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La studentessa Amaya è tornata a casa, era stata arrestata in Nicaragua. Anche l'Università di Trento impegnata per la sua liberazione

Amayla era stata arrestata lo scorso 10 settembre in quanto faceva parte di un movimento universitario nato per protestare contro alcune dure riforme portate avanti in Nicaragua. Il suo caso era stato seguito anche da alcuni studenti dell'Università di Trento che hanno promosso la campagna “We Are Amaya. UniTrento per la libertà accademica”

Di Giuseppe Fin - 01 July 2019 - 22:17

TRENTO. Amaya Eva Coppens, la studentessa e attivista belga-nicaraguense del quinto anno di medicina dell’Università Autonoma del Nicaragua, è stata liberata.

 

La sua vicenda è stata seguita da vicino anche dall'Università di Trento attraverso lo studio del caso portato avanti da Pietro Carra, Ion Foltea, Francesca Ongaro, Federica Tagliavini e Clelia Zardini, studenti e studentesse dei seminari di “Advocacy for Academic Freedom” coordinati dalla docente Ester Gallo del Dipartimento di sociologia e ricerca sociale. Lo stesso rettore Paolo Collini aveva sottoscritto una petizione per chiedere la libertà della giovane studentessa.

 

Amaya era stata arrestata lo scorso 10 settembre in quanto faceva parte di un movimento universitario nato per protestare contro alcune dure riforme portate avanti in Nicaragua.

 

Il suo arresto aveva mobilitato diverse università e associazioni internazionali anche attraverso la campagna “We Are Amaya. UniTrento per la libertà accademica” (QUI IL LINK). L'11 giugno, sotto anche le pressioni internazionali, il governo nicaraguense ha deciso di liberare alcuni prigionieri e tra questi c'era anche Amaya. Assieme a lei sono stati liberati i giornalisti Miguel Mora e Lucia Rineda.

 

LA VICENDA

In aprile dello scorso anno il governo del Nicaragua ha proposto una riforma del sistema previdenziale che prevede dei tagli importanti al sistema universitario del Paese ma anche una tassa sulle pensioni e l'aumento del valore dei contributi richiesti. In risposta, il 18 aprile è scoppiata una violenta protesta che ha coinvolto inizialmente gli studenti delle università pubbliche e i pensionati, a cui si sono uniti nei giorni successivi altri strati della popolazione. La riforma venne ritirata ma le proteste si ampliarono con la richiesta da parte dei manifestanti di un ritorno alla democrazia e che Ortega lasci il potere. Gli studenti, principali attori delle proteste, si sono organizzati in un movimento, che prese il nome di Movimento Universitario del 19 Aprile (MU-19A). Il movimento fu fondato il 25 aprile 2018, presso il Politecnico di Managua, la capitale.

 

Le proteste sono state portate avanti fino a fine anno con un bilancio finale che stima tra le 325 e le 481 vittime e i 2000 feriti, a seconda delle fonti, prevalentemente studenti. Accanto a questi ci sono 500 persone arrestate, quasi tutti studenti. Per le repressioni, la polizia ha usato prima gas lacrimogeni, per poi passare ai proiettili di gomma, e utilizzare infine armi pesanti e d’assalto.

 

Amaya Eva Coppens è una dei principali leader del “Movimiento 19 de Abril”. Dopo l’inizio delle prime proteste Amaya è divenuta un simbolo della lotta contro il regime e le minacce a lei indirizzate sono drasticamente aumentate. È stata quindi costretta a lasciare Leòn e rifugiarsi in un rifugio più sicuro verso la fine dell’estate. Tuttavia, proprio qui è stata arrestata il 10 settembre insieme all’amico e attivista Sergio Midence.

Le pressioni da parte delle organizzazioni internazionali hanno portato il presidente Ortega nel marzo di questo ad annunciare la liberazione di alcuni prigionieri. Il 22 di maggio la Corte Interamericana dei Diritti Umani ha ordinato al governo del Nicaragua la liberazione di Amaya e di altri 16 prigionieri considerati a rischio. L’11 di giugno, finalmente, Amaya Eva Coppens ha lasciato la prigione “La Esperanza” ed è tornata a casa nella città di Estelì.

 

L'IMPEGNO DELL'UNIVERSITA' DI TRENTO

L’Università di Trento da novembre 2017 aderisce a “Scholars at Risks” (Sar), rete internazionale di università, che promuove la libertà accademica, intesa come libertà di ricerca e insegnamento e come diritto di accesso allo studio, nonché come diritto di espressione nella sfera pubblica da parte di docenti, studenti e staff amministrativo. L'Ateneo trentino è tra i fondatori della sezione Sar-Italia, che è stata istituita lo scorso 19 febbraio. Tra i coordinatori nazionali delle rete Sar c'è Ester Gallo delegata per l'Università di Trento.

 

Da questa rete sono stati organizzati dei seminari di “Advocacy for Academic Freedom” al dipartimento di Sociologia dell'Università di Trento ai quali hanno partecipato cinque studenti frequentanti il secondo e il terzo anno di laurea triennale in Studi Internazionali: Pietro Carra, Ion Foltea, Francesca Ongaro, Federica Tagliavini e Clelia Zardini.

 

Da loro il lavoro di approfondimento sul caso di Amaya Eva Coppens con un'attenta e approfondita ricostruzione dei fatti che hanno riguardato la giovane studentessa ma anche la situazione politico e sociale del Paese.

 

Studenti e studentesse dell’Università di Trento, dopo aver approfondito la situazione della libertà accademica e, in particolare, il suo caso di Amaya, hanno organizzato alcune giornate di raccolta firme, in varie sedi, per la sua liberazione. L’iniziativa ha avuto come slogan “We Are Amaya. UniTrento per la libertà accademica”. (QUI L'ARTICOLO)

Successivamente è stato organizzato un incontro con il rettore Paolo Collini per presentargli il caso e proporgli la firma della petizione. Invito che è stato accolto. Il rettore ha, infatti, sottoscritto la lettera a favore della liberazione di Amaya.

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