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Addio a Gianni Secco, Belluno perde un cantore della poesia popolare

Conduttore televisivo, Secco era tra le personalità più amate e componente, insieme a Giorgio Fornasier, del duo musicale dialettale "I Belumat". Roberto Padrin, presidente della Provincia di Belluno: "Ha saputo esprimere in modi ironici e delicatissimi il grande amore per il bellunese e la sua gente"

Pubblicato il - 27 March 2020 - 13:40

BELLUNO. Si è spento a 74 anni Gianni Secco, interprete della musica e della poesia popolare veneta. Malato da tempo, lascia un vuoto enorme nella comunità.

 

Conduttore televisivo, Secco era tra le personalità più amate e componente, insieme a Giorgio Fornasier, del duo musicale dialettale "I Belumat".

 

"Apprendo con dolore la notizia della morte di Gianni Secco. Se ne va una persona poliedrica, una figura straordinaria della nostra terra". Così Roberto Padrinpresidente della Provincia di Belluno, che aggiunge: "Ha saputo esprimere in modi ironici e delicatissimi il grande amore per il bellunese e la sua gente".

 

Cantore storico dei "Belumat" ma anche poeta e fine conoscitore delle tradizioni della montagna, tantissimo il cordoglio per la scomparsa dell'autore di numerose canzoni, libri di poesia e delle tradizioni popolari. "E' sempre riuscito a cogliere le bellezze della nostra provincia e trasmetterle con passione. Come è tipico delle persone intelligenti - conclude Padrin - sapeva non prendersi mai troppo sul serio. Ci mancherà il suo humor, ci mancherà la sua presenza".

 

E' stato presidente dell’Associazione culturale internazionale Soraimar e numero uno del Centro studi e documentazione riti e carnevali di montagna, membro fondatore dell’Orchestra da Camera di Belluno e del Circolo bellunese Al Zenpedon.

 

"Belluno saluta con commozione Gianni Secco, che ci ha lasciati con un sorriso nel cuore dopo una lunga battaglia - commenta Marco Perale, assessore alla cultura del Comune di Belluno -. Una figura davvero straordinaria. Chi lo ricorda per l'ironia graffiante dei Belumat, chi per la valorizzazione della tradizione dell'emigrazione veneta in Brasile, chi per il salvataggio dei carnevali di montagna e delle loro maschere, chi infine come poeta. I poeti sanno vedere lontano e non muoiono mai".

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