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Rifiuti dalla Campania e Toscana per riempire capannoni in Veneto, maxi operazione dei carabinieri con oltre 300 denunciati

Le indagini, avviate alla fine del 2016 a seguito del sequestro di un capannone colmo di rifiuti avvenuto in Albignasego, in provincia di Padova, hanno gradualmente consentito di individuare un gruppo di soggetti attivi nella ricerca compulsiva di capannoni o comunque di aree esterne,  da utilizzare per lo stoccaggio illecito dei rifiuti, di fatto così realizzando delle vere e proprie discariche abusive

Pubblicato il - 07 novembre 2020 - 08:19

VENEZIA. Traffico illecito di rifiuti, gestione illecita di rifiuti e responsabilità amministrativa degli Enti. Sono questi  i principali reati per i quali dovranno rispondere oltre 300 persone residenti in varie province del Veneto. L'attività investigativa è stata portata avanti dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Venezia e condotta dai Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico (NOE) di Venezia. 

Le indagini, avviate alla fine del 2016 a seguito del sequestro di un capannone colmo di rifiuti avvenuto in Albignasego, in provincia di Padova, hanno gradualmente consentito di individuare un gruppo di soggetti (alcuni dei quali già noti per le illecite operazioni attuate nel settore dello smaltimento dei rifiuti)  attivi nella ricerca compulsiva di capannoni o comunque di aree esterne,  da utilizzare per lo stoccaggio illecito dei rifiuti, di fatto così realizzando delle vere e proprie discariche abusive.

 

I Carabinieri del Noe, dunque, hanno nel tempo condotto complesse investigazioni - grazie anche alla approfondita analisi e conoscenza delle dinamiche riconducibili alle varie forme di criminalità ambientale – che hanno portato a numerosi provvedimenti della Procura della Repubblica di Venezia, con attività di perquisizione e sequestro di un ulteriore capannone in Boara Pisani (Padova) e due aree esterne in Loria (Treviso), appartenenti ad altrettante aziende in fallimento. Successivamente  i Carabinieri di Noe, sempre coadiuvati dai vari Comandi Stazione territorialmente competenti,  hanno sequestrato ulteriori capannoni in Breda di Piave (Treviso), Agna (Padova) ed Occhiobello (Rovigo). 

 

Il bilancio complessivo è dunque stato di  5 capannoni e  2 aree esterne posti in sequestro, dove erano stati stoccati rifiuti per 1500 tonnellate circa, per  un illecito introito stimato in oltre 500.000 euro, derivante dal mancato smaltimento dei rifiuti.

 

Le risultanze investigative, unite anche alla disamina della copiosa documentazione rinvenuta e posta in sequestro, hanno permesso così di identificare un gruppo formato da n. 8 persone dedite alla gestione del traffico illecito dei rifiuti attraverso 2 società costituite “ad hoc”, una di Albignasego (Padova)  e l’altra di Modena, che, senza alcun tipo di autorizzazione ambientale o addirittura con autorizzazioni false, provvedevano al ritiro dei rifiuti presso aziende artigianali della Campania (in prevalenza rifiuti plastici)  o della  Toscana (in prevalenza rifiuti tessili), ricevendo la somma di denaro pattuita per poi, in realtà, non procedere allo smaltimento poiché i rifiuti venivano stipati nei siti reperiti di volta in volta (ovviamente non autorizzati) e abbandonati. Alcuni dei soggetti identificati, tutti di nazionalità italiana di cui 5 residenti nel Veneto, sono attualmente in stato di detenzione per precedenti analoghi reati

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Inoltre, in riferimento alla notevole documentazione relativa al trasporto dei rifiuti (FIR – Formulari di Identificazione dei Rifiuti) sequestrata alla società di Albignasego, sono stati ricostruiti circa 210 conferimenti di rifiuti da parte di alcune ditte della Toscana che avevano ceduto, saltuariamente, modeste quantità di rifiuti tessili. In tale contesto è stata accertata la responsabilità di 306 titolari di altrettante ditte relativamente alla gestione illecita di rifiuti avendo conferito i propri scarti tessili ad imprese non autorizzate alla raccolta, al trattamento, allo smaltimento né tantomeno al trasporto dei rifiuti, che sono stati dunque deferiti in s.l. alle competenti Procure di Prato e Pistoia.

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