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'Ndrangheta in Trentino, le infiltrazioni nell'economia. Galvagni: ''Qui i comportamenti criminali attecchiscono in maniera silente e senza bisogno di violenza''

L'ex segretario e responsabile per la prevenzione della corruzione del comune di Lona-Lases e anche poi dei comuni di Albiano e Sover negli scorsi anni aveva lanciato l'allarme su conflitti d'interesse e intrecci societari da tenere sott'occhio. Oggi spiega: "Il Trentino è strutturalmente predisposto a questo tipo di infiltrazioni. Perché è ricco e perché il sistema dei controlli è molto blando, c'è una frammentazione amministrativa e presenta punti di debolezza forse addirittura più grossi di altre regioni"

Di Giuseppe Fin - 17 ottobre 2020 - 05:01

TRENTO. La ‘ndrangheta è una sorta di chimera capace di mutare aspetto e strategie a seconda delle condizioni temporali, territoriali e sociali in cui opera. Tra le sue caratteristiche vi è quella peculiare di occupare il territorio in modo inizialmente silente ed è proprio quello che ha fatto in Trentino dove il lavoro attento e preciso portato avanti dalle forze dell'ordine con la Procura, grazie alle indagini ad ampio raggio e ai testimoni di giustizia, ha permesso di ricostruire l'arrivo in Trentino della 'ndrangheta già a partire dai primi anni Ottanta. E' quello il momento in cui un gruppo di persone dalla Calabria, legati da vincoli parentali, si è insediata sul nostro territorio.

 

La sottovalutazione della situazione e in alcuni casi la connivenza, hanno permesso la criminalità pian piano e silentemente di assumere e mantenere il controllo di attività economiche, attraverso l'intimidazione e l'infiltrazione dei propri membri per condizionare pesantemente l’economia del territorio.

 

Dall'inchiesta portata avanti dalla Procura di Trento si evince come non deve trarre in inganno la circostanza che gli indagati non abbiano scelto di occuparsi del traffico di sostanze stupefacenti o lo smaltimento illegale di rifiuti o il racket dell’estorsione. E nemmeno deve sorprendere che non ci siano stati fatti di sangue. E' una salto di qualità quello che gli inquirenti hanno portato alla luce ma è emblematica una frase riportata nelle intercettazioni e che è stata pronunciata da Innocenzio Macheda, l'uomo che, secondo le indagini, sarebbe stato a capo della locale trentina affiliata alla cosca Serraini. Nel corso di una conversazione Macheda spiega: “L'uomo ... eh ... s' deve essere: umile come la seta e deve avere solo un punto di brutalità!

 

Eppure in Trentino, già prima di oggi c'era stato chi aveva lanciato l'allarme proprio a Lona Lases luogo che, sempre secondo le indagini, sarebbe stato l'epicentro della locale della 'ndrangheta trentina. Stiamo parlando di Marco Galvagni che negli scorsi anni è stato segretario comunale ma anche responsabile per la prevenzione della corruzione del comune di Lona-Lases e anche poi dei comuni di Albiano e Sover, la zona definita il triangolo d’oro del porfido, l’oro rosso, che rappresenta una delle più importanti attività industriali del Trentino. Proprio da qui sono partiti i primi arresti nelle scorse ore che hanno riguardato i fratelli Giuseppe e Pietro Battaglia ma è risultato indagato, per  "scambio elettorale politico-mafioso" anche l'ex sindaco di Lona Lases Roberto Dalmonego (con lui anche il sindaco di Frassilongo Bruno Groff che in una lettera, però, spiega di essere estraneo ai fatti che gli sono stati contestati non avendo neppure candidato alle elezioni provinciali dell’ottobre 2018).

 

Proprio Galvagni in passato nel suo ruolo nel comune di Lona Lases aveva messo in evidenza il contesto già segnato dall'anticorruzione indicando conflitti di interessi e intrecci societari sui quali si sarebbe dovuto vigilare maggiormente.

 

“L'unica cosa che posso dire – spiega Galvagni  a ildolomiti.it  – è che il mio lavoro è stato di tipo amministrativo. Ero obbligato a segnalare operazioni e casi sospetti e come responsabile dell'anticorruzione ho fatto una analisi non basata su sentenze o riscontri penali ma su l'ambiente socio economico in cui mi trovavo”. Le prime segnalazioni arrivano già nel 2010 poi nel 2016 arriva la relazione antimafia e nel 2017 Marco Galvagni deposita una relazione interna chiesta dagli amministratori che mette in evidenza ancora una situazione altamente pericolosa.

 

“I miei riscontri erano partiti nel 2010 – ci spiega Galvagni – analizzando i collegamenti tra società e amministratori e quindi collegamenti anche con altri comuni legati all'attività del porfido. C'era un sistema di collegamenti societari che non avrebbero avuto magari rilevanza penale ma mostravano dei conflitti di interesse e altro”.

 

Per Marco Galvagni l'attenzione deve continuare ad essere molto alta in tutto il Trentino. “Dalle mie analisi – spiega – posso dire che il Trentino è strutturalmente predisposto a questo tipo di infiltrazioni. Perché è ricco e perché il sistema dei controlli è molto blando, c'è una frammentazione amministrativa e presenta punti di debolezza forse addirittura più grossi di altre regioni. I comportamenti criminali attecchiscono in maniera più facile, lo fanno in maniera silente e senza bisogno di violenza”. Ma non solo. “Il Trentino ha delle competenze  statutarie che gli consentono di legiferare su certe materie come il porfido e il turismo, in autonomia rispetto le normative nazionali ed è evidente che cercare contatti politici alti è fondamentale per i criminali. E', da questo punto di vista, una debolezza”.

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