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Coronavirus, Oss Noser (presidente triveneto Agis) boccia l'idea Drive-in: ripartiamo dai locali, dai voucher culturali e (perché no) meglio il Bike-in

Il numero uno delle imprese del settore dello spettacolo spiega che quella dei Drive-in per sostenere il mondo del cinema del teatro e della musica non è nemmeno un'ipotesi: ''Le risorse che si butterebbero in quel modo meglio investirle sui locali per metterli in sicurezza, per detassare i tributi. Lazzeri, (cinema Vittoria e Roma) presidente Anec delle Tre Venezie: ''Sarà una ripartenza difficile con una minor capienza. Ma bisogna ripartire da qui''

Di Carmine Ragozzino - 02 maggio 2020 - 11:02

TRENTO. Una pietra tombale sulla strampalata proposta di far fronte alla crisi dello spettacolo inscatolando gli spettatori – per altro pochi – dentro le automobili-forno di un’estate condizionata non dall’aria ma dalle inevitabili restrizioni alla fruizione. Una pietra tombale al Drive-in, (a Trento sponsorizzato con superficiale buona fede dal capogruppo Pd in Comune), che arriva dai più esperti tra i “muratori” dello spettacolo, cinema in particolare. Franco Oss Noser, presidente triveneto Agis: “Il Drive In non è neppure un’ipotesi – spiega l’ex direttore del Centro Santa Chiara che oggi dirige tra Veneto, Friuli e Trentino Alto Adige il sindacato del settore – e se mai lo fosse sarebbe impercorribile economicamente. Per ragioni tecniche, economiche e anche artistiche”.

 

In un articolo pubblicato dal Dolomiti qualche giorno fa abbiamo aggiunto a queste contrarietà anche un ragionamento di sostanza culturale e sociale: il Drive In, il cinema o altro genere di spettacolo da dentro l’auto rappresenterebbe la beffa dell’autoisolamento dopo le pene del distanziamento da emergenza virus. Lo spettacolo è anche scambio, confronto, vicinanza e condivisione. È un vivere civile inscindibile dalla fruizione culturale che va difeso con tutte le mediazioni e le prevenzioni sanitarie possibili. Ma che va difeso, non ignorato. “Non si risolvono i problemi giganteschi delle perdite che si stanno accumulando sulle aziende dello spettacolo aprendo arene estive – insiste Oss Noser – anzi rischiamo di spendere in alcuni casi denaro pubblico che di norma sostiene queste attività per raggiungere equilibri di bilancio. Meglio sarebbe destinarlo alle riaperture delle attività”. Quando sarà possibile riaprire, purtroppo molto tardi rispetto ai bisogni.

 

La posizione di Oss Noser e dell’Agis è rafforzata da Massimo Lazzeri, (cinema Vittoria e Roma) presidente Anec delle Tre Venezie. Come ha già richiesto, fino ad oggi con vaghe risposte, l’Agis rilancia le urgenze del settore e gli interventi che non possono aspettare: “Occorre pensare alle aziende di esercizio cinematografico, ai cinema, ai teatri, alle sale da concerto. Ci vuole un Fondo, anzi Fondi straordinari da parte delle Regioni (Veneto e Friuli Venezia Giulia) e delle Province autonome (Trento e Bolzano Alto Adige) per ammortizzare le perdite e sostenere la ripartenza. E sarà una ripartenza difficile con una minor capienza dei locali per garantire le distanze di sicurezza che saranno individuate per contrastare COVID-19 e con una capienza ridotta, incassi ed entrate si abbasseranno inevitabilmente''.

 

A ciò va aggiunta la paura e la minor capacità di spesa degli italiani. “Quest’ultima – dice ancora Oss Noser - potrà essere supportata con voucher culturali come già sperimentato a Trento e la paura potrà lentamente abbandonarci con protocolli seri ma sostenibili. I Piani straordinari dovranno essere triennali per sostenere la ripartenza ma seguendo poi passo passo le strutture più deboli ed impedirne la chiusura. I luoghi di maggior socializzazione che da sempre contribuiscono allo sviluppo non solo economico ma anche culturale e sociale non possono chiudere; il danno sarebbe un effetto domino su intere collettività. Ci aspettiamo inoltre una detassazione dei tributi locali, in particola Irap, Imu e Tari. Sono interventi indispensabili per supportare le imprese”.

 

Sono argomentazioni, richieste chiare. Vengono dalla conoscenza approfondita di una situazione che anche in Trentino si sta facendo ogni giorno più grave, coinvolgendo centinaia di lavoratori dello spettacolo, le realtà produttive e creative, le organizzazioni di promozione che vanno da enti “grandi” come Centro Santa Chiara e Coordinamento Teatrale Trentino e una miriade di situazioni professionali, associative o di volontariato. Dalla Provincia di Trento l’assessore alla cultura Bisesti deve avere una predilezione per il “cinema muto” perché a parte qualche balbettio condito da improvvidi luoghi comuni, fino ad ora di concrete azioni di sostegno e salvaguardia dell’universo culturale non c’è, purtroppo, ombra.

 

Se le questioni vere e serie sono quelle poste da Agis e da tutti quanti operano a diversi livelli nel campo della promozione culturale – (pecunia, mezzi, iniziativa, eccetera) – non è che le amministrazioni possano comunque stare ad aspettare immobili. Le “arene estive” non sono la soluzione definitiva ai problemi ma possono essere una soluzione parziale, segno importante di ripartenza nel momento in cui si avranno intelligenza e coraggio di rivisitare e riadattare un’offerta a Trento, (centro e sobborghi) e periferia. A Trento ci sono le piazze e i parchi (Fiera, Dante, Albere, Melta tanto per fare esempi praticabili) da utilizzare per cinema, teatro, musica e spettacolo assicurandosi il distanziamento necessario proprio con la disponibilità di spazi più ampi rispetto al piazzale delle Crispi. Un piazzale che ha sempre ospitato cinema e arti ma che in una situazione di accesso limitato non potrebbe contenere più di 200/250 persone.

 

E se il Drive In a motore rischia di essere un'idea lesiva della socialità oltre che dell’ambiente, non è detto che non si possa tenere in considerazione una proposta che sta venendo avanti in Italia proprio come alternativa ecologica. Si tratta del “bike-in”. Chi lo sta proponendo a livello nazionale lo illustra come “Esperienza appositamente pensata per godere degli spazi all’aria aperta, per entrare in contatto con i polmoni verdi delle nostre città, lasciando alle spalle il senso di claustro-fobia dovuto al lockdown. Gli spazi dedicati sono luoghi raggiungibili su due ruote, in cui lo spettatore avrà il suo proprio spazio delimitato, distanziato, funzionale e personalizzabile”. Proposte credibili ce ne sono. A Trento, in Trentino, andrebbero inserite in un piano di riattivazione dell’offerta culturale: pubblico, trasparente, partecipativo. Un piano da costruire assieme ai protagonisti del settore. Loro, forse solo loro, hanno capacità, esperienza e fantasia per rivoluzionare il loro modo di lavorare. Purché chi governa, ad ogni livello, abbia chiaro che l’imperativo è “far lavorare”. Un imperativo che non può far rima con “tergiversare”.

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