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| 17 ott 2020 | 11:38

'Ndrangheta in Trentino, lo scrittore De Lisi (premio Falcone) spiega: ''Rivelata la strategia espansiva del potere dei clan nei territori considerati impermeabili ai boss''

Lo scrittore e giornalista, conosciuto per il suo impegno contro la criminalità organizzata  pubblicando anche decine di inchieste, spiega che “La pressione della crisi economica causata dal Covid e la velenosa seduzione dei capitali di ‘Ndrangheta rischiano di contagiare col virus mafioso qualunque comunità, anche quella storicamente salda del Trentino"

'Ndrangheta in Trentino, lo scrittore De Lisi (premio Falcone) spiega

TRENTO. Si stima che la 'ndrangheta fatturi ogni anno circa 43 miliardi di euro, di cui almeno il 75% reinvestito dell'economia legale. Per fare tutto questo ha bisogno di mostrarsi con volti puliti, aziende pulite nate  con l'uso dei prestanome per riuscire ad infiltrarsi piano piano nel tessuto economico, sociale e non solo.

 

Tutto questo è successo anche in Trentino. Lo confermano le indagini che sono state portate avanti dai Carabinieri del Ros, dalla Guardia di Finanza e dalla Procura. Indagini che hanno portato a galla intrecci di aziende, ma anche l'ombra della 'ndrangheta che sarebbe riuscita ad avvicinarsi a politici e amministratori e non solo.  (Qui l'articolo)

 

L'inchiesta è iniziata circa due anni fa e la Procura di Trento ha lavorato in stretto contatto con quella di Reggio Calabria. Giovedì scorso sono state emesse misure cautelari a carico di 19 soggetti indagati a vario titolo, per associazione mafiosa in quanto appartenenti alla 'ndranghetaTredici persone sono state portate in carcere, altre cinque agli arresti domiciliari mentre una persona ha l'obbligo di firma. Tra gli indagati c'è l'ex parlamentare Mauro Ottobre  (il suo legale l'avvocato Fia ha specificato che ''dai primi accertamenti effettuati non emerge alcun fatto rilevante che possa integrare il reato contestato al proprio assistito") ma coinvolti sono i fratelli Battaglia di Lona Lases (Giuseppe Battaglia è stato assessore comunale) ed ex sindaci (Qui l'articolo).  Tutte posizioni che si stanno delineando. Proprio oggi, per gli arrestati, inizieranno i primi interrogatori. 

 

Le indagini ad oggi non sono ferme. Il procuratore Sandro Raimondi lo ha chiarito bene spiegando che stanno andando avanti in collaborazione con altre procure italiane in primis con quella di Reggio Calabria.

 

Ad intervenire su quello che è successo nelle scorse ore è stato anche Alessandro De lisi, giornalista palermitano, premio Giovanni Falcone del Consiglio d’Europa per la costante attività di promozione della lotta alle mafie nel 2014 e autore del libro “Un'estate a Palermo” con la prefazione di Maria Falcone che è in uscita tra pochi giorni.

 

“I recenti fatti di Trento rivelano una strategia espansiva del potere dei clan di ‘Ndrangheta in quei territori che si consideravano impermeabili ai boss” ha spiegato De Lisi sottolineando come la pronta reazione delle forze investigative dell’Arma e della Procura ha assicurato i criminali alle galere.  Oggi, però, “E' il contesto sociale di consenso – continua - quello che deve preoccupare la cultura e le associazioni del territorio: serve seguire l’esempio di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, serve un pool sociale antimafia 3.0.”.

 

Alessandro De Lisi si è occupato di criminalità organizzata e di cultura pubblicando decine di inchieste e ha fatto dell’impegno civile una passione indomabile. Come curatore (First Social Life - G. Palladino) ha portato gli Uffizi in una villa confiscata a un killer di camorra a Casal di Principe, Caravaggio a Lampedusa in piena emergenza sbarchi e alla presenza del Presidente della Repubblica ha aperto la prima mostra mai realizzata nell’Aula Bunker di Palermo, nelle celle che hanno “ospitato” Riina e Brusca

 

Ad aggravare la situazione , spiega il giornalista, sono anche gli effetti della pandemia. “La pressione della crisi economica causata dal Covid e la velenosa seduzione dei capitali di ‘Ndrangheta rischiano di contagiare col virus mafioso qualunque comunità, anche quella storicamente salda del Trentino .Non lasciando nessuno da solo, stando stretti a chi è in difficoltà ma ha paura, ha vergogna di chiedere aiuto”.

 

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