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'Ndrangheta in Trentino, parla davanti ai giudici il presidente dell'associazione 'Magna Grecia': ''Estraneo a qualsiasi nucleo criminale''

Secondo le indagini l'associazione Magna Grecia non avrebbe svolto il ruolo di aggregazione culturale ma sarebbe invece stata usata per fini 'ndranghetisti'. Le accuse vengono respinte dal presidente Giuseppe Paviglianiti che ha spiegato ai giudici che le quote raccolte venivano usate per coprire le spese sostenute per l'organizzazione di eventi e date in parte in beneficienza per aiutare alcuni enti 

Di G.Fin - 24 ottobre 2020 - 11:24

TRENTO. “Estraneo a qualsiasi nucleo ‘ndranghetista'” questa una delle dichiarazioni fatte davanti al giudice da Giuseppe Paviglianiti, il presidente dell'associazione Magna Grecia di Trento coinvolto nell'indagini sulla 'ndrangheta in Trentino.

 

Ieri mattina Paviglianiti, assistito dall'avvocato Nicola Zilio, è comparso davanti al giudice ed è stato uno dei pochi indagati che hanno deciso di fare alcune dichiarazioni. Parole nelle quali l'uomo nega di far parte di gruppi criminali difendendo l'attività svolta con l'associazione. Nessun riferimento, invece, agli altri indagati.

 

Dalle indagini coordinate dalla Procura di Trento si sostiene che l'associazione Magna Grecia sarebbe solo di facciata ed invece avrebbe svolto il ruolo di aggregazione culturale ma sarebbe invece stata usata per fini 'ndranghetisti'.

 

Nelle carte dell'indagine Giuseppe Paviglianiti compare più volte in incontri e conversazioni con gli altri indagati sodali dell'organizzazione criminale. Proprio lui, secondo sempre quanto risulta dalle indagini, si sarebbe fatto promotore per fornire assistenza ad appartenenti di cosche ‘ndranghetiste di Bagaladi (famiglia Paviglianiti) destinatari di provvedimenti ristrettivi. L’associazione Magna Grecia, infatti, attraverso i propri componenti, avrebbe organizzato più volte raccolte di denaro per aiutare i calabresi arrestati.

 

L'immagine di "Magna Grecia" che esce dalle indagini sarebbe quella di essere destinata a dare all'attività criminale una veste di autorevolezza e rispettabilità nel tessuto sociale. Un sistema, questo, più volte utilizzato, in generale, dalla 'ndrangheta per riuscire ad avvicinare esponenti politici e altre personalità del territorio.

 

Tutte accuse, queste, che però vengono fermamente contestate dal presidente dell'associazione Giuseppe Paviglianiti che ieri mattina davanti al giudice ha rilasciato le prime dichiarazioni. Paviglianiti ha dichiarato al giudice di essere assolutamente estraneo a qualsiasi nucleo ‘ndranghetista' e ha sottolineato “di essere persona assolutamente incensurata e che mai ha avuto problemi con la giustizia”.

 

Le sue dichiarazioni riguardano soprattutto la rispettabilità dell'associazione Magna Grecia che a Trento esiste da 15 anni. Lo scopo, ha spiegato l'indagato che al momento si trova agli arresti domiciliari, è stato quello di promuovere le tradizioni, la cucina, la musica, la danza ed il folklore calabrese. Gli incontri venivano tenuti soprattutto per l'organizzazione di castagnate, grigliate, braciolate, gite in montagna e tornei di briscola. Senza alcuna finalità di lucro, ha spiegato ancora l'indagato e le quote raccolte venivano usate per coprire le spese avute nelle varie iniziative o per sostenere alcuni enti di beneficienza. Un'associazione, ha concluso Paviglianiti, irreprensibile e lontana quindi dall'essere una facciata per coprire incontri malavitosi.

 

Ieri sono terminati gli interrogati di garanzia per le persone coinvolte nelle indagini. Gran parte delle quali hanno deciso di non fare dichiarazioni. La prossima settimana ad esprimersi sarà il Tribunale del riesame.

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