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A Pergine 2 mila mascherine arrivano dalla Cina grazie al titolare del ristorante cinese. Il sindaco: ''Ringraziare è poco. Quello del signor Li è un atto di fiducia e speranza''

Li Xiarong si è procurato – a sue spese – duemila mascherine, indispensabili supporti alla prevenzione. Le ha donate al sindaco di Pergine, Roberto Oss Emer, che le ha immediatamente girate all’ospizio, alla polizia municipale, ai pompieri e ora sta cercando di assicurarsene altre 4.000 e a recuperare i termometri speciali per la temperatura a tutela del personale dell'Rsa

Di Carmine Ragozzino - 20 marzo 2020 - 19:33

PERGINE. Il suo ristorante a Pergine – Il Giardino di Giada – è chiuso. Un salasso per le finanze della sua famiglia, una preoccupazione grande per il presente e per il futuro. Ma nelle priorità di Li Xiarong, il titolare del Giardino di Giada, la solidarietà viene prima di tutto. “La solidarietà e la riconoscenza – dice con una serenità olimpica – verso il posto dove vivo e lavoro da più di 20 dei 30 anni passati in Italia”. Quelle di Li Xiarong non sono certo parole di circostanza. Le sue parole si traducono in fatti. In un’azione di sensibilità esemplare che dovrebbe procurare vergogna – e tanta – a quanti dall’avvio della tragedia virale hanno cercato un capro espiatorio con gli occhi a mandorla e i modi gentili spesso ignoti all’occidentale.

 

Li Xiarong si è procurato – a sue spese – duemila mascherine, indispensabili supporti alla prevenzione. Le ha donate al sindaco di Pergine, Roberto Oss Emer, che le ha immediatamente girate all’ospizio, alla polizia municipale, ai pompieri e ad altre realtà che non possono farne a meno per svolgere i loro encomiabili compiti di supporto ad una comunità impaurita e disorientata. Il sindaco – diventato un frequentatore assiduo dei social per comunicare raccomandazioni e vicinanza alla sua popolazione – ha reso immediatamente noto il gesto tanto inatteso quanto importante. Un’importanza materiale: c’è terribile carenza di mascherine e di tutto il resto che serve a salvaguardare chi cura, accudisce, controlla e aiuta. Un’importanza sociale: la conferma che la solidarietà parla tutte le lingue e intreccia tutte le culture. Così come dovrebbe essere. Così come purtroppo troppi vorrebbero che non fosse.

 

Ringraziare è poco – spiega il sindaco di Pergine – perché credo che quello del signor Li e della sua famiglia sia un atto che produce fiducia e speranza. Oggi di fiducia e di speranza abbiamo urgenza, così come abbiamo urgenza che tutti capiscano e si sottopongano alle regole di sicurezza senza costringerci a coercizioni”. Il post del sindaco che racconta il “dono” del cinese-perginese non è passato inosservato su Facebook e ha raccolto 167 commenti in pochi minuti. “Sei un grande”, una ininterrotta sequenza di “grazie”. Un divertente slogan, pure: “Siamo tutti Li”.

 

Ma anche ragionamenti che portano giustamente a riflettere sulla terribile abitudine di scollegare il cervello dalla realtà per inseguire i venditori di paura: “Ho incontrato il signor Li qualche settimana fa – si legge in un commento – quando alcuni italiani sembravano essere diventati i peggiori razzisti nei confronti dei cinesi. Mi sono fermato a salutarlo e lui mi ha detto commosso io non sono infetto. Molti lo avevano additato come untore. Gli ho stretto la mano e gli ho detto di non preoccuparsi perché gli ignoranti non hanno nazionalità. Nonostante tutto è lui oggi a compiere un gesto importante per il bene di quella comunità che lui rispetta e della quale si sente parte. Che alcuni riflettano”.

 

Li Xiarong è perfino stupito della gratitudine dei perginesi. “Ho fatto solo quello che chiunque dovrebbe fare se ne ha la possibilità. E farò di tutto per contribuire ancora. Non sono un eroe. Con mia moglie e la mia famiglia abbiamo semplicemente deciso che non si poteva stare con le mani in mano”. E con le mani in mano Li Xiarong davvero non riesce a stare se è vero che quelle duemila mascherine sanitarie pare siano solo una parte del suo “contributo”. “Sono riuscito a procurarle attraverso l’associazione di cinesi Ruain, del Nord Italia, di cui faccio parte. Quello che ho fatto io lo stanno facendo molti altri connazionali in tutta Italia. Nei prossimi giorni, spero già domani – dice il ristoratore - dovrei riuscire ad assicurarmi un altro migliaio di mascherine, forse fino a quattromila. Sono in contatto con la mia patria, nella provincia di Zhejiang, vicino Shangai, da cui provengo, per avere a disposizione anche un certo numero di sussidi specifici per chi opera a diretto contatto con i malati. Le mascherine più tecniche che purtroppo scarseggiano sempre più”.

 

Non è tutto. Inserito con stima reciproca nella comunità perginese, Li Xiarong non ci ha pensato un attimo quando un medico amico della casa di riposo, la Rsa, gli ha spiegato che servirebbero termometri speciali per la temperatura a tutela del personale. “Forse otto li sto recuperando in Cina – spiega ancora il signor LI”. Cronache, belle cronache, di luce. Una luce che il buio pesto di questi giorni non riuscirà a spegnere. Un piccolo-grande fatto per il quale il sindaco si fa primo portavoce del sentimento e della promessa dei suoi concittadini: “Al Giardino di Li – dice – sono sempre andato. Quando l’incubo sarà finito credo che avrà un bel da fare per gestire le prenotazioni dei perginesi. E tutti speriamo che succeda presto”.

 

Li Xiarong però non pensa ai suoi affari. Non oggi. Lui oggi pensa solo a raccomandare: “Avete sentito i medici cinesi venuti in Italia per portare la loro esperienza vincente contro il virus? Raccomandano di stare in casa, di seguire le norme igieniche, di non fare stupidaggini autolesionistiche. Ne usciremo. Insieme”.

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