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Piano natalità, Fugatti pensa al bonus: primo figlio cento euro al mese. I sindacati:"Serve raccordo con lo Stato e aumentare la platea dell'assegno unico''

Per Cgil Cisl Uil bisogna potenziare anche l’assegno unico riducendo il peso del reddito da lavoro femminile

Pubblicato il - 15 giugno 2019 - 19:03

TRENTO. Bene l'intenzione da parte della Provincia di aiutare le famiglie con i figli ma “interventi provinciali e statali siano coordinati altrimenti i trentini ci rimettono e a guadagnare saranno solo le casse dello Stato”.

 

A dirlo in modo unitario sono stati i sindacati Cgil, Cisl e Uil dopo che il presidente Fugatti ha annunciato il varo, nell’ormai prossima manovra di assestamento di bilancio, di una serie di interventi per favorire la natalità, centrata su un bonus variabile tra i 100, i 220 e i 300 euro mensili per i prossimi cinque anni per la nascita del primo, del secondo e del terzo figlio, nonché sulla riduzione delle rette degli asili nido.

 

Per Cgil Cisl Uil del Trentino l’intervento ha il merito di provare ad affrontare uno dei fenomeni più preoccupanti per la nostra società, ossia il basso tasso di natalità, cercando di agire sul lato economico.

 

“Il governo Lega-5Stelle - ricordano i sindacati - ha recentemente promesso un analogo piano per la natalità a livello nazionale. Se gli interventi provinciali pagati con le tasse dei trentini servissero a far risparmiare lo Stato sarebbe davvero una beffa”.

 

Il tema è attualissimo in quanto con la revisione delle modalità di accesso agli assegni familiari Inps ogni altro reddito percepito, anche quelli esenti Irpef, rischia di ridurre, per esempio, l’importo degli assegni statali fino ad annullarli. In questo caso a guadagnarci sarebbe solo lo Stato.

 

La stessa avvertenza vale quando si parla delle rette dei nidi per il pagamento delle quali, sempre il governo di Salvini e Di Maio, ha garantito alle famiglie contributi per 135 euro mensili fino al 2021. Va detto che già oggi in Trentino le rette per le famiglie con redditi bassi sono tra le più contenute in Italia.

 

I sindacati avanzano quindi alcune proposte per migliorare gli interventi a favore delle famiglie. “In primo luogo, oltre a ridurre i costi, bisogna aumentare i posti negli asili nido. Oggi l’offerta copre circa il 35-40% dei bambini nella fascia 0-3 anni. Ci sono però ancora famiglie che non possono accedere ai nidi pubblici e convenzionati e devono ripiegare su quelli privati a costi molto più alti”.

 

Vi è poi la proposta di sostenere le famiglie con figli allargando la platea di quelle che percepiscono oggi l’assegno unico. “L’assegno unico provinciale - spiegano i sindacati - garantisce un sostegno fino alla maggiore età dei ragazzi e non solo per i primi anni di vita. Per aumentarne gli importi e allargare i benefici anche al ceto medio sarebbe utile dedurre dall’Icef i redditi da lavoro femminile in maniera molto più significativa di oggi. In questo modo si favorirebbero i nuclei familiari con due redditi, si incentiverebbe il lavoro femminile e si garantirebbero importi di assegno unico più alti alle famiglie per i figli fino ai 18 anni di età”.

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