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Coronavirus, Ferro: “Si rimane contagiosi anche dopo 14 giorni dalla scomparsa dei sintomi”. La scorsa settimana 2500 persone hanno accusato sintomi influenzali riconducibili al covid-19

Ad oggi sono stati effettuati circa 7500 tamponi, il dipartimento prevenzione: “Tra il 20 e il 25 marzo i tamponi positivi erano il 60%, oggi sono solo l’8%”.  Nonostante il miglioramento della situazione epidemiologica però, non è comunque da escludere un peggioramento sui dati della mortalità, Fugatti: “Non è il momento di allentare le misure restrittive”

Di Tiziano Grottolo - 31 marzo 2020 - 20:41

TRENTO. Anche quest’oggi purtroppo il Trentino ha registrato un alto numero di decessi, ben 17, dovuti al coronavirus “numeri che testimoniano gravità della situazione”, ha detto il presidente della Pat Maurizio Fugatti. Guadando al bicchiere mezzo pieno l’incremento dei nuovi positivi è stato contenuto fermandosi a soli 45 nuovi casi, “questo però – ha ricordato Fugatti – non significa che si debbano allentare le misure restrittive o – peggio ancora – che l’emergenza sia finita”. Per una valutazione complessiva comunque è stato fatto sapere che serviranno almeno altre due settimane per capire se il grado di contagio diminuirà effettivamente. Proprio per questo però, secondo il presidente della Pat, non è il momento di abbassare la guardia. Una nota di colore alla conferenza stampa non erano presenti né il direttore generale Bordon, né il direttore per l'Integrazione Socio Sanitaria Enrico Nava.

 

Per tenere il punto sull’evoluzione dell’epidemia è intervenuto Antonio Ferro, direttore del dipartimento di prevenzione, che ha ricordato come fino ad oggi siano stati effettuati circa 7500 tamponi. Negli ultimi giorni abbiamo assistito al calo dei tamponi positivi, o meglio la percentuale: “Basti pensare – ha sottolineato Ferro – che fra il 20 e il 25 marzo la percentuale di tamponi positivi (sul totale di quelli effettuati) raggiungeva il 60% mentre in questa settimana sono stati solo l’8%”. Ferro ha anche giudicato positivamente lo studio pubblicato all'ex rettore dell'Università di Trento, Davide Bassi, che fotografano la situazione trentina e che il Dolomiti ha pubblicato.

 

“Quando la capacità di effettuare i campioni sarà aumentata – ha aggiunto Ferro – il dato di cui dovremmo tener conto non sarà il numero totale dei positivi ma la percentuale di positività su quelli eseguiti”. Altro dato incoraggiante riguarda gli accessi al pronto soccorso, se nel momento peggiore se ne registravano un 70% legati a patologie respiratorie oggi si è scesi ad un 30%. Stesso discorso per i trasporti effettuati dal 118 che nella settimana tra il 20 e il 25 marzo avevano raggiunto i 160 trasporti al giorno numeri che oggi sono dimezzati. Buone notizie anche dalla “rete sentinella” Influnet che mostra come l’incidenza delle sindromi influenzali sia passata dal 6,9 della settimana precedente al 4,6 odierno. Interessante anche il dato proveniente sulla sorveglianza svolta in collaborazione con la medicina e la pediatria di famiglia, nel periodo che va dal 17 al 30 marzo, sono pervenute circa 2800 segnalazioni “casi che andiamo a contattare uno per uno – ha ricordato Ferro – dando tutte le raccomandazioni relative alle norme comportamentali”.

 

Un dato complessivo che mostra come la settimana scorsa siano stati circa 2500 i casi di sindrome influenzali che in qualche modo sono riconducibili al coronavirus, per questo è importante che l’isolamento fiduciario venga protratto almeno per almeno una decina di giorni questo perché, ha spiegato il direttore del dipartimento di prevenzione, “una persona continua a diffondere il virus anche dopo 10 o 14 giorni dalla scomparsa dei sintomi”. In media la malattia dura fra i 4 e i 5 giorni, ma questo varia da persona a persona, spesso si presenta con tosse stizzosa e febbre ma può arrivare ad aggravarsi. Dai dati di letteratura sappiamo che una persona che presenta sintomi gravi può essere contagiosa anche per 30/35 giorni. Generalmente la “negativizzazione del tampone” per chi ha sintomi leggeri arriva dopo 14 giorni. Secondo Ferro però, nonostante la situazione epidemiologica complessiva mostri segnali di miglioramento, non è comunque da escludere un peggioramento nei dati della mortalità che si sviluppa a circa 15/20 giorni dal contagio.

 

A proposito dei dati Fugatti ha voluto precisare, una volta per tutte, che in Trentino usiamo considerare decedute per coronavirus anche le persone che erano già affette da altre patologie “a noi non interessa – ha specificato Fugatti – se viene certificata la presenza di covid-19 noi le consideriamo decedute per questo motivo”.

 

Il presidente della Pat ha fatto presente di aver incontrato il mondo della cooperazione e alcuni privati “con l’intento di valorizzare i negozi multiservizi, al contempo favorendo i prodotti trentini”. Circa l’abbassamento dei prezzi però, molto alti in alcuni piccoli negozi, è stata ottenuta solo la promessa che sarà posta attenzione al riguardo, così come per quanto riguarda la questione dell’approvvigionamento dei prodotti. Massima attenzione anche nei confronti delle Rsa dove, ha ammesso Fugatti, “c’è una situazione critica, ma da parte nostra c’è la ferma volontà di affrontare le problematiche”.

 

Al netto dell’aumento dei posti in terapia intensiva, passati da 30 a 80, ma nei prossimi giorni dovrebbero raggiungere quota 100, si registrata una carenza degli operatori sanitari, medici e infermieri specializzati, in questo senso anche il Trentino ha chiesto e ottenuto che un certo numero di medici, appartenenti alla task force della protezione civile istituita dal governo, siano destinati alle strutture provinciali: “Dovrebbero arrivarne fra le 5 e le 10 unità”. Sulle terapie intensive Fugatti ha escluso la possibilità che una parte di essa venga allestita in una struttura esterna al di fuori dell’ospedale. Fugatti ha infine voluto ringraziare i giornalisti per il lavoro svolto in queste settimane: “Una corretta informazione e pluralismo della stessa sono valori importanti”, ha detto il presidente della Pat.

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