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Viaggi a Dubai, finti assegni e promesse di grandi guadagni (mai mantenute). Condannati 2 imprenditori per truffa e bancarotta fraudolenta

E' avvenuto in Alto Adige. I due amministratori di società energetiche raccoglievano fondi tra investitori dalle ingenti risorse economiche promettendo impianti d'avanguardia e organizzando perfino finti viaggi d'affari a Dubai e Kuala Lumpur. Alle richieste di rimborso, facevano seguire la dichiarazione di fallimento, distraendo le risorse su conti esteri. Condannati, hanno patteggiato

 

Pubblicato il - 19 December 2019 - 13:07

BOLZANO. Promettevano la realizzazione di impianti per la produzione di energia rinnovabile, salvo poi fingere il fallimento delle rispettive aziende, i due amministratori delegati condannati di truffa e bancarotta fraudolenta dal Tribunale di Bolzano. Conclusa con il patteggiamento delle pene a 4 e 3 anni di reclusione, i due avevano dato vita ad una vera e propria messa in scena con annesso finto viaggio d'affari a Dubai.

 

Dalle indagini svolte dalla guardia di finanza di Merano e diretta dalla Procura della Repubblica di Bolzano, la ricostruzione della vicenda ha delineato un quadro in cui i due amministratori operanti nel settore energetico e termoidraulico proponevano a persone con disponibilità finanziarie di investire ingenti somme nelle loro imprese allo scopo di finanziare la realizzazione di fruttuosi impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili. Le somme raccolta, pari a circa 350mila euro, sarebbero stato però utilizzate per spese personali o rimesse su conti esteri intestate a persone terze compiacenti.

 

Un piano studiato a tavolino, dunque, in cui le procedure di recupero crediti sono state vanificate tramite la distrazione di oltre 1,5 milioni di euro dai conti delle società successivamente fallite.

 


 

L'attività investigativa ha preso avvio da una querela per truffa presentata dal rappresentante legale di una società torinese che, credendo nella bontà del progetto di realizzazione di un impianto d'avanguardia, aveva conferito in quattro tranches la somma complessiva di 280mila euro. Alla richiesta di informazioni sullo stato del progetto l'imprenditore veniva rassicurato con l'esibizione di un assegno contraffatto da 5 milioni di euro.

 

In un altro caso, i due imprenditori, pur di far sembrare concreto il progetto e di carpire un altro importo pari a 60mila euro, hanno finto un viaggio d'affari a Dubai per incontrare un sedicente broker finanziario ed un successivo scalo a Kuala Lumpur, capitale della Malesia, per perfezionare il finanziamento da 50 milioni. Il tutto, però, non era altro che una messa in scena.

 

Nel momento in cui gli investitori si rendevano conto della fantomaticità del progetto e della lentezza nel decollare, le richieste di restituzione delle somme provocavano la dichiarazione di fallimento da parte dei due truffatori, mentre dai conti societari le risorse raccolta, pari a 1 milione e mezzo, venivano distratte attraverso bonifici verso Paesi esteri, in specifico Malesia e Usa.

 

Da qui le denunce e le ipotesi di reato, poi confermate, per truffa e bancarotta fraudolenta.

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