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Coronavirus, rivolta nelle carceri (VIDEO). A Modena ci sono 6 morti, 27 le case circondariali coinvolte nelle proteste

Le proteste sono scoppiate questioni relative alla protezione per il Coronavirus e allo stop ai colloqui con i familiari. Il senatore Franco Mirabelli (Pd): “Tutti i detenuti vicini alla fine della pena vengano messi ai domiciliari”

Di Tiziano Grottolo - 09 marzo 2020 - 16:14

TRENTO. Notizie drammatiche dall’interno delle carceri italiane dove da ormai tre giorni si registrano grandi proteste portate avanti dai detenuti, preoccupati per le condizioni igieniche e di sovraffollamento all’interno delle strutture, soprattutto in relazione ai pericoli per il contagio da coronavirus.

 

Ma a far traboccar la goccia dal vaso sarebbe stata la sospensione delle udienze dei procedimenti civili e penali pendenti presso tutti gli uffici giudiziari, ma soprattutto la sospensione dei colloqui con i famigliari. Nel decreto varato dal governo Conte infatti si legge: “La limitazione dell'orario di apertura al pubblico degli uffici o, in ultima istanza e solo per i servizi che non erogano servizi urgenti, la sospensione dell'attività di apertura al pubblico”.

 

Non si spiegano in altro modo le proteste generalizzate che hanno coinvolto ben 27 case circondariali diverse, le rivolte più dure, Modena, Foggia, Bari, Roma, Napoli, Palermo e Milano. Stando alle informazioni disponibili al momento nel carcere di Spini di Gardolo a Trento non si sarebbero verificati disordini. La maggior parte delle proteste, scoppiate in modo spontaneo, hanno ricevuto il sostegno dei famigliari dei detenuti accorsi per accertarsi delle condizioni dei propri cari.  

Il bilancio più grave a Modena dove sono morti 6 detenuti, ufficialmente due di loro sarebbero morti per overdose in seguito all’assunzione di farmaci, oppioidi e di benzodiazepine, trafugati dall’infermeria. Accertamenti sono in corso sulle altre vittime ma le informazioni faticano a trapelare. Il bilancio parla anche di 3 agenti feriti in maniera lieve.

A Foggia la protesta sarebbe sfociata in un’evasione con una cinquantina di reclusi che sarebbero riusciti ad uscire dal carcere, 30 di loro dovrebbero già essere stati intercettati dalle forze dell’ordine, una ventina però mancherebbero all’appello. In fiamme anche alcune sezioni delle carceri di Prato, Bari e Palermo dove un tentativo di evasione è stato stroncato sul nascere. Secondo quanto riferito da organi di stampa locali a Pavia due agenti erano stati sequestrati dai detenuti. Le forze dell’ordine, di fatto estromesse da alcuni istituti penitenziari, hanno dovuto faticare per riportare la situazione sotto controllo.

 

Nel carcere di San Vittore a Milano sarebbe tutt’ora in corso una rivolta, due le sezioni date alle fiamme, con i detenuti che, una volta saliti sul tetto, hanno scandito slogan: “Libertà”, “libertà”, “libertà”. Parole che in un certo senso potrebbero essere state prese in considerazione, Massimo De Pascalis, già Vice Capo del Dipartimento per l’Amministrazione penitenziaria ha chiesto: “Provvedimenti immediati per alleggerire le condizioni di sovraffollamento nelle carceri italiane e prevenire l’estensione delle rivolte che già si stanno accendendo in alcune sedi”.

 

Franco Mirabelli, senatore del Partito Democratico ha proposto che tutti i detenuti vicini alla fine della pena vengano messi ai domiciliari. L'iniziativa ha incontrato il favore dello stesso De Pascalis e anche dell’associazione Antigone che da anni si batte per il rispetto dei diritti dei carcerati. Secondo quanto afferma De Pascalis in Italia sarebbero circa 13.000 i detenuti definitivi a cui rimane da scontare un residuo di pena inferiore a 2 anni: “Sarebbe quanto mai opportuno che a queste persone sia concessa tramite un decreto legge la detenzione domiciliare, l’attuale sovraffollamento – ha concluso – sta esplodendo in un clima di tensione e di rivolte che esporranno a grave rischio, non solo professionale, ma anche da coronavirus, tutto il personale di polizia penitenziaria, amministrativo, tecnico e sanitario che opera negli istituti penitenziari”.

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