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Coronavirus e criminalità, a rischio le imprese in Trentino Alto Adige. L'allarme dell'Antimafia: ''Non solo droga e traffici illegali, attenzione a usura e riciclaggio''

In Trentino Alto Adige la relazione della Dia fa riferimento a soggetti riconducibili alla criminalità mafiosa che mantengono un basso profilo al fine di sviluppare le proprie attività, principalmente incentrate sul reimpiego di capitali in attività lecite. L'’operatività di affiliati alla ‘ndrangheta è emersa in Trentino e in Alto Adige già a partire dagli anni ‘70

Di GF - 26 February 2021 - 11:01

TRENTO. Un tessuto imprenditoriale fortemente condizionato dagli effetti negativi della pandemia, che espone al rischio di infiltrazioni criminali tutti i settori produttivi afflitti da crisi di liquidità e da difficoltà di accesso al credito istituzionale. E' questo uno dei punti che sono contenuti nella relazione della Dia sul primo trimestre del 2002 che è stata trasmessa dal Ministro dell’Interno Lamorgese alla Camera dei Deputati. Una relazione importante che va a fotografare la situazione in un periodo caratterizzato dall’ emergenza sanitaria e dai correlati effetti devastanti sul piano economico e sociale, cui si è dedicata un’altrettanta straordinaria attenzione sotto il profilo preventivo e repressivo.

 

I settori maggiormente a rischio sono la logistica, la ristorazione, l’alberghiero, i negozi in franchising, i piccoli supermercati, nonché tutta la filiera agroalimentare. Il blocco delle attività̀ di tanti esercizi commerciali e delle piccole e medie imprese è in grado di cagionare una crisi di liquidità difficilmente reversibile per numerose realtà economiche, in relazione alla quale l’intervento dei componenti del crimine organizzato potrebbe manifestarsi attraverso i caratteristici fenomeni mafiosi, vale a dire l’usura, il riciclaggio, l’intestazione fittizia di beni.

 

Si è constatato, nel corso degli anni, come singoli soggetti o gruppi familiari, appartenenti o contigui a famiglie mafiose, si siano radicati in alcune aree del Nord Est, ove sono riusciti ad intessere affari, stabilire relazioni ed apprestare appoggi logistici per le organizzazioni di riferimento. Significativi di questo fenomeno sono la crescita numerica di nuove società nate in pieno lockdown e l’aumento da parte dell’Unità di Informazione finanziaria per l’Italia delle operazioni sospette di riciclaggio.

 

Plurime attività investigative hanno infatti evidenziato che ormai da tempo diverse organizzazioni mafiose sono presenti nel Nord-Est e che tutte operano in settori economici apparentemente leciti ove investono e riciclano le risorse tratte dalle classiche attività delittuose.

 

Per quanto riguarda il Trentino Alto Adige, la relazione della Dia fa riferimento a soggetti riconducibili alla criminalità mafiosa che mantengono un basso profilo al fine di sviluppare le proprie attività, principalmente incentrate sul reimpiego di capitali in attività lecite.

I settori esposti a maggior rischio di infiltrazione sono quelli della estrazione del porfido e delle costruzioni.

 

L’operatività di affiliati alla ‘ndrangheta è emersa in Trentino e in Alto Adige già a partire dagli anni ‘70. L’infiltrazione mafiosa nel tessuto economico del territorio da parte di questi sodalizi si è manifestata soprattutto nella ristorazione, nell’industria alberghiera e nelle produzioni eno-gastronomiche, settori che, rappresentando le principali eccellenze regionali, risultano attualmente tra i più penalizzati a causa delle restrizioni imposte dalla pandemia da Covid19.

 

La temporanea crisi di liquidità ha aumentato il rischio di infiltrazioni attraverso manifestazioni criminali quali l’usura e le estorsioni volte, in un primo tempo, ad inserirsi nelle compagini societarie e, successivamente, alla sottrazione delle attività con intestazione fittizia delle stesse. In merito, appare opportuno sottolineare come anche le analisi condotte dalla Banca d’Italia abbiano evidenziato come il blocco delle attività abbia avuto rilevanti ripercussioni sulle imprese determinando, per il semestre in esame, un forte calo della domanda interna.

 

Nella relazione vengono ricordate l’operazione “Freeland”, conclusa nel giugno 2020, che ha portato all’arresto di 20 soggetti per i reati di spaccio di stupefacenti, estorsione, sequestro di persona e detenzione di armi clandestine. Il gruppo criminale, operativo in provincia di Bolzano, faceva capo a due soggetti calabresi, padre e figlio, ritenuti vicini alla ‘ndrina Italiano Papalia di Delianuova a Reggio Calabria. I due, oltre a gestire lo spaccio di stupefacenti in alleanza con la criminalità locale, avrebbero avuto contatti con i cartelli colombiani per l’approvvigionamento di cocaina.

 

Un'altra indagine importante che viene citata è “Perfido”, conclusa dai Carabinieri il 15 ottobre 2020, ha confermato come la presenza di gruppi criminali mafiosi calabresi nella regione. L’indagine, coordinata dalla Procura Distrettuale di Trento, ha colpito con provvedimenti di custodia cautelare 19 soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione mafiosa, scambio elettorale politico mafioso, detenzione illegale di armi e munizioni, nonché riduzione in schiavitù. È stata inoltre evidenziata, per la prima volta, la costituzione, nella regione, di un vero e proprio locale di ‘ndrangheta, espressione della cosca Serraiano originaria di Reggio Calabria, insediato a Lona Laes in Trentino. Questa indagini hanno permesso di portare a galla come la ‘ndrangheta fosse riuscita ad infiltrarsi nell’economia legale.

 

Ma l'attenzione sul Trentino Alto Adige è alta anche perché la posizione geografica della regione la rende uno snodo nevralgico per gli spostamenti da e per l’Europa, ma anche per il traffico e nello spaccio di droga con traffici illegali con il nord Europa, nel contrabbando di sigarette e nell’immigrazione clandestina, spesso finalizzata allo sfruttamento della prostituzione e del lavoro nero .

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