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| 06 ott 2019 | 18:10

Sedici patteggiamenti e oltre 40 anni di carcere alla banda che controllava lo spaccio di cocaina in Fiemme, Fassa e Cembra

Nelle tre valli del Trentino nord-orientale era stata sgominata una banda che da un bar di Molina gestiva lo spaccio di stupefacenti, con contatti nel capoluogo e nel milanese. Nel processo 16 di loro sono arrivati a patteggiare oltre 40 anni di reclusione, devolvendo in taluni casi una somma di denaro a centri di disintossicazione della provincia

Sedici patteggiamenti e oltre 40 anni di carcere alla banda che controllava lo spaccio di cocaina in Fiemme, Fassa e Cembra
di Redazione

CASTELLO MOLINA. Va avanti il processo ai 17 giovani coinvolti nell'inchiesta sullo spaccio nel territorio di Val di Fiemme, Val di Fassa e Val di Cembra, ruotante attorno alla “centrale” del bar Anny, a Castello Molina. Sedici di loro hanno patteggiato più di 40 anni di reclusione nel processo ora giunto dinnanzi al giudice Enrico Borrelli.

 

Il patteggiamento infatti ha riguardato per 3 anni e multe tra i 10 e 14mila euro Paolo Girardi, proprietario del bar, Taulant Shtembari, Alessio Sartori, Andrea Bagattini, Flavio Varesco, Vincenzo Marti, Ridha Hamza, Petrit Arapi, 3 anni 2 mesi e 15 giorni Vladimir Cuffollari, 3 anni e 2 mesi Dorel Mihali, 1 anno 10 mesi e 10 giorni K. P., 2 anni e 10 mesi Afrim Bejtem e Arber Arapi, 1 anno 10 mesi e 10 giorni Patrick Capovilla e Gianluca Lira.

 

 

Gli arresti, avvenuti già nel 2018 (qui l'articolo) in un'operazione denominata “Sciamano”, furono basati sulle accuse di associazione a delinquere e spaccio di sostanze stupefacenti. Caduta la prima, molto difficile da dimostrare, è rimasta in piedi la seconda.

 

I numeri dell'operazione sono particolarmente impressionanti: 120 grammi di hashish, 320 grammi di cocoaina pura, 100 grammi di marijuana, 4 piante, un tirapugni, 4 bilancini di precisione e 28 cellulari ritirati, oltre mille cessioni di stupefacenti documentate, un bar sequestrato, 70 consumatori segnalati e un giro d'affari stimato di 70mila euro al mese.

 

Il bar Girardi di Castello Molina era la base. Di giorno normale locale, di sera luogo di taglio, confezionamento e smercio delle dosi, in un sistema organizzato con distributori alla base, degli addetti al procacciamento delle sostanze per il taglio – aspirine o farmaci acquisiti online o in farmacia – e soprattutto dei gangli di collegamento tra Trento, Rozzano milanese e le tre valli del Trentino nord-orientale.

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