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'Ndrangheta in Trentino, il procuratore capo Raimondi: ''Ci troviamo davanti ad una presenza consolidata''. La Finanza: ''Dobbiamo togliere il denaro ai mafiosi''

I Carabinieri del Ros e la Guardia di Finanza stanno portando avanti le indagini sulla presenza della 'ndrangheta in Trentino. Il comandante regionale delle Fiamme gialle Ivano Maccani: "Ciò che da' più fastidio ai mafiosi è togliere loro il denaro. Il loro potere non si misura più con il numero di omicidi o di attentati del racket. Oggi la loro arma più potente sono i soldi"

Di Giuseppe Fin - 11 novembre 2020 - 18:18

TRENTO. Secondo gli ultimi dati si stima che 'ndrangheta fatturi ogni anno circa 43 miliardi di euro, di cui almeno il 75 per cento reinvestito nell’economia legale. Quelli che scorrono sono veri e propri fiumi d’oro. Per questo diventa giorno dopo giorno importante seguire la traccia dei soldi.

 

A saperlo bene è il Procuratore capo di Trento, Sandro Raimondi che guida le indagini che hanno portato alla luce la presenza della 'ndrangheta anche sul nostro territorio (QUI L'ARTICOLO). “Per togliere potere a questa criminalità bisogna toglierle i soldi” spiega citando le parole di Giovanni Falcone. “Quello che stiamo trovando in Trentino – ha continuano – non si può considerare solo un'infiltrazione ma le indagini dimostrano che si tratta di una permanenza già consolidata da parecchi anni”.

 

Carabinieri del Ros e Guardia di Finanza continuano ad essere al lavoro anche in queste ore per riuscire ad unire tutti i tasselli del puzzle che mostra il quadro completo del radicamento della 'ndrangheta in Trentino. Non deve trarre in inganno, viene spiegato nelle carte dell'inchiesta, la circostanza che gli indagati non abbiano scelto di intraprendere condotte delittuose in quelli che sono ambiti preferenziali della ‘ndrangheta, quali il traffico di sostanze stupefacenti o lo smaltimento illegale di rifiuti o il racket dell’estorsione, o che, finora e per fortuna, non ci siano stati omicidi o comunque fatti di sangue. Vi è un salto di qualità perché la ‘ndrangheta è una sorta di chimera capace di mutare aspetto e strategie a seconda delle condizioni temporali, territoriali e sociali. E di affari, la 'ndrangheta, se ne è occupata anche in Trentino a partire dal porfido.

 

“Ciò che da' più fastidio ai mafiosi è togliere loro il denaro. Il loro potere non si misura più con il numero di omicidi o di attentati del racket. Oggi la loro arma più potente sono i soldi ” ha spiegato il comandante regionale della Guardia di Finanza Ivano Maccani. (QUI LE INDAGINI DELLE FIAMME GIALLE) “Per comprendere la vera forza della criminalità economica è necessario puntare i riflettori sul denaro, sui beni, sui patrimoni. Questi patrimoni – ha continuato - nell'indagine 'Perfido', hanno la veste di aziende, quote societarie, conti correnti, immobili, automezzi”.

 

Nei prossimi mesi l'intenzione della Finanza è quella di intensificare le azioni finalizzare a prevenire e contrastare le infiltrazioni e il ricilaggio di proventi illeciti nelle filiere produttive e nei servizi essenziali. “Un'ulteriore importante priorità investigativa -ha concluso Maccani – riguarda i controlli sull'utilizzo dei fondi europei anti-covid”.

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