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Trentino-Alto Adige: “Regione ponte per i traffici illegali della mafie”

È quanto emerge dalla relazione della Direzione investigativa antimafia, secondo gli inquirenti la diffusione della ricchezza e le molteplici possibilità di investimento possono rappresentare potenziali attrattive per la criminalità organizzata

Di Tiziano Grottolo - 20 luglio 2019 - 15:44

TRENTO. “La diffusione di ricchezza e la possibilità di investimento offerte dal contesto economico-imprenditoriale del territorio costituiscono una potenziale attrattiva per la criminalità mafiosa” è il quadro della nostra regione che emerge dalla relazione della Direzione investigativa antimafia per il secondo semestre del 2018.

 

Quindi, sottolineando come né per la provincia di Trento né per quella di Bolzano vi siano forme di radicamento della criminalità organizzata, non si possono escludere tentativi d’infiltrazione con particolare riferimento ai settori dell’edilizia, delle attività estrattive e della ristorazione. Alta l’attenzione anche per quelle attività connesse con l’economia legale ma che possono dar luogo a fenomeni di riciclaggio.

 

Il pericolo di infiltrazione mafiosa nel territorio è stato altresì evidenziato dal rapporto della ‘Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere’ che ha affermato come diversi elementi facciano ritenere che siano in atto attività criminali più intense di quanto emerso finora.

O come ribadito dal presidente della stessa commissione Nicola Morra, che durante una visita in Trentino, parlò di: “Segnali preoccupanti, in particolare nei settori delle costruzioni e del porfido, dove la presenza di società collegabili a famiglie 'ndranghetiste è ormai conclamata”, oltre a fare riferimento a possibili infiltrazioni nel settore turistico altogardesano.

 

Ad ogni modo i soggetti legati a vario titolo alle attività della criminalità organizzata tendono a mantenere un basso profilo per evitare di attirare l’attenzione sulle rispettive attività di investimento di capitali.

 

Sempre secondo la relazione della Dia in Trentino e in Alto Adige, già a partire dagli anni ’70, si è registrata la presenza di elementi mafiosi affiliati alla ‘ndrangheta, per lo più provenienti dalla Locride di Reggio Calabria. Queste cellule fungerebbero da “ponte di collegamento” fra le attività locali e le ramificazioni delle cosche in Germania, in particolare con la città di Monaco di Baviera.

Secondo i dati dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, in provincia di Trento, attualmente ci sono due immobili coinvolti questo tipo di procedura, che vanno ad aggiungersi ai 16 sequestrati tra il 2003 e il 2010. Inoltre sono in corso le gestioni di quote societarie di minoranza di tre aziende trentine.

 

La particolare posizione della due province autonome, crocevia naturale e collegamento fra varie aree, le porta ad essere interessate dal traffico di merci illegali, da e verso gli altri Paesi europei, in primis per il trasporto di stupefacenti, racket gestiti sia da gruppi stranieri che nazionali.

 

Dalle indagini sul territorio sono emerse anche attività illecite legate allo sfruttamento della prostituzione, spesso all’interno di centri massaggi.

Ultimo appunto riguarda il transito di latitanti di mafia sul territorio, che rappresenta un “corridoio” per la Germania (dove risultano presenti proiezioni di clan calabresi) facilmente percorribile in auto, e per via dei minori controlli preferito agli aeroporti.

 

In ultima analisi se da un lato viene evidenziato come non esistano prove di un radicamento mafioso sul territorio delle due province autonome è altrettanto vero che non bisogna abbassare la guardia sul fenomeno che tende, come evidenziato dallo stesso rapporto, a mantenere volutamente un basso profilo per non attirare attenzioni indesiderate.

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