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Le sarte di ''C'era una volta'' al lavoro per fare le mascherine e lanciano l'idea: ''Volete un tutorial per realizzarle a casa?''

Silvia, la mamma, sarta da una vita lavora nella merceria con Sabrina e Stefania, le figlie. Hanno imparato a maneggiare la forbice prima della penna e in questi giorni sono al servizio della solidarietà: ''Per ora ne abbiamo realizzate un centinaio che abbiamo distribuito qui attorno alla merceria, alle persone che conosciamo e che ne hanno bisogno. Ma stiamo pensando a un tutorial per poterle fare a casa''

Di Carmine Ragozzino - 23 marzo 2020 - 17:31

TRENTO. Silvia, la mamma. Sarta da una vita. Sabrina e Stefania, le figlie. Hanno imparato a maneggiare la forbice prima della penna. Va da sé che la merceria non è – per loro – un semplice fatto di stoffe, bottoni e dintorni. La merceria è una cultura. È un ampio servizio ad un “fai da te” dell’ago, del filo e della macchina per cucire che per fortuna, e per necessità, è sempre più di moda. La merceria è un lavoro fatto di esperienza e di passione, laddove la prima e la seconda devono per forza sposarsi.

 

“C’era una volta” è la merceria creativa di Silvia, Sabrina e Stefania. Sta in via Gramsci, a Trento sud. La merceria di mamma e sorelle è chiusa dall’11 marzo. Causa virus. Ma se la serranda si abbassa per il pubblico all'interno si lavora per la solidarietà. Sanno cucire con perizia e rapidità. Hanno “in casa” i materiali necessari. E dunque si sono messe a costruire mascherine di prevenzione da mettere a disposizione di chi ha necessità di usarle per spostarsi con un po’ più di serenità. “Abbiamo appena incominciato – spiega Sabrina – per ora ne abbiamo realizzate un centinaio che abbiamo distribuito qui attorno alla merceria, alle persone che conosciamo e che ne hanno bisogno. Ma siamo a disposizione”. In questo improvviso e snervante calvario quotidiano ognuno deve fare la sua parte, piccola o grande che sia non importa.

 

Loro, quelle della merceria, fanno le mascherine senza la pretesa di proporre produzioni industriali ma decise ad usare tutto il materiale disponibile nel negozio se ce ne fosse bisogno. “Le nostre mascherine sono fatte di cotone e di tessuto non tessuto. Sono lavabili ad alta temperatura e quindi riutilizzabili” – spiega Sabrina. Che subito però precisa: “Sono semplici elementi di protezione e non vanno certo confuse con quelle sanitarie che risponderanno a criteri precisi e ad una precisa certificazione. Tuttavia prima di metterci al lavoro abbiamo letto tutto quello che si può leggere sulla prevenzione e sui materiali utilizzabili. Il nostro è solo un piccolo segno di solidarietà e di sensibilità, nulla di più ma in questo momento drammatico ci fa sentire utili. E felici”.

 

La merceria “C’era una volta” – insomma – avrà anche un nome che si richiama al passato ma è una realtà tutta al presente che offre l’ennesimo segno di positività e luce in questo buio pesto cui siamo costretti dai numeri della paura quotidiana.

“Merceria creativa” è la definizione dell’attività in via Gramsci. E in effetti in quel posto, aperto dal 2008, l’iniziativa non manca. Da sempre si fanno corsi che coinvolgono parecchie persone sempre più affezionate: sartoria, maglieria, ricamo, eccetera. Corsi di successo, che coinvolgono un po’ tutte le età. Da sempre poi si spedisce materiale a domicilio e si continua a farlo in questi giorni di forzato blocco. “Proprio in queste settimane – spiega Sabrina – è aumentata la richiesta dei nostri kit per il cucito creativo”. Il cucito creativo consiste nella realizzazione di pupazzetti, gnomi e altri divertimenti da creare con pannolenci, feltro e altro.

 

Un modo simpatico - e perché no istruttivo - per passare un tempo di creatività e manualità assieme ai bambini. “Beh, abbiamo sempre avuto amore per questo mestiere – continua Sabrina, parlando a nome di mamma e sorella – e dunque ci ingegniamo. È così che è nato il canale You Tube della merceria dove lanciamo con successo i nostri tutorial creativi”. Nei prossimi giorni un tutorial spiegherà anche come realizzare le mascherine protettive. “Ci stiamo lavorando anche perché sono stati in molti, sui social e a voce, ad approvare la proposta che abbiamo lanciato. Costruirsi le mascherine è facile, non serve certamente un’arte sartoriale per farlo”. E la filosofia è semplice: uscire con una protezione, uscendo solo per quello che è permesso fare, è anche un aiuto psicologico.

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