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Asili nido gratis: Fugatti annuncia il taglio delle tariffe, i sindacati smentiscono. "Un terzo delle famiglie paga ancora la quota piena"

I sindacati mettono in discussione la norma della giunta leghista sbandierata ieri con orgoglio da Fugatti a Pontida. "Le rette non sono state azzerate", dichiarano le sigle, "a pagare sono i ceti medi". Sono due i punti critici del provvedimento, tra cui peraltro la cumulabilità tra i contributi provinciali e quelli statali

Di Davide Leveghi - 16 settembre 2019 - 20:26

TRENTO. “Abbiamo preso le risorse dal sistema di accoglienza e quelle della solidarietà e cooperazione internazionale per usarle a favore dei trentini, le rette degli asili per esempio sono state praticamente azzerate”, annunciava ieri dal palco di Pontida il governatore leghista Maurizio Fugatti (qui l'articolo). Non del tutto vero, dicono i sindacati.

 

Cgil, Cisl e Uil, infatti, hanno risposto alle parole del presidente di giunta attraverso una nota: “Le rette degli asili nido non sono state azzerate. Ci sono ancora molte famiglie, circa un terzo di tutti coloro che mandano i figli agli asili nido, che pagano la tariffa piena”. Se è vero da una parte che il provvedimento leghista ha abbattute le tariffe, dall'altra, precisano i sindacati, questo non è equo perché taglierebbe fuori tutte le persone con un indicatore Icef superiore a 0.40.

 

Ci sarà chi paga somme ridicole o nulle e chi, ed è una parte importante del ceto medio – prosegue la nota – deve sborsare anche più di 400 euro al mese. Graduare la misura, riducendo le rette massime avrebbe avuto un impatto più giusto”.

 

Un altro nodo, poi, rimarrebbe aperto, fanno notare le tre sigle: quello della cumulabilità tra il bonus nido Inps e le riduzioni provinciali. Non sarebbe ancora escluso, infatti, che le famiglie che percepiscono sia il contributo dello Stato per il nido sia lo sconto provinciale debbano restituire la somma erogata dal primo nel momento in cui il contributo provinciale porta la tariffa al di sotto della soglia di 136 euro, somma massima concessa dall'Istituto.

 

Resta in sospeso, dunque, la questione, almeno fino a quando Provincia e Ministero non si metteranno d'accordo. Per ora questa misura simbolo della giunta leghista guidata da Fugatti pare avere qualche problematicità.

 

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