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| 22 ott 2020 | 12:02

IL VIDEO. Irruzione al Muse per interrompere l’evento sponsorizzato da Eni: “Multinazionale fra le maggiori responsabili del cambiamento climatico”

Gli attivisti di Rise Up 4 Climate Justice e del Centro Sociale Bruno contro Eni e Muse: “Non possiamo permettere che questa multinazionale entri nelle scuole e nei musei delle nostre città per legittimare i propri crimini. La lotta climatica non si arresta”

Irruzione al Muse per interrompere l’evento sponsorizzato da Eni
di Tiziano Grottolo

TRENTO. “Non possiamo permettere che Eni entri nelle scuole e nei musei delle nostre città per legittimare i propri crimini”, parole dure quelle degli attivisti di Rise Up 4 Climate Justice e del Centro Sociale Bruno che hanno interrotto l’evento “Rifiuti che diventano utili” organizzato dal Muse in collaborazione con Eni.

Ieri sera infatti, 21 ottobre, una manciata di manifestanti ha fatto capolino alla serata dove stava partecipando anche Gianluca d’Aquila, responsabile dello sviluppo del progetto “Waste to Fuel - Eni Rewind”. Una collaborazione che non è piaciuta agli attivisti: “La lotta climatica non si arresta, questa conferenza aveva tra le intenzioni principali quella di cercare di risaltare la finta facciata ‘green’ che l’azienda italiana cerca di costruirsi”.

 

I manifestanti hanno accusato Eni, ricordando che sono tutt’ora in corso dei processi, di essere fra le maggiori multinazionali responsabili del cambiamento climatico e di aver “devastato il Delta del Niger, compiendo azioni in violazione dei diritti umani contro le popolazioni locali”. La presa di posizione degli attivisti può essere letta anche come una reazione alla perquisizione avvenuta nei giorni scorsi al Centro Sociale Rivolta di Venezia, arrivata in seguito a una serie di azioni contro alcuni stabilimenti produttivi, in particolare la raffineria Eni di Porto Marghera.

 

 

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