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Sentenza storica sulla marijuana. Per la Cassazione coltivarne piccole quantità non è reato. Fugatti: "Difenderemo i nostri giovani"

Dopo che a metà mese il Senato aveva bocciato l'emendamento sulla cannabis light, la Cassazione ha emesso una sentenza storica dichiarando che la coltivazione di una modica quantità di marijuana non è reato, essendo volta al consumo personale e non allo spaccio. Potrebbe essere un precedente vincolante, e la politica, anche quella locale, non ha tardato a reagire

Di Davide Leveghi - 27 dicembre 2019 - 13:46

TRENTO. E' una sentenza eclatante quella emessa il 19 dicembre scorso dalle sezioni unite penali della Corte di Cassazione: coltivare marijuana in casa in piccole quantità e per uso personale non costituisce reato. Tale pronunciamento non significa che la legge che regolamenta la coltivazione e il consumo della cannabis sia cambiata, quanto piuttosto che in virtù dell'autorevolezza dell'organo che l'ha emesso si potrebbe creare un primo importante precedente vincolante per l'ordinamento vigente nel Paese.

 

“Il reato di coltivazione di stupefacenti – si legge nell'Informazione provvisoria - è configurabile indipendentemente dalla quantità di principio attivo ricavabile nell'immediatezza, essendo sufficienti la conformità della pianta al tipo botanico previsto e la sua attitudine, anche per le modalità di coltivazione, a giungere a maturazione e a produrre sostanza stupefacente; devono però ritenersi escluse, in quanto non riconducibili all'ambito di applicazione della norma penale, le attività di coltivazione di minime dimensioni svolte in forma domestica, che, per le rudimentali tecniche utilizzate, lo scarso numero di piante, il modestissimo quantitativo di prodotto ricavabile, la mancanza di ulteriori indici di un loro inserimento nell'ambito del mercato degli stupefacenti, appaiono destinate in via esclusiva all'uso personale del coltivatore”.

 

La mancanza di un danno alla salute pubblica e l'incidenza bassa se non nulla sui mercato illegale di stupefacenti renderebbero lecita la coltivazione di modiche quantità di marijuana in appartamento, a patto che sia a uso strettamente personale. Su internet e nei negozi dedicati, d'altronde, la strumentazione per la coltivazione era già da parecchio tempo acquistabile.

 

Dire però che questi mezzi possano fattivamente portare alla coltivazione di marijuana cambia proprio in virtù della sentenza, arrivata dopo che in passato la Corte Costituzionale si era già espressa negativamente, soprattutto in virtù di una legge molto restrittiva e contestata come la Fini-Giovanardi, abrogata nel 2014 perché incostituzionale.

 

Da quel momento, detenere piccoli quantitativi di marijuana portava ad un illecito amministrativo e non più ad una vera e propria violazione della legge, tanto che riguardo alla coltivazione la Corte di Appello di Brescia aveva rilevato una possibile contraddizione giuridica infine smentita dalla Corte Costituzionale in continuità con le precedenti pronunce in materia.

 

Il principio utilizzato dalla Corte Costituzionale nella “battaglia giuridica” sulla marijuana stabiliva che in ogni caso la coltivazione aumentava la quantità di droga in circolazione e poteva pertanto contribuire alla sua vendita illegale. Un concetto venuto meno in questa sentenza, che potrebbe aprire uno squarcio decisivo in un'interpretazione repressiva finora maggioritaria.

 

All'apertura giuridica non sono certo corrisposte risposte politiche altrettanto innovative. Rimanendo nel contesto locale, la reazione della Giunta leghista infatti non è tardata ad arrivare, puntando su argomentazioni non prive di una certa sfumatura propagandistica. “Ci riserviamo di leggere con attenzione le motivazioni della pronuncia del 19 dicembre scorso – ha dichiarato il presidente della Provincia Maurizio Fugatti – ma fin d'ora sentiamo la necessità di ribadire tuta la nostra preoccupazione per le conseguenze che ciò avrà sul sistema socio educativo nazionale, lasciando ancora di più le famiglie solo a difendere i diritti dei loro figli minorenni a crescere sani e lucidi”.

 

Proprio sulla difesa dei diritti dei minori, il governatore ha insistito: “Il loro diritto a crescere in ambienti adatti al proprio benessere psicofisico è da tempo inquinato dalla campagna strisciante di chi vorrebbe legalizzare le droghe passando per la truffa culturale della 'leggerezza della droga'. È curioso come questa campagna non abbia mai citato l'articolo 33 della Convenzione sui diritti dell'infanzia approvata dall'Assemblea generale della Nazioni Unite il 20 novembre 1989, ratificata dal nostro Paese con la legge 176 del 27 maggio 1991, che, nonostante il pronunciamento della Cassazione sul tema, recita testualmente: 'gli Stati adottano ogni adeguata misura, comprese quelle legislative, amministrative, sociali ed educative per proteggere i fanciulli contro l'uso illecito di sostanza stupefacenti e di sostanze psicotrope”.

 

Rendere lecito il coltivarsi in casa una sostanza stupefacente – ha proseguito Fugatti – rafforza il falso convincimento che alterare la propria lucidità con una sostanza sia un problema da poco, da relegare all'aspetto ludico-ricreativo della vita. Questo contrasta con tutte le evidenze scientifiche sugli effetti altamente negativi e destabilizzanti dell'uso di tutte le droghe sullo sviluppo celebrale in età evolutiva, oltre a minare alla radice il lavoro educativo che ogni famiglia cerca con fatica di fare per garantire ai propri figli una vita sana e responsabile. Il Trentino non intende seguire questa strada, riaffermando invece tutto il proprio impegno a costruire percorsi di crescita per i propri giovani liberi da tutte le droghe e ogni altra dipendenza”.

 

Sul tema, è fresca la bocciatura dell'emendamento che apriva definitivamente alla vendita della cannabis light con contenuto di thc inferiore allo 0,5%, fomentata dalla destra e accolta con delusione dagli imprenditori del settore. Nell'Italia delle contraddizioni, il corto circuito giuridico è sempre dietro l'angolo.

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