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Coronavirus, nessuna patente d’immunità: “Il 25% dei guariti perde gli anticorpi”, lo studio condotto sui 5 Comuni trentini pesantemente colpiti dalla pandemia

Guarire dal coronavirus non garantisce l’immunità permanente, il direttore dell’azienda sanitaria: “Circa il 75% delle persone contagiate in primavera, a settembre, avevano ancora gli anticorpi che riescono a neutralizzare il virus, ma il restante 25% può ammalarsi di nuovo. Al momento non ci sono modi per distinguere chi resta protetto dagli altri, quindi anche i guariti devono continuare a rispettare le norme di isolamento e proteggersi”

Foto Ivo Corrà
Di Tiziano Grottolo - 24 November 2020 - 19:38

TRENTO. La buona notizia è che nel 75% dei guariti dal coronavirus gli anticorpi rimangono attivi per circa 6 mesi, la cattiva è che c’è comunque un 25% della popolazione li perde prima e pertanto può ammalarsi di nuovo. Come se non bastasse è praticamente impossibile stabilire a quale gruppo appartengono i guariti.

 

A metà novembre erano stati presentati i primi risultati dello studio condotto dall’Azienda sanitaria trentina in collaborazione con il ministero della salute, sui cinque Comuni di Borgo Chiese, Campitello di Fassa, Canazei, Pieve di Bono-Prezzo e Vermiglio, paesi che avevano mostrato un’incidenza molto alta di casi di coronavirus.

 

L’indagine si era articolato in due fasi: nella prima, a maggio, vennero esaminate circa 6.100 persone poi, a distanza di 4 mesi, sono stati ri-esaminati coloro che erano risultati positivi alla prima indagine. Nella seconda fase i tecnici si erano concentrati nella ricerca degli anticorpi neutralizzanti, (cioè quelli che si possono considerare come protettivi nei confronti dell’infezione), in particolare della proteina Spike, scoprendo che circa il 75% dei soggetti presi in esame mostrava ancora una sieropositività.

 

Per questo dalle autorità era trapelato un cauto ottimismo, visto che a quanto pare gli anticorpi rimangono attivi per circa 6 mesi. Il fatto è che comunque una buona fetta delle persone sottoposte al test non avevano più questi anticorpi. “Il coronavirus è una malattia virale per la quale non ci sono antibiotici che uccidono il virus – sottolinea Pier Paolo Benetollo, direttore generale facente funzioni di Apss – una persona guarisce perché sviluppa degli anticorpi e sono questi a eliminare il virus dall’organismo”.

 

Questi anticorpi però, non sono misurabili con i normali test e per farlo l’Apss si è dovuta appoggiare all’Istituto superiore di sanità: “Abbiamo notato come tre quarti delle persone contagiate in primavera, a settembre, avevano ancora gli anticorpi che riescono a neutralizzare il virus. È una buona notizia ma un quarto delle persone può ammalarsi di nuovo”. In altre parole guarire dal coronavirus non garantisce una patente d’immunità. “Al momento – conclude Benetollo – non ci sono modi per distinguere chi resta protetto dagli altri, quindi per prudenza anche i guariti devono continuare a rispettare le norme di isolamento e proteggersi”.

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