sì, questo è mio fratello.  

 

 

 

 

 

 

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