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Roma batte Trento, i sindacati: “Il governo Conte raddoppia bonus bebè e nido, superati i benefit trentini”

Cgil, Cisl e Uil chiedono con urgenza un incontro al presidente della Pat Fugatti: “Si apra subito un confronto su come modificare l’assegno di natalità e quota B2 dell’assegno unico”. Con questa manovra secondo i sindacati sarà possibile liberare fino a 9 milioni di euro "in questo modo – spiegano – sarà possibile implementare nuove misure a favore delle famiglie trentine".

Di Tiziano Grottolo - 13 novembre 2019 - 18:49

ROMA. “Il governo Conte ha raddoppiato i bonus bebè e nido” ad annunciarlo Cgil, Cisl e Uil, attraverso un comunicato unitario. “Con il Fondo assegno universale e servizi alla famiglia previsto dalla legge di bilancio dello Stato – spiegano i sindacalisti – il Governo Conte rende universali i bonus Inps per la nascita e per la frequenza dei nidi e il valore degli assegni vengono persino raddoppiati per le famiglie con i redditi più bassi. In questo modo – sottolineano le tre sigle sindacali trentine – i benefici introdotti dalla Giunta Fugatti con la legge di assestamento di bilancio provinciale di questa estate vengono in larga parte superati da quelli nazionali”.

 

Sullo sfondo però rimane lo scoglio dell’armonizzazione delle misure statali con quelle provinciali, così come denunciato in più di un’occasione dai sindacati. Alla luce dell’introduzione del nuovo piano per le famiglie, varato dal governo giallorosso, Andrea Grosselli (Cgil), Lorenzo Pomini (Cisl) e Walter Alotti (Uil) rivolgono un appello al presidente della Pat Maurizio Fugatti: “La Giunta fermi i motori e apra immediatamente un confronto per verificare l’opportunità di apportare delle modifiche alla disciplina della quota B2 dell’assegno unico per la riduzione delle tariffe nido in Trentino e alla normativa dell’assegno di natalità provinciale che dovrebbe partire a gennaio”. La ragione dell’urgenza di un chiarimento sarebbe dettata dal fatto che le misure statali e quelle provinciali sarebbero sì sovrapponibili ma allo stesso tempo difficilmente cumulabili, fatto salvo per sostanziali modifiche della normativa provinciale.

 

Fra le principali novità contenute nel disegno di legge di bilancio dello Stato si annovera l’estensione del bonus nascita a tutte le famiglie, a prescindere dal reddito, con un intervento di 960 euro annui, che si tradurrà in 80 euro mensili per ogni bambino nato a partire dal 1° gennaio 2020. Al contempo, per i nuclei familiari con un indicatore Isee inferiore a 40mila euro, il bonus sale a 1.440 euro annui (120 euro al mese), mentre con un Isee inferiore a 7.000 il bonus diventa di 1.920 euro annui (160 euro al mese). Il bonus nazionale avrà una durata massima di un anno, inoltre tutti gli importi saranno incrementati del 20% “per la nascita di un figlio diverso dal primo”, ad esempio per il secondo figlio i bonus diventano rispettivamente di 96 euro, 144 euro e 196 euro mensili.

 

La sostanziale differenza fra il provvedimento nazionale e quello previsto dall’assestamento di bilancio provinciale è da individuare nell’estensione della platea degli aventi diritto, infatti l’assegno di natalità nazionale coprirà molte più famiglie dal momento che potrà essere richiesto a prescindere dal reddito. La Giunta Fugatti aveva fissato un tetto di reddito familiare pari all’indicatore Icef di 0,40, sopra il quale si è esclusi dal beneficio. Sotto quella soglia i benefici erano stati fissati i 100 euro mensili massimi per il primo figlio, 120 euro massimi per il secondo figlio e 200 euro per il terzo figlio. Allo stesso tempo però se le misure provinciali risultano di fatto mediamente inferiori a quelle statali, la durata del bonus è invece più lunga, coprendo i primi tre anni di vita del bambino.

 

In secondo luogo anche il bonus nido Inps viene fortemente incrementato rendendo del tutto vano il dimezzamento delle rette massime previste dall’assestamento di bilancio provinciale del luglio scorso. Per tutti coloro che hanno un Isee superiore a 40.000 il bonus nido statale resta pari a 1.500 euro annui (136,37 per undici mensilità), sale invece a 2.500 euro annui per redditi a fini Isee inferiori a 40.000 (227,27 euro per undici mensilità) e raddoppia a 3.000 euro annui con un Isee inferiore a 25.000 (272,73 euro per undici mensilità). In sintesi, l’intervento statale da solo permette di azzerare le rette medie del servizio asilo nido anche in Trentino. Basti ricordare che un indicatore Isee di 40.000 può essere pari ad un Icef di 0,50, più alto del limite fissato a 0,40 per l’accesso alla quota B2 dell’assegno unico con cui vengono abbattute le rette dei nidi in Provincia.

 

“I cittadini saranno costretti scegliere tra le une o le altre, con il rischio che a risparmiare sarà lo Stato”, avvertono i sindacati, che allo stesso tempo chiedono di individuare una modalità per coordinare i diversi interventi a livello locale, agendo sulla disciplina provinciale, che potrebbe garantire risparmi fino a 9 milioni di euro “da poter reinvestire su sociale, conciliazione e occupazione femminile, senza togliere alcun beneficio alle famiglie trentine”. A questo proposito i sindacati hanno inviato una lettera al Presidente della Provincia Fugatti chiedendo un incontro urgente.

 

“Contrariamente alle preoccupazioni del Presidente Fugatti – concludono Cgil, Cisl e Uil – fino ad ora la legge di bilancio dello Stato, sul fronte delle politiche per la famiglia, permette di liberare risorse per la Pat”. Per i sindacati si tratta di un’occasione da sfruttare, andando ad implementare nuove misure a favore delle famiglie trentine. “In particolare – suggeriscono – si potrebbe incrementare le detrazione del reddito da lavoro femminile ai fini Icef per incentivare l’occupazione femminile”.

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