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Il “Rasputin di Putin” Aleksandr Dugin invitato a un convegno dell'Università. L'Anpi insorge: “Qualsiasi sostegno pubblico a una simile presenza va revocato”

Nell'ambito del convegno "L'idea di Europa nelle culture politiche non egemoni: proposte, progetti, problemi" è previsto un incontro nell'Università di Bolzano con relatore Aleksandr Dugin, filosofo e politologo russo punto di riferimento dei partiti neofascisti europei. L'Anpi di Bolzano non ci sta e chiede la revoca del sostegno pubblico, come già avvenuto in analoghe occasioni con altri atenei italiani

Di Davide Leveghi - 04 ottobre 2019 - 19:59

BOLZANO. Protesta l'Anpi altoatesino contro l'invito di Aleksandr Gel'evič Dugin, filosofo e politologo russo animatore di progetti politici come il Partito Nazional Bolscevico e il Partito Eurasia e figura vicina all'estrema destra europea, ad un convegno organizzato annualmente dall'Istituto internazionale Rosmini.

 

L'iniziativa, dal titolo “L'idea di Europa nelle culture politiche non egemoni: proposte, progetti, problemi”, è organizzata in collaborazione con la Libera Università di Bolzano – dove si terrà l'incontro -, la Regione, la Provincia e il Comune. Un appoggio pubblico che Anpi considera inappropriato visto il carattere del personaggio.

 

Punto di riferimento dei neofascisti di tutta Europa, Dugin si richiama infatti apertamente al filosofo razzista e fascista italiano Julius Evola – ispiratore del movimento eversivo Ordine Nuovo, implicato nelle “stragi di Stato” - fondando nel suo Paese un movimento politico palesemente evocativo della bandiera nazista, poi reso illegale - nella foto il simbolo del partito, mix peculiare agli occhi dei profani tra il patriottismo sovietico di stampo conservatore e stalinista e l'ideologia nazista.

 

 

Inizialmente contrario al sistema sovietico, fu strenuo oppositore alla dissoluzione dell'Unione Sovietica. Imperialista – celebra lo zarismo e Stalin -, ferocemente nazionalista, conservatore e anti-cosmopolita, si avvicina alla cerchia politica dell'attuale presidente Vladimir Putin, tanto da essere ribattezzato il “Rasputin del Cremlino”.

 

Con la fondazione del Partito Eurasia, poi trasformato in un'Ong che promuove “una nuova rivoluzione anti-americana e anti-borghese”, propaganda l'idea di creare un blocco turco-slavo, comprendente Iran e Turchia, da opporre all'atlantismo, stabilendo legami con quei movimenti di estrema destra che vedono in Mosca la guida contro le democrazie liberali occidentali.

 

Non è un caso che sia stato fotografato fuori dall'hotel Metropol della capitale federale russa, intento nel dialogare con Gianluca Savoini, figura centrale nel Russia-gate che sta inguaiando l'ex vicepremier ed ex ministro dell'Interno Matteo Salvini, segretario della Lega.

 

L'Anpi chiede pertanto che l'Università di Bolzano, e gli altri enti pubblici collegati all'iniziativa, adottino misure già prese da altri atenei, come quello di Messina, revocando il sostegno e l'autorizzazione a un evento con relatore una figura contraria ai valori costituzionali. “Le istituzioni pubbliche, in particolare quelle finalizzate all'istruzione – si legge nel comunicato diramato a mezzo stampa dalla sezione Alto Adige/Südtirol dell'Associazione Partigiani – non possono e non devono sostenere iniziative in palese violazione dei principi fondamentali della Costituzione, peraltro in aperto contrasto con la storia di convivenza e di rifiuto dei nazionalismi che ha caratterizzato la costruzione dell'autonomia nella nostra terra e la stessa istituzione della Libera Università di Bolzano”.

 

Le istituzioni, in particolare quelle scientifiche – continua – non possono e non devono legittimare l'azione e il pensiero del capo di un movimento politico come Eurasia di tendenze ultranazionaliste, razziste e omofobe, punto di riferimento esplicito per l'estrema destra europea neofascista, xenofoba e razzista”. Tesi inverata dalle altre comparsate del filosofo moscovita nella penisola, organizzate dallo scrittore ed editore Maurizio Murelli, condannato a 14 anni di reclusione per l'assassinio dell'agente Antonio Marino – ucciso con una bomba a mano - nel “giovedì nero di Milano” del 1973 e da Rainaldo Graziani, figlio di Clemente, tra i fondatori del Centro studi Ordine Nuovo, organizzazione chiave della strategia della tensione e sciolta in base alla Legge Scelba.

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