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| 20 dic 2020 | 10:31

Quest'anno i "Re Magi" portano il vaccino. Ancora una volta il presepe del Santissimo fa parlare di sé. "La salvezza viene anche da Dio"

Il presepe del Santissimo quest'anno rappresenta due figure che portano il vaccino al cospetto del Bambin Gesù. Una reinterpretazione che vuole far riflettere sulla salvezza e che è destinato a far discutere. Non è la prima volta infatti, che l'associazione dell'oratorio declina in chiave moderna la scena della natività, tra la zattera dei migranti che aveva fatto infuriare i leghisti e il riferimento agli emarginati dell'anno successivo

Quest'anno i "Re Magi" portano il vaccino
di Davide Leveghi

TRENTO. Oro, incenso e...vaccini. Nel presepe della chiesa del Santissimo, già in passato salito agli onori della cronaca per le forti scelte di reinterpretazione della natività in chiave moderna, i “Re Magi” quest'anno portano in dono la vaccinazione con cui si dovrebbe finalmente uscire dall'incubo che ha segnato questo 2020.

 

La scelta è destinata anche questa volta a far discutere. Realizzato dall'associazione dell'oratorio Santissimo e posto di fronte alla chiesa di via Santa Croce, il presepe raffigura Gesù, Giuseppe, Maria e due figure di un uomo e una donna con in testa uno scatolone recante le scritte dei tre principali vaccini per la lotta al Covid-19: Astrozeneca, Moderna e Pfizer. Una didascalia, posta sulla sinistra di Giuseppe, recita un versetto del Deuteronomio: “Il Signore stesso cammina davanti a te, egli sarà con te, non ti lascerà e non ti abbandonerà, non temere e non ti perdere d'animo”.

 

La salvezza viene anche da Dio”, ha spiegato l'associazione in riferimento al significato che si è voluto dare alla scena madre del presepe. Anche quest'anno, scarna, essenziale e d'impatto, la declinazione della natività non rinuncia a richiamare l'attenzione dei passanti, fedeli e non, per riflettere sul messaggio di una delle principali festività cristiane.

 

Non è la prima volta che le scelte dell'oratorio si fanno notare. Nel 2018, infatti, si era deciso di rappresentare la natività su una zattera, con chiaro riferimento ai “viaggi della speranza” dei migranti attraverso il Mediterraneo. “Non vi è alcun messaggio politico ma bensì religioso per ricordare questo grave problema, quello della migrazione, che va avanti da tempo – aveva commentato il parroco don Giuseppe Mihelcic – è fondamentale ricordare tutte queste persone”.

 

 

Eppure questa reinterpretazione del messaggio evangelico non era proprio andata già ai rappresentanti politici leghisti, con l'assessore alla Cultura Mirko Bisesti che aveva parlato di “strumentalizzazione”, mentre il consigliere provinciale Devid Moranduzzo aveva lanciato gli strali contro un presepe “anti-tradizionale”. “A casa mia il presepe si fa in maniera totalmente diversa – aveva detto – credo che le tradizioni si devono mantenere e non modificarle per insensata solidarietà”.

 

Nel 2019, invece, la scelta era ricaduta sul tema dell'emarginazione, con i tre protagonisti della natività rivolti verso un cartellone che riportava le fotografie della Residenza Fersina (che accoglie i migranti), il Punto d'Incontro (rifugio per i senzatetto), il simbolo dell'Anffas (associazione che si occupa dell'assistenza ai disabili), il vecchio carcere, l'ospedale San Camillo e una Rsa.

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