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| 15 lug 2020 | 05:01

''La febbre è scomparsa da una settimana ma siamo nel limbo'', il racconto di una mamma in attesa del risultato del tampone

E' la sera di mercoledì 8 luglio quando il figlio accusa un po' di febbre. Nonostante le rassicurazioni sulla rapidità delle analisi, la famiglia deve attendere diversi giorni per un tampone e ancora per i risultati: "La tempestività è tutto, solerti a limitarci gli spostamenti, ma sembra si siano disinteressati di noi''

La febbre è scomparsa da una settimana ma siamo nel limbo'', il racconto di una mamma in attesa del risultato del tampone

RIVA DEL GARDA. "A mio figlio di 15 anni sono comparsi dei sintomi riconducibili a Covid-19 ma ci sono voluti 3 giorni per effettuare un tampone e serviranno almeno  altre 72 ore per avere un risultato". Questo il racconto di una famiglia di Riva del Garda che si è trovata a confrontarsi con le procedure coronavirus sul territorio provinciale. "La febbre è scomparsa ma da una settimana siamo nel limbo, nel buio totale e intanto dobbiamo restare in isolamento". 

 

E' la sera di mercoledì 8 luglio quando il figlio accusa un po' di febbre e nausea, nonostante il periodo fortemente legato alla diffusione dell'epidemia coronavirus, la famiglia non si fa prendere dal panico e aspetta il giorno successivo prima di avvisare il medico di base per verificare il decorso.

 

"Abbiamo aspettato perché magari si poteva trattare di un malessere - aggiunge la mamma - però la febbre è salita. In quel momento abbiamo consultato il nostro medico, il quale ci ha messi in contatto con l'Apss, per decidere di eseguire il tampone per escludere il contagio e ritornare alla vita normale e mio marito potesse tornare a lavorare in sicurezza. Nell'attesa ci siamo messi in auto-isolamento in via precauzionale.in quanto il dottore ci ha rassicurati che i test venivano fatti anche di sabato con una risposta in pochi giorni. Il giorno successivo siamo stati chiamati dall'Azienda e telefonicamente è stato tracciato un quadro clinico e una anamnesi veloce".

 

E' in quel momento che inizia un percorso un po' tortuoso per la famiglia composta da 5 persone. "Giustamente - prosegue - ci è stato chiesto dall'Apss di osservare una quarantena. Dal contatto di venerdì 10, il tampone è stato fissato inizialmente per mercoledì 15 luglio: la motivazione è perché il sabato non vengono più fatti i test. Mio figlio però presentava dei sintomi e davanti alle rimostranze tutto è stato anticipato a lunedì scorso".

 

E che avvenga un rallentamento verso il week-end sembra un dato certo, come viene comunicato anche da Provincia e Azienda provinciale per i servizi sanitari quotidianamente. Una flessione, anche importante, delle analisi nel fine settimana è evidente. Il bollettino di lunedì 13 riporta appena 97 tamponi analizzati, un po' meglio martedì 14 luglio con 329 tamponi. Lunedì 6 sono stati 142 quelli verificati, mentre martedì poco più di 500 unità.

 

Un trend che poi tende a salire più o meno gradualmente nel corso dei giorni per raggiungere i 1.500 tamponi, fino a calare nuovamente dopo il week-end. Un andamento piuttosto ciclico e quasi a elastico. Magari non in modo continuo, ma se non altro i test vengono effettuati, come invece non era avvenuto in tutta la fase più acuta dell'emergenza che si è abbattuta in modo molto deciso in Trentino, ma quasi a strappi.

 

"Fortunatamente nella notte tra sabato e domenica scorsa la febbre è sparita e abbiano notato un forte sfogo sul viso di nostro figlio. Questo - evidenzia - ci lascia presupporre che non sia coronavirus e quindi possiamo restare abbastanza tranquilli. A quel punto la nostra prima preoccupazione è stata quella di avvisare le autorità sanitarie ma non è cambiato nulla e intanto è stato eseguito il tampone. Sono stati molti solerti a limitarci negli spostamenti, però poi sembra si siano disinteressati".

 

Ormai l'iter è iniziato e la famiglia è costretta a restare nella propria abitazione. "L'isolamento decade solo con il tampone negativo. Il problema è che non è ancora stato ancora processato il test e siamo ormai in sospeso da una settimana, confinati in casa e costretti a chiedere a qualche familiare di portarci la spesa e svolgere qualche commissione. Inoltre - dice - mio marito ha un esercizio legato al settore turistico e non può lavorare in questo momento comunque complicato perché dopo il lockdown tutto procede a rilento. Almeno non ha chiuso, ma tutto il peso dell'attività imprenditoriale è attualmente sulle spalle del socio".

 

Insomma, i tempi sembrano lunghi per arrivare a conoscere il risultato di un tampone: almeno in questo caso una settimana per l'esito. "Ma se fosse positivo come si pensa di arginare un focolaio? Mio figlio segue tutte le indicazioni tra distanziamento e mascherine ma comunque nei giorni scorsi ha incontrato i suoi amici, mentre mio marito per il lavoro che svolge ha avuto contatti con altre persone. Se invece è negativo, siamo rimasti bloccati 7 giorni per nulla. Tutto questo tempo quando ci sono i test-rapidi e diverse modalità per confermare una diagnosi. Siamo completamente all'oscuro. Se in autunno c'è una recidiva e in concomitanza l'influenza stagionale come pensano di organizzarsi?", conclude la mamma.

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