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Aggredirono e minacciarono il barista per un rimprovero: denunciata una coppia e il padre della donna

I fatti risalgono allo scorso 15 giugno, quando un banale rimprovero era degenerato in una furibonda aggressione ai danni del titolare del Maly Bar che aveva invitato una ciclista a rallentare l'andatura. La donna però si era presentata con il compagno e il padre per vendicarsi

Pubblicato il - 23 luglio 2020 - 10:25

TRENTO. Tutto era partito da un normale rimprovero, il titolare del Maly Bar di via Vittorio Veneto aveva richiamato una ciclista che, sfrecciando sul marciapiede adiacente al bar, era stata invitata ad utilizzare la pista ciclabile. Questo perché attraversare il marciapiede che separa il bar dal suo plateatico (senza rallentare) può essere pericoloso, per clienti e lavoratori, che si spostano tra l'uno e l'altro (QUI articolo).

 

Eppure, nel pomeriggio di lunedì 15 giugno, un banale richiamo a prestare attenzione degenerò in un’aggressione ai datti del titolare del Maly Bar. La ciclista infatti, non gradendo di essere stata richiamata, aveva incominciato animatamente a discutere con l’uomo offendendolo e aggredendolo, arrivandolo addirittura a lanciandogli contro la stessa bicicletta, e dileguandosi subito dopo grazie all’intervento di un avventore del locale.

 

Tutto finito? Niente affatto, dopo una quindicina di minuti, il barista venne nuovamente aggredito, assalito alle spalle e raggiunto da una serie di pugni. L’aggressore si era presentato in compagnia della ciclista con la quale era nata la discussione e che adesso lo incitava a colpire. La furibonda aggressione è terminata solo grazie all’intervento della figlia della vittima e gestrice del locale che riusciva a far allontanare i due.

 

A questo punto venne chiesto l’intervento dei carabinieri, ciononostante l’aggredito venne nuovamente raggiunto dalla ciclista, evidentemente non soddisfatta, in compagnia di un altro uomo, che richiedeva minacciosamente spiegazioni su quanto avvenuto, intimidendo l’uomo. Alla vista dei militari però la donna riuscì a dileguarsi, mentre l’uomo rimase a parlare riferendo di essere intervenuto perché conosceva il padre della ciclista.

 

Non era vero, perché come ricostruito dalle indagini dei carabinieri l’uomo altri non era che il padre della ciclista. Da lì il passo è stato breve e i militari sono riusciti a identificare la donna e il secondo aggressore: il compagno convivente della stessa. Ora la donna e i due uomini, rispettivamente trentini e uno albanese, dovranno rispondere del reato di lesioni personali. Il barista era stato costretto a ricorrere alle cure del pronto soccorso, con lesioni guaribili in una decina giorni.

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