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Promettevano guadagni straordinari con la criptovaluta OneCoin ma era una truffa: quasi 4mila gli altoatesini che hanno acquistato i 'pacchetti'

A livello mondiale la truffa di OnceCoin è quantificabile nella cifra da capogiro di 1,8 miliardi di euro: non è stata risparmiata la Provincia di Bolzano. Sono 14 in tutto le persone rinviate a giudizio dopo le indagini dei Finanzieri di Brunico: in Alto Adige 3.700 residenti hanno inviato un totale di 5 milioni di euro all'estero per l'acquisto dei 'pacchetti OneCoin'

Pubblicato il - 05 agosto 2021 - 13:54

BOLZANO. Promettevano guadagni straordinari grazie ad una criptovaluta ma, nascosto sotto i sogni di soldi facili e veloci, si nascondeva il tipico schema Ponzi: sono 14 le persone rinviate a giudizio dopo le indagini dei Finanzieri della Compagnia di Brunico (coordinati dalla Procura di Bolzano) per la truffa di OneCoin. Si tratta in poche parole di uno schema piramidale, un sistema truffaldino che non ha risparmiato l'Alto Adige e che a livello mondiale è quantificabile nell'ordine di almeno 1,8 miliardi di euro. Solo in Alto Adige i residenti che hanno acquistato i 'pacchetti OneCoin' sono 3.700, per una spesa totale di 5 milioni di euro.

 

La vicenda giudiziaria prende il via dall'attività della società bulgara 'OneCoin Lt' la quale, attraverso numerosi cittadini italiani ed esteri, promuoveva abusivamente l'acquista della criptovaluta omonima, spacciandola in poche parole come strumento finanziario ad alto rendimento. In realtà il meccanismo era quello tipico dello schema piramidale, in cui l'investitore consegue dei guadagni solo se riesce a reclutare nuovi aderenti, a loro volta vittime del raggiro, in grado di apportare risorse finanziarie 'fresche' destinate a remunerare i guadagni dei soggetti posti ai livelli superiori della piramide.

 

Quando poi finiscono i nuovi iscritti, però, il castello di carte crolla su se stesso ma a quel punto, per chi ha investito, è ormai troppo tardi per recuperare i propri fondi. Le indagini hanno portato all'individuazione di Ruja Ignatova, fondatrice della società che ha diffuso la criptovaluta e promotrice della truffa a livello internazionale. La cittadina bulgara, dicono le Fiamme Gialle, veniva coadiuvata in Italia da tre fratelli altoatesini residenti all'estero, anch'essi ai vertici dell'organizzazione i quali, a loro volta, si avvalevano di una moltitudine di promotori a livello nazionale e locale. Le indagini hanno portato all'individuazione di 10 di questi, di cui 9 altoatesini e 1 veneto. Lunga la lista dei reati per i quali i responsabili sono stati rinviati a giudizio: truffa aggravata, diffusione e promozione abusiva e vendita piramidale di moneta elettronica, abusiva raccolta del risparmio e abusivismo finanziario, il tutto con l’aggravante della transnazionalità.

 

Ai truffati, i promotori di OneCoin promettevano guadagni straordinari in poco tempo oltre che bonus aggiuntivi qualora gli aderenti all'investimento avessero reclutato ulteriori soci-investitori. Ai malcapitati veniva infatti raccontato non solo che al crescere del numero degli investitori sarebbe aumentato significativamente il valore della criptovaluta sul mercato, ma anche che era possibile la conversione in valuta corrente, attraverso una non meglio precisata quotazione in borsa della moneta. Quotazione che poi non è mai avvenuta.

 

La complessa attività d'indagine si è sviluppata attraverso una serie di intercettazioni telefoniche e ambientali e numerose perquisizioni (sia in Alto Adige che in Veneto). A livello internazionale, la portata della truffa è quantificabile in 1,8 miliardi di euro e le indagini dei Finanzieri di Brunico in Istituti di credito altoatesini hanno permesso di accertare che, per l'acquisto di 'pacchetti OneCoin' sono stati effettuati bonifici verso l'estero per circa 11 milioni di euro, di cui 5 milioni disposti da 3.700 residenti in provincia di Bolzano.

 

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