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Nelle mani della criminalità nigeriana, stuprata per tre mesi e obbligata a trasportare la droga dentro il proprio corpo. La storia di Blessing: ''Ora voglio vivere''

Una vicenda terribile che ha visto una donna di 35 anni fuggire da Lagos e arrivare in Libia dove la criminalità nigeriana la costringe a prostituirsi. Finisce poi in una struttura degli "Asma Boys", un gruppo armato, dove viene violentata di continuo per tre mesi. Riesce a scappare, arriva in Italia e per poter aiutare suo figlio è costretta a diventare un corriere della droga e infine viene arrestata e portata in carcere a Trento 

foto tratta da internet
Di Giuseppe Fin - 11 dicembre 2020 - 05:01

TRENTO. Prima le violenze ininterrotte del marito poi le torture in un carcere libico, l'attraversata del Mediterraneo su un barcone e infine l'amore e l'inganno che l'ha fatta finire in carcere a Trento. E' una storia di dolore ma anche di voglia di riscatto quella di una donna nigeriana di 35 anni che oggi si trova a ricostruire la propria vita.

 

La tratta delle ragazze nigeriane in Italia attirate con false promesse è tremenda. Non lascia scampo. Un fenomeno in gran parte sommerso, un business che solo in parte è venuto a galla. Donne costrette la notte a prostituirsi e di giorno costrette invece a prendere un autobus o un treno verso l'Olanda per trasportare droga, al ritorno, nel proprio corpo. Corrieri ovulatori.

 

Donne, denaro e droga sono le ‘Tre D’ attorno a cui ruotavano le attività delle gang mafiose nigeriane anche sul nostro territorio. Lo stanno facendo anche in questi mesi di pandemia, senza sosta, e lo dimostrano le tanti operazioni compiute delle forze dell'ordine.

 

Blessing (nome di fantasia) è una donna di 35 anni. E' uscita a maggio dal carcere dopo quasi 3 anni dietro le sbarre per aver trasportato nel proprio corpo 83 ovuli di eroina dall'Olanda fino a Bolzano. “Ho fatto uno sbaglio, sono stata stupida e non me lo perdono” ci dice.

 

Blessing è giovane, porta un cappello di lana grigio che copre mille treccine, una felpa, uno zainetto rosso. Ha gli occhiali e la bocca è coperta da una mascherina azzurra. Conosce l'italiano e quando non riesce a spiegarsi usa l'inglese. Ma gli occhi parlano, non riescono a trattenere nulla e spesso nel raccontare la sua storia si riempiono di lacrime.

 

Tutto ha avuto inizio poco prima del 2014. In quell'epoca Blessing viveva, assieme al marito e al proprio figlio (che oggi ha 14 anni) a Lagos. La più grande città della Nigeria, ma purtroppo anche il luogo da dove provengono gran parte delle ragazze che vengono poi fatte prostituire. Lo stesso vale per Benin City, un'altra città dove purtroppo degrado sociale, estrema povertà e ignoranza culturale si mescolano irrimediabilmente fino a creare un cocktail letale.

 

“Mio marito mi riempiva di botte ed io non potevo andare avanti in questo modo” ci racconta Blessing. La violenza non ha smesso fino a quando un giorno ha conosciuto una donna che l'ha subito attirata con delle false promesse. “Mi ha detto che se fossi andata con lei in Libia avrei subito trovato un lavoro serio e sarei riuscita a rifarmi una nuova vita anche con mio figlio”. Parole a cui non ha resistito ma che ben presto si sono rivelate delle falsità facendola sprofondare nel mondo della criminalità nigeriana.

 

La signora che l'ha attirata con lei in Libia era una 'Madam'. Un anello fondamentale nella criminalità nigeriana per quanto riguarda la prostituzione. Figura chiave nella rete dei trafficanti, ha il compito di trovare ragazze, controllare le loro azioni quotidiane e raccogliere i soldi. Spesso in cambio di una sorta di un “aiuto” da queste signore, le ragazze contraggono un debito nei loro confronti che deve essere poi saldato attraverso il successivo sfruttamento.

 

“Quando sono arrivata in Libia – ci racconta Blessing – la donna che mi ha portato in viaggio mi ha detto che dovevo pagarla 3500 dollari ma io non avevo tutti quei soldi”. Ecco allora che la madam le ha spiegato che per saldare il suo debito avrebbe dovuto prostituirsi. Assieme ad altre ragazze era destinata ad essere portata in una “Connection House”, una casa chiusa adibita a far dormire le prostitute ma anche e soprattutto all’intrattenimento e al consumo di sesso.

 

Molte ragazze si trovano obbligate a prostituirsi. Non hanno nulla se non la propria famiglia che viene minacciata nel caso non decidano di vendere il proprio corpo. Blessing appena ha saputo il suo destino ben diverso da quello che le era stato promesso si è rifiutata. “Non potevo fare quelle cose” ci racconta. “Ho detto alla signora che non volevo e lei mi ha fatto arrestare e portare in una sorta di carcere”. A prenderla sono stati gli “Asma Boys” un gruppo armato molto violento. Si tratta di criminali che portano le persone in strutture speciali per torturarle, picchiarle e chiedere soldi. “E' stato terribile” ci racconta Blessing che per tre mesi ha subito quello che di più terribile si può pensare. E' stata picchiata giorno e notte, violentata, abusata e ferita in ogni modo. Ferite fisiche ma non solo. Ferite che non scompaiono.

 

Ad un certo punto è riuscita ad entrare in confidenza con uno dei suoi carcerieri che decide di aiutarla. “Mi disse che se stavo zitta mi avrebbe aiutato a farmi scappare e andare poi in Europa assieme ad altre ragazze”. Così è stato. Una sera Blessing è riuscita a fuggire e a raggiungere il luogo da dove poi sarebbe partita per arrivare in Europa. Prima di salire su un barcone è arrivata in una baracca, una delle tante usate dai trafficanti del mare per “stoccare” le loro vittime.

 

Il viaggio dura dalle 3 di notte alle 18 del giorno dopo. Blessing soccorsa in mare viene portata in salvo in Sicilia e subito dopo viene trasferita a Reggio Calabria in un centro per migranti dove viene sottoposta a tutte le visite mediche necessarie. Con lei anche tante altre ragazze che, però, nelle ore successive, scompaiono nel nulla.

 

Mentre lei era riuscita a fuggire alla sua Madam e ai suoi aguzzini, tante altre non avevano avuto la forza per sottrarsi alle minacce ed erano state mandate in Italia a prostituirsi. Nelle ore successive l'arrivo a Reggio Calabria, le madam presenti in Italia erano andate a prendersele. Dovevano farle sparire prima che gli ispettori prendessero le impronte digitali e prima che per lo Stato Italiano esistessero. Così facendo, invece, nessuno sa che queste ragazze esistono, diventano fantasmi sui marciapiedi italiani o dentro gli appartamenti delle Madam.

 

Blessing in Italia pensa di poter tirare un sospiro di sollievo. D'altronde era riuscita a scappare dalla sua madam che le chiedeva 3500 euro e anche dagli 'Asma Boys' dopo 3 mesi di torture e abusi. Con lei aveva il cellulare e attraverso Facebook è riuscita ad allacciare i rapporti con un'altra ragazza di Torino, nigeriana anche lei. “Per un anno circa sono riuscita a vivere a Torino grazie a questa ragazza ma poi non sono riuscita a trovare un lavoro e a pagare l'affitto”.

 

Durante la permanenze nel capoluogo piemontese conosce un ragazzo nigeriano di Parma. Quella che inizialmente era una semplice conoscenza è diventata poi qualcosa di più e alla fine tra il 2016 e il 2017 decide di andare a vivere con lui a Parma. “Anche qui ho cercato di trovare un lavoro ma nulla”. In tutti questi mesi Blessing sentiva suo figlio al cellulare. Voleva disperatamente aiutarlo mandandogli dei soldi ma non ne aveva. Ha quindi provato a chiederli al suo compagno.

 

“Quando l'ho fatto – ci racconta – mi ha detto che potevo avere tutti i soldi che volevo. Ma a una condizione”. La condizione era quella di trasportare un grosso quantitativo di droga dall'Olanda all'Italia. Diventare una dei tanti “corrieri ovulatori”. La disperazione è madre del pericolo e così, con un po' di inconsapevolezza anche sulla gravità dell'azione che sarebbe andata a fare, Blessing accetta di diventare un corriere della droga. A fine giugno del 2017 prende un treno diretto per l'Olanda. Qui ha un appuntamento con degli uomini che le insegnano come fare per trasportare gli ovuli. “Ho bevuto tantissima acqua – ci racconta – e ho ingoiato uno dopo l'altro gli 83 ovuli di eroina. Non capivo in quel momento la gravità di quello che stavo facendo. Mi interessava solo aiutare mio figlio. Ma il viaggio di ritorno in treno è stato terribile. Gli ovuli che avevo mandato giù non mi lasciavano respirare e stavo malissimo”.

 

Le sue condizioni non sono passare inosservate alle forze dell'ordine. Nel treno di ritorno Blessing è stata fermata al Brennero e sottoposta a dei controlli. Gli agenti hanno immediatamente capito cosa stava accadendo ed è stata immediatamente condotta in ospedale, arrestata e poi alla fine condannata a 4 anni, 5 mesi e 10 giorni di carcere.

 

Ma la sua drammatica storia non è terminata qui. Mentre si trovava in carcere a Trento, infatti, il suo permesso di soggiorno per motivi umanitari che aveva avuto appena arrivata in Italia, è scaduto.

 

A maggio, dopo essere uscita dalla casa circondariale di Spini (dopo 2 mesi e 9 mesi con uno sconto della pena), si è immediatamente rivolta alla Questura per avere il rinnovo dei documenti ma la risposta arrivata pochi mesi fa è stata negativa. “Dopo la condanna che ho avuto e dopo il carcere vogliono rimandarmi in Nigeria” ci dice con la voce rotta dal pianto. Blessing oggi vive e svolge delle attività sociali in una struttura di un'associazione che si occupa di persone appena uscite dal carcere e che hanno bisogno di un aiuto per essere reintrodotte nella società.

 

Non può lavorare perché ha i documenti scaduti e quando terminerà il periodo di accoglienza in questa struttura associativa non avrà più un posto dove andare.

 

Massimo Kunle D'Accordi, uno dei massimi esperti in Italia di organizzazioni criminali nigeriane, ci spiega che “la storia di Blessing è una delle tante storie di donne vittime di tratta e sfruttamento da parte delle organizzazioni criminali nigeriane. In particolare, va notato che le giovani donne nigeriane vengono intimidite, sottomesse psicologicamente e sfruttate da altre donne, le madam, tramite pratiche spirituali tradizionali, riti animistici e violenze sia fisiche che psicologiche. In questo modo, i gruppi criminali ottengono un muro di omertà difficilissimo da penetrare. Considerato il percorso di rieducazione svolto in carcere, è fondamentale che le donne come Blessing abbiano la possibilità di essere sostenute e accompagnate in percorsi di reinserimento sociale, tramite l'ottenimento di un permesso di soggiorno che consenta la regolare permanenza sul territorio italiano. Inoltre, va rilevato che le attività criminali gestite dalle organizzazioni nigeriane vanno analizzate in modo integrato, perché le attività di sfruttamento sessuale possono essere connesse con altre attività, come, per esempio, il traffico e lo spaccio di sostanze stupefacenti o lo sfruttamento lavorativo”.

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