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''In classe un positivo, i nostri figli sono stati a contatto con lui ma non scatta l'isolamento e nessun controllo. Ci sentiamo 'mine vaganti'''

Lettera di una mamma di una ragazzina delle medie che ha saputo (''in via ufficiosa e nessuna autorità pubblica ci ha ancora contattati per confermarci qualcosa ma avrò pure il diritto di sapere se mia figlia è stata in contatto prolungato in classe con un positivo, no?'') che un compagno di sua figlia è in quarantena perché trovato positivo, sulla regola della Provincia dei due positivi per l'isolamento della classe: ''Una scelta scellerata. I ragazzi tornano a scuola senza una minima garanzia e mettendo in atto "l'effetto moltiplicatore" del virus, nella completa incertezza di chi possa averlo o meno incubato''

Di Luca Pianesi - 02 novembre 2020 - 11:32

TRENTO. Un ragazzino positivo, asintomatico, in classe per giorni, per ore, assieme ai suoi compagni, più di una ventina, ovviamente senza mascherina perché le disposizioni non le prevedono. Lui viene trovato positivo perché la sorella, che frequenta un'altra classe, è positiva sintomatica e quindi tutta la famiglia fa il tampone. Finisce, quindi, in quarantena ma il resto della classe continua in presenza, come se nulla fosse, perché la scelta della Provincia, ora, è che bisogna trovare due positivi per aula, alle medie e alle elementari, prima di mettere in isolamento il resto degli alunni.

 

Una scelta definita ''scellerata'' dalla mamma di una delle compagni del bambino che rischia di far propagare il virus ma che soprattutto crea angoscia tra studenti, insegnanti e genitori che devono continuare la loro vita sapendo di essere entrati in contatto con un positivo ma senza sapere se il Covid-19 ha raggiunto anche loro o no. ''Questa ordinanza ha trasformato mia figlia e i suoi compagni in mine vaganti - spiega la mamma - in potenziali focolai che qualcuno ha deciso di lasciar sfuggire a qualsiasi controllo. Se moltiplichiamo questa situazione per tutte le classi del Trentino si capisce subito che il sistema di tracciamento non esiste più. Tra l'altro, siamo venuti a conoscenza del caso positivo in via ufficiosa e nessuna autorità pubblica ci ha ancora contattati per confermarci qualcosa, nonostante loro ne siano a conoscenza già da giorni e i ragazzi siano andati a scuola''.

 

Il tutto mentre il resto d'Italia spinge sempre di più per la didattica a distanza almeno per il gli istituti superiori (il dpcm di Conte prevedeva il 75% di Dad nelle scuole secondarie di secondo grado) e ci sono regioni che chiedono addirittura di chiudere le scuole. In Trentino si è deciso di adottare una strategia inversa: scuole tutte in presenza e messa in quarantena delle classi non più se c'è un positivo ma quando se ne trovano due tra medie ed elementari (alle superiori resta valida l'unica positività). Questa la lettera completa della mamma che ha scritto a il Dolomiti e che solleva un importante tema per la comunità. 

 

 

Sono la mamma di una ragazzina di seconda media nella cui classe è stato riscontrato un positivo asintomatico (peraltro, fratello di una bambina positiva di un'altra classe dell'istituto in quarantena). Ora, da qualche giorno vige la regola della necessità di due positivi per mettere in quarantena la classe, per cui allo stato di fatto, mia figlia e i suoi compagni andranno tranquillamente a scuola come se niente fosse successo, non sarà necessario fare tamponi in assenza di sintomi, e tutti i loro familiari continueranno ad interagire e lavorare.

 

Io personalmente ritengo questa scelta, quantomeno scellerata. Se si fosse praticata adesso la quarantena i ragazzi sarebbero stati a casa il tempo necessario per capire se e chi era stato contagiato, i familiari avrebbero gestito la cosa con il buon senso di chi sa che può uscire e lavorare ma anche che si trova in una situazione potenzialmente a rischio, adottando quindi tutte le precauzioni del caso. In questa situazione invece, dove bisogna aspettare un secondo positivo, (scovato poi da chi non si capisce, visto che i ragazzi non saranno tamponati, in assenza di sintomi) tornano a scuola senza una minima garanzia e mettendo in atto "l'effetto moltiplicatore" del virus, nella completa incertezza di chi possa averlo o meno incubato.

 

Oltre venti ragazzi sono stati a contatto in una stanza per ore e giornate intere con un caso Covid e la legge dice che non è necessario isolarli?!?! Questa ordinanza ha trasformato mia figlia ed i suoi compagni in mine vaganti, in potenziali focolai che qualcuno ha deciso di lasciar sfuggire a qualsiasi controllo. Se moltiplichiamo questa situazione per tutte le classi del Trentino si capisce subito che il sistema di tracciamento non esiste più. Tra l'altro, siamo venuti a conoscenza del caso positivo in via ufficiosa e nessuna autorità pubblica ci ha ancora contattati per confermarci qualcosa, nonostante loro ne hanno conoscenza già da alcuni giorni e i ragazzi sono andati a scuola.

 

Avrò pure il diritto di sapere se mia figlia è stata in contatto prolungato in classe con un positivo, no? Io non riesco a comprendere la ratio di questa ordinanza: ha il sapore della resa, dell'accettazione che il virus corre più di noi, e che non si voglia cercare per non trovare. Del resto, in Trentino, negli ultimi sette giorni, sono stati fatti solo 534 primi tamponi per 100 mila abitanti e con il 46, 43% positivo tra l'altro (FONTE WIRED). In un momento storico dove tutto il mondo ha capito che il Covid non va inseguito ma fotografato e che l'unico modo è il tracciamento, noi stiamo seguendo il percorso opposto. Sarebbe importante ed utile che qualcuno scrivesse un articolo su questo secondo me. Grazie mille. 

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